Il Patriarcato Siro-Cattolico di Antiochia ha respinto le accuse rivolte contro il patriarca Ignazio Giuseppe III Younan, dopo che un gruppo di vescovi ha attivato la procedura prevista dalla nuova legislazione di Leone XIV per promuovere la sua destituzione. In un comunicato datato 17 settembre a Beirut, il Patriarcato denuncia la diffusione di «affermazioni, invenzioni e bugie» e nega espressamente che Younan abbia trascorso gli ultimi tre anni senza convocare il Sinodo dei Vescovi.
La risposta introduce un nuovo elemento nella crisi interna della Chiesa cattolica siriaca. La procedura contro Younan è stata avviata il 4 settembre scorso, pochi giorni dopo la promulgazione di Mutua Concordia, il motu proprio con cui Leone XIV ha istituito un meccanismo per affrontare una grave rottura tra un patriarca o arcivescovo maggiore e il Sinodo della sua Chiesa.
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Il Patriarcato nega che Younan non abbia convocato il Sinodo per tre anni
Secondo quanto riportato da The Pillar, il malcontento di diversi vescovi siriaci dura da circa tre anni e ha tra le sue principali motivazioni la mancanza di riunioni regolari del Sinodo, nonostante le richieste avanzate da membri dell’episcopato.
Il Patriarcato respinge ora espressamente questa versione. «Riguardo all’affermazione che Sua Beatitudine non abbia convocato una riunione del Sinodo negli ultimi tre anni, tale affermazione è totalmente priva di fondamento», si legge nel comunicato.
Secondo la spiegazione ufficiale, Younan aveva convocato un Sinodo per novembre 2024, ma l’incontro è stato rinviato di comune accordo con i vescovi fino a luglio 2025 a causa della guerra in Libano. L’incontro si è poi tenuto a Roma.
Il Patriarcato aggiunge che il 23 luglio 2026, durante una riunione del Sinodo Permanente, i vescovi hanno concordato di convocare un Sinodo Generale Ordinario per la seconda metà di novembre.
Younan ha convocato formalmente il Sinodo due giorni prima della procedura
La cronologia fornita dal Patriarcato risulta rilevante perché colloca la convocazione formale prima dell’avvio della procedura contro Younan.
Secondo il comunicato, il patriarca ha inviato il 2 settembre una convocazione ai vescovi per celebrare il Sinodo tra il 17 e il 20 novembre 2026. La decisione di tenere l’incontro, sostiene inoltre il Patriarcato, era stata adottata durante l’incontro del Sinodo Permanente del 23 luglio, prima della promulgazione di Mutua Concordia.
Due giorni dopo la convocazione formale, il 4 settembre, i vescovi favorevoli a promuovere la destituzione di Younan hanno attivato il meccanismo previsto dalla nuova legislazione, secondo quanto riportato da The Pillar.
La convocazione di novembre, tuttavia, non è stata resa pubblica fino a dopo la conoscenza della procedura contro il patriarca. Questa circostanza aveva suscitato l’interpretazione secondo cui Younan avrebbe deciso di riunire finalmente il Sinodo in risposta al tentativo di destituirlo.
Il comunicato patriarcale intende smentire proprio questa interpretazione e sostiene che sia la decisione sia la convocazione formale sono state precedenti.
Il Patriarcato si riserva azioni legali
Il testo utilizza termini particolarmente duri per riferirsi alle informazioni diffuse sulla crisi. Il Patriarcato sostiene che i dati relativi a Younan e alla sede patriarcale devono essere ottenuti dai suoi canali ufficiali e respinge le «affermazioni, invenzioni e bugie» che, secondo quanto afferma, «ingannano l’opinione pubblica e distorcono i fatti».
Il comunicato non identifica le persone o i media a cui attribuisce tali informazioni.
La sede patriarcale assicura che per il momento si asterrà dal rispondere individualmente alle accuse, ma si riserva il diritto di contestarle e di intraprendere azioni legali contro chi le diffonde.
Il primo caso sotto la riforma di Leone XIV
Younan, 81 anni, governa la Chiesa cattolica siriaca dal 2009. La disputa è diventata il primo caso noto in cui si attiva la procedura stabilita da Mutua Concordia.
La riforma permette di agire quando la comunione tra un patriarca e i vescovi della sua Chiesa ha subito un danno considerato irreparabile. La procedura deve essere convocata dal vescovo con maggiore anzianità episcopale tra coloro che sostengono la rimozione, mentre il patriarca ha il diritto di presentare la sua difesa.
Affinché un’eventuale destituzione abbia successo è richiesto il voto favorevole di due terzi dei membri del Sinodo con diritto di voto e, successivamente, il consenso del Romano Pontefice.
Secondo The Pillar, i vescovi che hanno promosso la procedura contro Younan prevedono di riunirsi tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre. Il Sinodo convocato dal patriarca stesso, invece, è fissato per i giorni 17 al 20 novembre.
La pubblicazione del comunicato non pone fine alla procedura avviata contro Younan, ma stabilisce pubblicamente la versione del Patriarcato su uno dei principali punti della disputa: di fronte alle accuse secondo cui il patriarca non avrebbe convocato il Sinodo per anni, la sede patriarcale sostiene che vi siano state convocazioni precedenti e che la prossima riunione era stata concordata e convocata formalmente prima che iniziasse la procedura per la sua possibile destituzione.