Di Fr. Paul D. Scalia
Sei un ipocrita? Be’, a volte può sembrarlo. Almeno, dovrebbe. Chiunque si impegni per qualcosa di grande dovrebbe essere consapevole delle proprie mancanze e di quanto sia lontano dall’ideale. Tanto più quando l’ideale è Cristo stesso. Vai a Messa, reciti il Rosario e ringrazi prima dei pasti. Ma poi urli ai tuoi figli, brami i beni (e la moglie) del tuo prossimo, mangi troppo, e così via. Sì, sentiamo la divisione tra ciò che crediamo e come ci comportiamo. A volte possiamo sentirci ipocriti.
Ora, parte di questa divisione deriva dall’essere figli di Adamo. La nostra natura umana è ferita. Abbiamo ereditato la disintegrazione che fa parte del peccato originale. I nostri pensieri, le nostre parole e le nostre azioni non sono integrati, non sono interi e completi. Ma parte di questo è anche opera nostra, il nostro stesso fallimento nel vivere una vita di integrità. E ogni volta che pecchiamo, aggraviamo quella divisione.
Naturalmente, «Ipocriti!» è l’accusa classica che viene lanciata contro i cattolici seri o contro chiunque si sforzi per qualcosa di più delle meschine offerte del mondo. La gente vede che i cattolici non sono all’altezza di ciò che professano. Ci vedono vivere in contraddizione con ciò che affermiamo di credere e con ciò a cui aspiriamo di essere. È ipocrisia, pura e semplice. O così sembrerebbe.
Così, chi si impegna e l’ipocrita si assomigliano molto: entrambi dicono una cosa e ne fanno un’altra. La parola ipocrita deriva dal greco che significa attore. Entrambe le parti sembrano essere proprio questo: attori che rappresentano qualcosa che non sono. Ma sappiamo che c’è una differenza profonda tra i due. Il peccatore non è ancora il cristiano che desidera essere. L’ipocrita non lo desidera nemmeno.
Il peccatore che si impegna è insoddisfatto della divisione che c’è in lui. Vuole essere reso intero: pensare, parlare e agire secondo ciò che sa essere vero. Vuole vivere secondo la verità di chi è e di ciò a cui è chiamato a essere. Il suo fallimento nel farlo è causa di frustrazione e, cosa ancora più importante, di pentimento.
L’ipocrita, invece, ha fatto pace con la sua divisione interiore. Non gli dà fastidio né lo tormenta la sua mancanza di integrità. Gli importa meno conformarsi a un ideale e più rappresentare quell’ideale agli altri… o rimodellare l’ideale affinché si adatti al suo comportamento. Non si impegna per la verità, ma per il comfort, il potere o il guadagno.
Il che ci porta al Vangelo di oggi sui due figli (Matteo 21,28-32): il primo figlio ribelle e il secondo apparentemente obbediente. In superficie, entrambi sembrano ipocriti. Ma, ancora una volta, c’è una differenza profonda.
Il primo figlio —che rappresenta i pubblicani e le prostitute— è diviso, ma è capace di pentirsi. «Non voglio», dice a suo padre. Ma poi cambia idea e si conforma alla volontà del padre. È stato ribelle, senza dubbio. Ma aveva anche la capacità di pentirsi. Ha perso la strada, ma non la bussola.
Il secondo figlio —che rappresenta i sommi sacerdoti e gli anziani del popolo— è un ipocrita. Questo è il termine preferito dal nostro Signore per descrivere i capi (vedi, ad esempio, Matteo 23). Il secondo figlio dice una cosa —«Sì, signore»— e ne fa un’altra, senza alcuno scrupolo né rimorso di coscienza. Non si pente nemmeno della contraddizione che ha introdotto nella sua anima e nel mondo. Ha fatto pace con essa.
Il punto è che il difetto maggiore nel secondo figlio non è la disobbedienza, ma la mancanza di pentimento. Ciò che offende Dio più del peccato è negarlo e rifiutarsi di pentirsi. Così Gesù porta la lezione alla sua conclusione quando rimprovera i sommi sacerdoti e gli anziani, non tanto per il loro errore iniziale ma perché «dopo non si pentirono [cambiarono idea] per credere».
La parabola rivela perché troviamo sempre il nostro Signore così paziente e gentile con i «pubblicani e peccatori». Non è perché minimizzi i loro peccati (quella sarebbe la soluzione moderna). È perché trova in loro un’insoddisfazione e un disagio, un desiderio di integrità e, quindi, una capacità di pentirsi e di essere restaurati.
Per lo stesso ragionamento, il nostro Signore è severo con i sommi sacerdoti e gli anziani. Non è perché abbiano autorità che li rimprovera (come, ancora una volta, leggerebbe un’interpretazione moderna), ma perché hanno fatto pace con la divisione che c’è in loro. Si sono abituati a dire un «Sì» insincero al Padre e poi a fare ciò che vogliono. Non trova in loro nulla con cui lavorare perché manca loro la capacità di cambiare idea e credere.
Vogliamo essere uomini e donne di integrità, vivere vite intere e complete, coerenti nel pensiero, nella parola e nell’opera. Questo richiede due abitudini fondamentali.
Primo, un orientamento costante alla verità. Solo l’adesione alla verità su Dio e sull’uomo può portare quell’integrità interiore che desideriamo. Senza la verità come nostra stella polare, ci deviamo verso mete divisorie e degradanti: possessi, piacere e potere. O ci conformiamo a ciò che è vero, o restiamo divisi dai nostri stessi desideri. Come osservò una volta il beato Fulton Sheen: «Se non ti comporti come credi, finirai per credere come ti comporti».
Secondo, il pentimento continuo. Nella nostra natura umana caduta, il pentimento è necessario per l’integrità. San Tommaso Moro, un uomo già ai suoi tempi conosciuto come uomo di integrità, era consapevole della sua peccaminosità e del suo bisogno di pentirsi. L’uomo di integrità non è impeccabile. Ma non è nemmeno un ipocrita. Sa quando dice «No» al Padre e se ne pente.
La Chiesa non afferma che i suoi santi (tranne Nostra Signora) fossero perfetti. Riconosce che —anche se ora sono santi— furono comunque peccatori in questo mondo. L’integrità —interezza, santità— che ora possiedono è venuta dall’essere pentiti e dal tornare sempre al Padre.
Sull’autore
Fr. Paul Scalia è sacerdote della Diocesi di Arlington, VA, dove serve come Vicario Episcopale per il Clero e parroco di Saint James a Falls Church. È autore di That Nothing May Be Lost: Reflections on Catholic Doctrine and Devotion e curatore di Sermons in Times of Crisis: Twelve Homilies to Stir Your Soul.