Di Stephen P. White
La prossima settimana, mia moglie e io festeggeremo il nostro 20° anniversario. Eravamo appena usciti dalle superiori quando ci siamo conosciuti, con un anno in più di quanti ne abbia oggi nostra figlia maggiore. È abbastanza per far riemergere i sentimenti a qualsiasi uomo di mezza età, anche con un tocco di cinismo.
Tuttavia, per la maggior parte, sono grato per tutte le benedizioni immeritate che hanno plasmato la nostra vita negli ultimi due decenni. E come accade sempre con la gratitudine, questa ci spinge a condividere. Per questo, con spirito di gratitudine, mi prendo la libertà di offrire al caro lettore alcuni consigli non richiesti sul matrimonio da parte di qualcuno che ci è dentro da un po’ di tempo.
Ovviamente, queste piccole riflessioni sono pensate innanzitutto per i giovani, ma se c’è un po’ di saggezza in esse, spero che anche i non più giovani possano trarne beneficio.
Primo: il matrimonio non è la vetta della montagna; il matrimonio è il campo base. Forse perché i giovani si sposano più tardi, o forse perché il fidanzamento cattolico è pieno di complicazioni oggi, ma sembra che sempre più giovani vedano il matrimonio come un traguardo supremo invece che come un umile, anche se gioioso, inizio.
E non è difficile capire perché: anni di discernimento, istruzione, formazione e pianificazione professionale precedono questa decisione, che è la più grande che i giovani prendano. Di solito è la prima scelta che affrontano consapevolmente come irrevocabile. Sentono il peso enorme della decisione e sono dolorosamente consapevoli dei costi (che vedono intorno a sé) di sbagliare. Tuttavia, il senso del matrimonio non è semplicemente arrivare allo stato matrimoniale, ma iniziare qualcosa di completamente nuovo.
Questo mi porta al mio secondo consiglio non richiesto. Il matrimonio —la grazia del sacramento— è per i coniugi; le nozze sono per tutti gli altri. Tutti vogliono che il giorno delle nozze sia speciale e memorabile. E dato ciò che significa il matrimonio, non è un cattivo desiderio. Tuttavia, esiste anche la tentazione di trasformare la festa di nozze in una sorta di espressione ultima e definitiva di sé.

Quando un uomo e una donna si uniscono in matrimonio, tutta la comunità si rallegra. Qualcosa di nuovo ha cominciato a esistere: non solo un nuovo legame tra due persone, né solo un legame duraturo tra famiglie e comunità già esistenti, ma qualcosa di totalmente nuovo. Si è formata una nuova società, e l’intera comunità lo riconosce e lo celebra. Le nozze sono motivo di gioia per la coppia, ovviamente, ma anche per tutti noi. La festa è, letteralmente, una celebrazione del bene comune. Non rovinate questo cercando di far ruotare tutto attorno a voi.
Parlando di non far ruotare tutto attorno a sé, ecco il mio terzo consiglio. Afferatevi a Cristo; aferratevi ai Sacramenti. È un buon consiglio per tutti, ma risulta particolarmente critico per il matrimonio. Una delle «abilità» più importanti nella vita matrimoniale è imparare a chiedere perdono e a scusarsi. Il Sacramento della Confessione è particolarmente importante. Ci obbliga a essere onesti con noi stessi e con Dio. Ci esige di assumere le nostre mancanze, renderne conto, promettere di migliorare e poi sforzarci di farlo. Al diavolo piacciono le ferite infette. La Confessione frequente non solo guarisce il peccato prima che abbia la possibilità di infettarsi, ma ci addestra ad affrontare i nostri errori con onestà e tempestività. Questo è un beneficio indispensabile nella vita matrimoniale.
Il quarto consiglio: l’età media del primo matrimonio negli Stati Uniti è di circa 30 anni. Varia un po’ tra uomini e donne —gli uomini tendono a sposarsi un po’ più tardi—, ma 30 è una buona approssimazione. La speranza di vita media degli americani è di circa 80 anni. Di nuovo, la cifra varia un po’ tra uomini e donne —gli uomini tendono a morire un po’ più giovani—, ma 80 è la media generale.
Il che significa che se ci si sposa a 30 anni e si vive fino a 80, e tutto va secondo le previsioni, ci si può ragionevolmente aspettare di passare più della metà del proprio matrimonio sposati con un coniuge che supera i 50 anni. Scegliete il vostro coniuge di conseguenza.
Il matrimonio vi richiederà, a voi e al vostro coniuge, più di quanto ragionevolmente ci si possa aspettare che possiate gestire. Imparerete a gestirlo comunque. Crescerete nel coraggio affrontando le vostre paure. Crescerete nella fede affidandovi alla fiducia. Crescerete nell’amore dando più di voi stessi di quanto credevate possibile.
Non sottovalutate i vantaggi di formare una famiglia mentre siete ancora giovani e inesperti. La sicurezza è importante; aspettare che le finanze, l’istruzione, la carriera e tutto il resto siano risolti è spesso un errore. Il matrimonio è un rischio che due persone assumono insieme. Pretendere che il matrimonio offra certezze sul piano materiale significa chiedergli qualcosa che non può dare.
D’altra parte, il matrimonio offre certezze sotto altri aspetti. Si sa con precisione per chi si sta vivendo (e morendo). Questa è, nella mia esperienza, una delle esperienze più liberatorie della vita. Il matrimonio porta con sé un’infinità di sfide e incertezze; ma elimina anche un’infinità di sfide e incertezze. L’impegno —un impegno irrevocabile per tutta la vita— è incredibilmente liberatorio.
Lo stesso vale per i figli. Conosco molte persone che avrebbero voluto avere più figli. Conosco pochissime coppie (in realtà nessuna) che avrebbero desiderato averne di meno. Il cambiamento di vita che comporta il matrimonio impallidisce rispetto al cambiamento che porta avere figli. Può fare paura. Senza dubbio è difficile. Tuttavia, crescere i nostri figli è l’impresa più gratificante e preziosa che mia moglie e io avessimo potuto intraprendere. Ha reso la nostra vita infinitamente più ricca e il nostro matrimonio infinitamente più forte.
Questo ci porta al mio consiglio finale e più pratico: il sonno è sacro; comprate il letto più grande che potete permettervi ragionevolmente. E ricordate sempre che il Signore provvede.
A proposito dell’autore
Stephen P. White è direttore esecutivo del Santuario Nazionale San Giovanni Paolo II e ricercatore di Studi Cattolici presso l’Ethics and Public Policy Center.