Il Tribunale di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE) dovrà stabilire se una persona che abbandona la Chiesa cattolica possa esigere, ai sensi del Regolamento generale sulla protezione dei dati (RGPD), che i propri dati vengano cancellati dai registri battesimali. La decisione del caso potrebbe avere conseguenze per le diocesi di tutta l’Unione Europea e ha indotto i vescovi europei ad avvertire di una possibile ingerenza nell’autonomia della Chiesa.
Il contenzioso ha origine in Belgio e contrappone la diocesi di Gand all’Autorità per la protezione dei dati del Paese. La questione è giunta a Lussemburgo come causa C-12/25, Bisdom Gent, dopo che un tribunale belga ha sottoposto alla CGUE diverse questioni pregiudiziali sull’interpretazione del diritto alla cancellazione riconosciuto dal RGPD. Il Tribunale ha tenuto l’udienza lo scorso 30 giugno.
Un apostata ha chiesto che il suo battesimo scomparisse dal registro
L’origine del caso risale a una persona che era stata battezzata nella Chiesa cattolica e successivamente ha manifestato la volontà di abbandonarla. Ha chiesto che ogni riferimento alla propria persona venisse eliminato dai registri e dagli archivi ecclesiastici.
La diocesi di Gand non ha cancellato l’atto di battesimo. Al suo posto ha inserito un’annotazione marginale nel registro, attestando la volontà dell’interessato di lasciare la Chiesa, procedura con la quale si preserva il fatto storico e sacramentale del battesimo senza presentare l’interessato come membro praticante della Chiesa.
La persona si è quindi rivolta all’Autorità belga per la protezione dei dati, che nel dicembre 2023 ha ordinato al vescovado di cancellare i suoi dati dal registro battesimale.
L’autorità ha riconosciuto che il diritto alla cancellazione previsto dal RGPD non è assoluto e che la Chiesa ha un interesse legittimo a conservare traccia dei battesimi. Tuttavia, ha ritenuto che, in questo caso concreto, la conservazione per tutta la vita dei dati dell’interessato risultasse sproporzionata una volta che questi aveva espresso inequivocabilmente il desiderio di dissociarsi dalla Chiesa.
La diocesi ha impugnato la decisione e la Corte d’appello di Bruxelles ha deciso di deferire la questione alla CGUE, che dovrà stabilire come debba interpretarsi l’articolo 17 del RGPD in questo caso.
I vescovi europei avvertono di un’ingerenza nell’autonomia della Chiesa
Di fronte alle possibili ripercussioni del caso, la Commissione delle Conferenze Episcopali dell’Unione Europea (COMECE) ha pubblicato lo scorso 3 settembre un documento giuridico a difesa dell’integrità dei registri battesimali.
I vescovi europei sostengono che la controversia vada ben oltre una semplice questione amministrativa sulla conservazione dei dati personali. A loro avviso, è in gioco fino a che punto la legislazione europea possa intervenire nell’organizzazione interna di una confessione religiosa.
La COMECE ricorda che il registro battesimale svolge una funzione essenziale nell’ordinamento canonico. Il battesimo costituisce la porta d’accesso agli altri sacramenti e produce una realtà che, per la Chiesa, non può semplicemente cessare di esistere per volontà successiva del battezzato.
Per questo motivo, la Commissione ritiene che obbligare la Chiesa a cancellare tali dati inciderebbe sulla sua autonomia istituzionale e sulla sua libertà religiosa.
Il battesimo non può «cancellarsi»
La questione presenta una particolarità che distingue questi registri da una semplice banca dati di iscritti: per la Chiesa cattolica, il battesimo imprime un carattere e non può essere ripetuto né annullato.
Il canone 849 del Codice di Diritto Canonico definisce il battesimo come necessario per la salvezza e indica che mediante esso la persona viene incorporata alla Chiesa. Da parte sua, il canone 845 stabilisce che il battesimo, la confermazione e l’ordine, imprimendo un carattere, «non possono essere reiterati».
Per questo motivo, la conservazione del registro consente di verificare che una persona ha già ricevuto validamente il sacramento. Risulta inoltre necessaria per successive azioni canoniche, in particolare quando vengono amministrati altri sacramenti o si procede a un matrimonio.
La COMECE respinge inoltre che il registro battesimale possa essere equiparato a un elenco aggiornato dei membri della Chiesa. Un’annotazione marginale che attesti la volontà di una persona di abbandonarla permette di riflettere tale decisione senza alterare il fatto storico che ha ricevuto il battesimo.
Riguarda anche genitori, padrini e matrimoni
I vescovi europei avvertono di un’altra conseguenza: un atto battesimale non contiene esclusivamente informazioni sul battezzato.
In esso figurano anche dati relativi ai genitori, ai padrini e al ministro che ha amministrato il sacramento. La sua cancellazione potrebbe quindi riguardare terzi e alterare l’integrità di documenti che attestano eventi storici.
La COMECE sottolinea altresì l’importanza di questi registri nelle procedure matrimoniali della Chiesa e ricorda che, al di fuori dell’ambito strettamente canonico, gli atti sacramentali sono serviti come prova in questioni civili relative a eredità, nazionalità, pensioni, proprietà o registrazione di nascite.
A ciò si aggiunge il loro valore come fonte storica e genealogica.
I tribunali europei non hanno mantenuto un criterio uniforme
Il caso di Gand può risultare particolarmente rilevante perché finora le autorità nazionali europee hanno fornito risposte diverse a questo conflitto.
La stessa documentazione del procedimento dinanzi alla CGUE riporta, ad esempio, che l’autorità irlandese per la protezione dei dati ha ritenuto nel 2023 che un arcivescovo potesse invocare un interesse legittimo per conservare i dati contenuti in un registro battesimale anche quando l’interessato non volesse più essere associato alla Chiesa. Un tribunale amministrativo sloveno aveva altresì sostenuto la conservazione di tali dati per il loro valore archivistico.
In Spagna esistono ugualmente precedenti giudiziari sul rapporto tra i registri religiosi e la protezione dei dati. La Corte Suprema ha riconosciuto, in una causa relativa ai Testimoni di Geova, che una confessione può conservare determinati dati minimi di una persona che l’abbia abbandonata quando siano necessari per i propri fini religiosi.
L’arrivo del contenzioso belga a Lussemburgo pone ora per la prima volta la possibilità di stabilire un’interpretazione europea del RGPD specificamente applicabile ai registri battesimali cattolici.
Una decisione con conseguenze per tutta la Chiesa europea
Il procedimento non è ancora risolto. L’avvocato generale della CGUE, Tamara Ćapeta Medina, ha previsto di presentare le sue conclusioni il 1 ottobre 2026. Successivamente spetterà al Tribunale pronunciare la sentenza.
Sebbene il contenzioso sia nato da un unico battesimo registrato in una parrocchia belga, l’interpretazione che stabilirà la CGUE sul RGPD dovrà essere tenuta in considerazione dai tribunali degli Stati membri.
Per la COMECE, quindi, il nucleo della questione non consiste unicamente nel determinare per quanto tempo possa conservarsi un dato personale. La questione è anche se il diritto europeo possa obbligare una confessione religiosa a modificare i registri mediante i quali lascia traccia giuridica e storica dell’amministrazione di uno dei suoi sacramenti.