Il Sinodo propone accordi obbligatori tra diocesi e religiosi che regolino la «parità di genere», gli stipendi e il patrimonio

Il Sinodo propone accordi obbligatori tra diocesi e religiosi che regolino la «parità di genere», gli stipendi e il patrimonio

I rapporti consegnati a Leone XIV propongono di ampliare la partecipazione di religiosi e laici nelle strutture ecclesiali e di riformare le visite ad limina: il Popolo di Dio interverrebbe nella preparazione del rapporto che i vescovi inviano a Roma, una delegazione diocesana potrebbe accompagnarli e una commissione indipendente valuterebbe periodicamente il processo.

La Segreteria Generale del Sinodo ha pubblicato questo martedì 8 settembre due rapporti che contengono proposte concrete per modificare le relazioni tra i vescovi, la vita consacrata e le aggregazioni ecclesiali, nonché lo svolgimento delle visite ad limina Apostolorum.

I documenti corrispondono al Gruppo di Studio numero 6, dedicato alle relazioni tra vescovi, vita consacrata e aggregazioni ecclesiali, e al Gruppo numero 7, che studia diversi aspetti della figura e del ministero del vescovo. Di quest’ultimo è stata pubblicata ora la seconda parte, dedicata specificamente alle visite ad limina.

Leone XIV ha disposto che i rapporti fossero pubblicati per far conoscere il risultato dei lavori. La Segreteria Generale del Sinodo ha chiarito che «non si tratta di decisioni già prese»: i dicasteri competenti e la stessa Segreteria dovranno convertire le indicazioni in proposte operative che successivamente saranno sottoposte al Pontefice.

«Parità di genere» negli accordi tra diocesi e religiosi

Tra le proposte più concrete del Gruppo 6 si trova l’istituzione di contratti o memorandum d’intesa vincolanti tra le diocesi e gli istituti di vita consacrata o le società di vita apostolica. Il documento include altresì meccanismi obbligatori di mediazione e risoluzione dei conflitti.

Il rapporto reclama un modello comune per tali accordi e stabilisce che questioni come il patrimonio e le remunerazioni siano pattuite «chiaramente e giustamente». Successivamente, propone di sviluppare «un meccanismo chiaro per attuare la parità di genere nel luogo di lavoro» e stabilisce che la risoluzione delle questioni relative a questa materia sia soggetta a termini determinati.

Propone inoltre di rendere obbligatori i procedimenti per risolvere i conflitti mediante comitati di conciliazione, in particolare nelle questioni patrimoniali. Tali organi conterrebbero rappresentanti dei vescovi e della vita consacrata.

Il Gruppo propone inoltre criteri comuni per discernere l’approvazione di nuovi istituti e società di vita apostolica, nonché rafforzare l’accompagnamento di quelle congregazioni che affrontano una diminuzione di vocazioni, chiusure di comunità, fusioni o problemi legati ai loro beni.

Più religiosi nei processi decisionali

Le raccomandazioni non si limitano alle relazioni contrattuali. Il rapporto propone di ampliare la partecipazione dei consacrati nei processi decisionali delle Chiese locali.

Tra le proposte raccolte figura che la vita consacrata sia presente negli organismi consultivi e decisionali sia diocesani che nazionali e che abbia rappresentanza nelle conferenze episcopali e in altre strutture ecclesiali, prestando attenzione all’«equilibrio di genere».

Il testo sottolinea espressamente che tale partecipazione deve essere «reale e influente, non simbolica».

Propone altresì di intensificare la collaborazione tra le conferenze episcopali e le conferenze dei superiori maggiori mediante riunioni periodiche e, almeno, un incontro annuale tra vescovi e superiori.

Il Gruppo propone persino che entrambi gli organismi preparino congiuntamente le visite ad limina, con la partecipazione anche di agenti pastorali, e che al ritorno dei vescovi si organizzi un’assemblea pastorale.

Movimenti e nuove comunità nei piani pastorali

Il rapporto dedica un altro paragrafo alle associazioni di fedeli, ai movimenti ecclesiali e alle nuove comunità, la cui presenza propone di integrare in modo più sistematico nella struttura pastorale delle diocesi.

Tra le possibilità raccolte compaiono i consigli pastorali diocesani, le consultazioni delle associazioni laicali, le commissioni di movimenti e associazioni e le assemblee sinodali o diocesane. Il documento arriva a raccogliere come «ipotesi innovativa» la creazione di una conferenza panecclesiale per vescovi e dirigenti laici.

Il Gruppo propone altresì programmi di formazione sulla leadership e sui processi decisionali per i membri di queste aggregazioni, la formazione dei seminaristi sulla vocazione laicale e una formazione specifica per i vescovi stessi sulle caratteristiche dei movimenti e delle nuove comunità.

