Roma apre una nuova fase nell'intervento dell'IVE: «rilettura del carisma» e revisione della sua spiritualità, formazione e apostolato

Roma apre una nuova fase nell'intervento dell'IVE: «rilettura del carisma» e revisione della sua spiritualità, formazione e apostolato
Foto: Verbo Encarnado. Peregrinación a Loreto 2024

Roma apre una nuova fase nell’intervento dell’Istituto del Verbo Incarnato (IVE) e delle Serve del Signore e della Vergine di Matará (SSVM), che includerà una «rilettura del carisma» e la «revisione, rinnovamento e purificazione» della loro spiritualità, formazione e apostolato. Il processo si pone dopo che due tribunali penali speciali della Santa Sede, in prima istanza e in appello, hanno dichiarato colpevole padre Carlos Miguel Buela, fondatore di entrambi gli istituti, di «un delitto contro il sesto Comandamento commesso con violenza contro diverse persone».

Il risultato dei processi e la nuova fase che si apre per i due istituti sono stati comunicati ufficialmente ai loro superiori. Il documento è firmato da José Antonio Satué, delegato pontificio per l’IVE; Clara Echarte, delegata pontificia per le Serve; e Simona Brambilla, prefetta del Dicastero per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica.

Colpevole in prima istanza e in appello

Secondo il comunicato, i delegati pontifici hanno tenuto questa settimana a Roma un incontro con i superiori e le superioresse provinciali dei due rami della famiglia religiosa, alla presenza anche di responsabili del Dicastero per la Vita Consacrata.

Durante l’incontro è stato informato delle decisioni adottate dai due tribunali penali speciali competenti nel processo canonico seguito contro Buela. «In entrambi i gradi di giudizio, è stato dichiarato colpevole di un delitto contro il sesto Comandamento commesso con violenza contro diverse persone», indica il documento, che rimanda al canone 1395 §2.

La prima di quelle decisioni era già presente nel decreto con cui Roma è intervenuta sull’IVE. Il cardinale Santos Abril y Castelló aveva costituito nel maggio 2020 un tribunale penale speciale che, il 20 luglio 2021, ha concluso che Buela aveva commesso quel delitto contro cinque membri ed ex membri dell’Istituto. Francesco ha successivamente permesso il ricorso richiesto dalla difesa e autorizzato la costituzione di un tribunale speciale d’appello. Buela è morto il 23 aprile 2023 prima che quel secondo tribunale concludesse il suo lavoro.

L’informazione ora nota completa, quindi, un punto che rimaneva in sospeso: il procedimento d’appello è continuato e il secondo tribunale ha confermato la colpevolezza del fondatore.

I delegati presentano la comunicazione pubblica del risultato come un atto destinato a «ristabilire la verità» e rendere giustizia alle persone danneggiate dal comportamento di Buela.

Dalla condanna del fondatore alla «rilettura del carisma»

La questione non rimane più limitata al comportamento personale del fondatore. Lo stesso comunicato collega il risultato dei processi con «il cammino di rilettura del carisma» e con la «revisione, rinnovamento e purificazione» della spiritualità, della formazione e dell’apostolato dei due istituti.

La precisazione introdotta immediatamente dopo risulta particolarmente significativa: il processo dovrà realizzarsi «distinguendo tra il dono dello Spirito concesso per l’edificazione della Chiesa e le limitazioni o azioni personali del Fondatore».

Il comunicato lascia aperta la questione di discernere ciò che appartiene al patrimonio spirituale degli istituti e quali elementi debbano essere rivisti per il loro legame con Buela.

L’IVE definisce il suo carisma come la ricerca di «prolungare l’Incarnazione in tutte le cose», con particolare attenzione all’evangelizzazione della cultura. L’Istituto, fondato in Argentina nel 1984, mantiene un’ampia presenza missionaria internazionale. La sua stessa informazione istituzionale presenta la sua attività pastorale in 93 giurisdizioni ecclesiastiche di 44 paesi.

Un intervento sempre più profondo

La nuova fase si aggiunge alle misure adottate dalla Santa Sede negli ultimi anni sull’IVE.

Nel gennaio 2025, Roma ha nominato José Antonio Satué delegato pontificio con pieni poteri di governo sull’Istituto. Tra le misure allora note figuravano la costituzione di un gruppo di religiosi, canonisti e teologi per realizzare una «profonda revisione del diritto proprio» e il divieto per tre anni di ammettere nuovi candidati e permettere ingressi nel noviziato.

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Il decreto riconosceva allo stesso tempo il «grande slancio missionario» dell’IVE, ma segnalava una «grande debolezza» nel processo formativo, un elevato numero di abbandoni e una collaborazione insufficiente di superiori e membri dell’Istituto con il precedente commissario pontificio per chiarire le denunce contro Buela.

L’intervento è avanzato di nuovo lo scorso agosto, quando Satué ha riorganizzato il governo generale mediante un team composto in maggioranza da persone esterne all’Istituto. Sei degli otto membri della nuova struttura provengono da fuori dell’IVE ed esercitano le loro funzioni sotto l’autorità del delegato pontificio, che mantiene i suoi poteri di governo.

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Tra i responsabili incorporati a quella struttura si trova il cappuccino Giampiero Gambaro, alla guida della Procura Generale. Il canonista era intervenuto precedentemente nel fascicolo del sacerdote Eleuterio Vásquez Gonzales a Chiclayo e il suo arrivo al governo dell’IVE ha riproposto domande sulla sua azione in quel caso.

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Il futuro dell’IVE, in attesa di revisione

Per ora, il documento firmato da Satué, Echarte e Brambilla non annuncia una soppressione né anticipa il risultato della revisione. Il suo linguaggio punta espressamente a distinguere il «dono dello Spirito» dalle azioni personali di Buela, allo stesso tempo che estende l’esame alla spiritualità, alla formazione e all’apostolato delle due istituzioni.

La conferma della condanna in appello modifica, tuttavia, un elemento centrale del fascicolo. La colpevolezza canonica di Buela non appare più unicamente come la conclusione di un tribunale la cui decisione era stata impugnata: due istanze canoniche sono giunte alla stessa conclusione sul fondatore, mentre l’Istituto che ha creato rimane sotto tutela pontificia e affronta ora una revisione che raggiunge anche il modo in cui la sua eredità ha configurato la vita della famiglia religiosa.

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