L’arcivescovo di Oviedo, Jesús Sanz Montes, ha sostenuto le mobilitazioni tenutesi questo mercoledì in tutta la Spagna a sostegno di Ceuta e Melilla e ha fatto appello, da Covadonga, alla «reconquista» contro la «pretesa marocchina» e la «inazione di una governance fallita».
Il francescano torna così a pronunciarsi sulla situazione di Ceuta un mese dopo l’ingresso massiccio di immigrati clandestini dal Marocco, che già allora paragonò a una «nuova Marcia Verde». Questa volta lo fa in coincidenza con le concentrazioni che hanno portato migliaia di spagnoli nelle strade per chiedere una risposta alla crisi che attraversa la città autonoma.
«Spagna ha messo in scena il suo sostegno solidale a Ceuta e Melilla. Anche a Covadonga in piena novena alla Santina. Luogo di reconquista che ricorda che dobbiamo recuperare ciò che vale la pena, ciò che ci sostiene e ci identifica di fronte alla pretesa marocchina e all’inazione di una governance fallita», ha scritto Sanz Montes questo giovedì sul suo account X.
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Covadonga, «luogo di reconquista»
Il riferimento scelto da Sanz Montes non è casuale. Il suo messaggio è stato pubblicato durante la novena a Nostra Signora di Covadonga, che culminerà l’8 settembre con la festa della Santina.
L’arcivescovo ricorre al significato storico di Covadonga per collegare le mobilitazioni in difesa di Ceuta e Melilla con la necessità di preservare ciò che «ci sostiene e ci identifica». Di fronte a questo pone la «pretesa marocchina» e una risposta politica che definisce come «governance fallita».
Il messaggio arriva dopo che il vescovo emerito di Cordova, Demetrio Fernández, ha aperto la novena della Santina con una rivendicazione altrettanto esplicita del significato storico e cristiano del luogo. «Covadonga è la culla della Spagna», ha affermato durante la sua omelia.
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Dalla «nuova Marcia Verde» alla «pretesa marocchina»
L’intervento di Sanz Montes mantiene la linea che l’arcivescovo ha adottato fin dai primi giorni dell’invasione.
Dopo l’ingresso massiccio registrato il 30 e 31 luglio, quando decine di migliaia di immigrati clandestini hanno attraversato il confine dal Marocco, l’arcivescovo ha parlato di una «incomprensibile valanga» e ha stabilito un parallelismo con l’operazione promossa dal Marocco sul Sahara spagnolo nel 1975.
«Nuova Marcia Verde di fronte alla debolezza estrema di un Governo in difficoltà», ha avvertito allora. Successivamente ha definito quanto accaduto come una «triste invasione premeditata».
Un mese dopo, il suo riferimento alla «pretesa marocchina» mantiene la stessa diagnosi sullo sfondo degli eventi, dirigendo al contempo le sue critiche verso la gestione dell’Esecutivo.
La crisi rimane aperta dopo che l’ingresso massiccio ha sopraffatto per giorni le risorse di Ceuta. Sebbene gran parte di coloro che hanno attraversato il confine siano successivamente tornati in Marocco, migliaia rimangono ancora nella città, tra cui numerosi minori, mentre continuano le difficoltà per il loro alloggio e assistenza.
L’invasione ha inoltre lasciato decine di morti e ha aperto un dibattito politico sull’azione del Marocco e sulla risposta del Governo spagnolo.
La Spagna si mobilita per Ceuta e Melilla
Il messaggio dell’arcivescovo si riferisce alle concentrazioni tenutesi questo mercoledì in numerosi punti della Spagna in solidarietà con le città autonome.
La mobilitazione ha avuto particolare forza a Ceuta, dove migliaia di persone sono scese in strada con bandiere spagnole e ceutine sotto lo slogan «Ceuta non si vende, Ceuta si difende». La convocazione si è estesa a Madrid, Valencia, Saragozza, Canarie, Andalusia e numerose località del resto del paese.
Anche le Asturie hanno partecipato alla giornata. A Oviedo e in altri comuni si sono tenute concentrazioni di sostegno e Covadonga si è unita alle manifestazioni di solidarietà in coincidenza con la novena della Santina.
La risposta cittadina è avvenuta dopo un mese in cui la situazione di Ceuta ha occupato anche gran parte del dibattito ecclesiale. Il presidente della Conferenza Episcopale Spagnola, Luis Argüello, è arrivato ad avvertire che «l’invasione di Ceuta è un test» e che «la demografia è un’arma», mentre dalla stessa diocesi di Cadice e Ceuta si è insistito sia sull’assistenza umanitaria che sulla necessità di proteggere la convivenza e accompagnare una popolazione segnata da settimane di incertezza.
Sanz Montes incorpora ora il suo sostegno esplicito alle mobilitazioni. Da Covadonga e in piena novena della Santina, l’arcivescovo ha unito la difesa di Ceuta e Melilla a una rivendicazione dell’identità storica spagnola e ha riassunto la sua posizione in una parola strettamente legata al luogo da cui parla: «reconquista».