Il Popolo di Dio parteciperebbe al rapporto che i vescovi inviano a Roma

Il secondo documento introduce proposte di maggiore portata nel funzionamento delle visite ad limina, che periodicamente portano i vescovi a Roma per incontrare il Papa e i responsabili degli organismi della Santa Sede.

Il Gruppo 7 propone che la preparazione del rapporto sullo stato della diocesi che precede la visita non ricada più unicamente sul vescovo e sui suoi collaboratori più prossimi.

Il documento invita il vescovo a convocare il Popolo di Dio affinché partecipi «in modo corresponsabile», mediante un processo di discernimento ecclesiale, alla sua elaborazione. Tale processo dovrebbe coinvolgere sacerdoti, diaconi, religiosi e fedeli laici, specialmente attraverso il Consiglio Presbiterale e il Consiglio Pastorale Diocesano.

I risultati sarebbero successivamente presentati ai vescovi della provincia ecclesiastica o della conferenza episcopale per effettuare una valutazione collegiale prima del viaggio a Roma.

Se la proposta venisse adottata, pertanto, il documento inviato alla Santa Sede prima di una visita ad limina incorporerebbe un processo preventivo di partecipazione di diversi membri della Chiesa locale.

Una delegazione diocesana potrebbe accompagnare il vescovo

I cambiamenti proposti riguarderebbero anche il soggiorno stesso a Roma.

Il Gruppo considera «desiderabile» che una delegazione della diocesi accompagni il vescovo durante la visita, dando priorità a coloro che hanno partecipato alla sua preparazione. La Chiesa locale sarebbe incaricata di designare i rappresentanti e successivamente si determinerebbe in quali incontri potrebbero partecipare insieme al vescovo.

Il rapporto contempla persino meccanismi di finanziamento per evitare che le diocesi più lontane da Roma o con minori risorse economiche abbiano minori possibilità di inviare rappresentanti.

Propone altresì che i vescovi effettuino la visita in gruppi più piccoli e dispongano di più tempo per gli incontri. Il dialogo con la Santa Sede, indica il documento, dovrebbe svilupparsi come uno «scambio di doni» ed essere «franco, cordiale» e reciproco «invece che unidirezionale».

Per quanto riguarda la periodicità, il Gruppo propone che le visite si svolgano almeno ogni otto anni, rispetto al termine quinquennale stabilito tradizionalmente.

Un rapporto specifico sugli abusi

La riforma proposta include anche un meccanismo specifico relativo agli abusi.

Il rapporto sostiene che la visita ad limina dovrebbe diventare l’occasione ordinaria per valutare l’operato di ciascuna Chiesa locale nella protezione dei minori e degli adulti vulnerabili.

Prima di viaggiare a Roma, i vescovi dovrebbero presentare un rapporto specifico su questa questione, che dovrebbe essere esaminato durante la visita anche con la Commissione Pontificia per la Protezione dei Minori. Il Gruppo collega espressamente questo meccanismo a una comunicazione «trasparente, pubblica ed efficace».

I vescovi rendirebbero conto al ritorno da Roma

La proposta del Gruppo 7 contempla inoltre un follow-up di quanto avvenuto durante la visita.

Le istituzioni della Curia dovrebbero preparare un rapporto e trasmetterlo alle conferenze episcopali e alle strutture gerarchiche orientali. Da parte sua, ogni vescovo, insieme ai fedeli che eventualmente lo avessero accompagnato a Roma, dovrebbe informare la propria Chiesa locale sui risultati mediante uno o più incontri pubblici.

Quando rimanessero questioni pendenti, potrebbero tenersi riunioni telematiche o persino organizzarsi visite in loco di rappresentanti della Curia.

Il rapporto propone infine di costituire periodicamente una commissione ecclesiastica indipendente incaricata di valutare l’intero processo delle visite ad limina.

Leone XIV dovrà ancora decidere

Le proposte provengono dai gruppi di studio costituiti durante il pontificato di Francesco per approfondire questioni emerse durante il Sinodo sulla sinodalità. Il Gruppo 6 ha lavorato sulla revisione delle relazioni tra i vescovi, la vita consacrata e le aggregazioni ecclesiali, mentre al Gruppo 7 sono stati affidati diversi aspetti legati al ministero episcopale.

Il cardinale Mario Grech, segretario generale del Sinodo, ha riassunto il criterio che ispira entrambi i documenti affermando che «non c’è missione senza una conversione delle relazioni» e che tra il vescovo, le comunità religiose, le Chiese locali e il Vescovo di Roma deve applicarsi una stessa dinamica: «si ascolta, si rende conto, ci si scambiano doni».

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