Roche assicura che Leone XIV non invertirà le restrizioni alla Messa tradizionale

Roche assicura che Leone XIV non invertirà le restrizioni alla Messa tradizionale
OSV News photo/Marko Djurica, Reuters)

Il prefetto del Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, il cardinale Arthur Roche, ha assicurato che papa Leone XIV non modificherà le restrizioni alla celebrazione della Messa tradizionale stabilite da Traditionis custodes né ripristinerà il regime previsto da Benedetto XVI in Summorum Pontificum.

Le dichiarazioni sono state rese in un’intervista concessa al settimanale britannico The Tablet, nella quale il porporato inglese ha affermato in modo categorico: «Papa Leone non cambierà Traditionis custodes e non tornerà a Summorum Pontificum

Si tratta della prima affermazione pubblica di Roche sulla posizione del Pontefice riguardo a una delle questioni liturgiche che ha suscitato maggior dibattito nella Chiesa negli ultimi anni.

L’unità come argomento

Durante l’intervista, il prefetto ha sostenuto che la questione della liturgia tradizionale deve essere intesa dalla prospettiva dell’unità ecclesiale. Ha ricordato che l’Eucaristia è «il sacramento dell’unità» e ha affermato che, se la celebrazione della Messa diventa motivo di divisione, «qualcosa va seriamente male».

Roche ha inoltre respinto le denunce di persecuzione formulate da alcuni fedeli legati alla liturgia tradizionale. Secondo quanto ha spiegato, quando il Papa concede autorizzazioni conformi alla normativa vigente e quei gruppi continuano ad affermare di essere perseguitati, «non sanno rispondere quale sia realmente il problema».

Allo stesso modo, ha deplorato il tono di alcune critiche rivolte contro responsabili della Chiesa e si è persino chiesto: «Si può dire onestamente di essere cattolici quando si scrivono cose così piene di odio su persone e sulla Chiesa?».

Difesa della riforma liturgica

Il prefetto ha precisato di non considerare erronea la liturgia precedente al Concilio Vaticano II, ma ha sostenuto che la riforma promossa dopo il Concilio ha risposto alla necessità di preparare la Chiesa a un rinnovato compito missionario.

Tra i cambiamenti introdotti ha sottolineato l’ampliamento delle letture bibliche nella liturgia e ha evidenziato una comprensione diversa della partecipazione dei fedeli alla celebrazione eucaristica. Mentre nella forma tradizionale il sacerdote agisce in rappresentanza dell’assemblea, ha affermato, la riforma conciliare mette in risalto che tutto il popolo battezzato partecipa attivamente alla celebrazione insieme al sacerdote.

Le dichiarazioni del prefetto non costituiscono un cambio di posizione. Dalla pubblicazione di Traditionis custodes, Arthur Roche è stato uno dei suoi più fermi difensori.

Già a gennaio, durante il concistoro straordinario convocato da Leone XIV, il cardinale ha cercato di collocare la questione liturgica al centro del dibattito. Roche ha distribuito tra i cardinali un ampio documento nel quale difendeva la riforma liturgica successiva al Concilio Vaticano II e giustificava le restrizioni imposte da Francesco alla celebrazione secondo il Messale del 1962. Infine, il dibattito è stato rinviato e la questione è rimasta fuori dall’ordine del giorno del concistoro.

Un dibattito ancora aperto

Le dichiarazioni di Roche arrivano in un momento in cui il futuro della liturgia tradizionale continua a essere oggetto di intenso dibattito all’interno della Chiesa. Dalla promulgazione di Traditionis custodes nel 2021, numerose diocesi hanno limitato la celebrazione secondo i libri liturgici del 1962, mentre altre hanno cercato vie per mantenerne la continuità pastorale.

Inoltre, il dibattito liturgico ha subito una svolta con le consacrazioni episcopali realizzate dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) a Ecône all’inizio di luglio.

La consacrazione di quattro nuovi vescovi senza mandato pontificio ha portato al decreto del Dicastero per la Dottrina della Fede che ha qualificato l’atto come scismatico e ha dichiarato la scomunica dei vescovi consacrati e di coloro che partecipano direttamente con la FSSPX.

Questo evento ha alterato profondamente il clima intorno alla questione liturgica. Il focus non è più stato esclusivamente su Traditionis custodes, ma si è spostato sulla rottura con la FSSPX e sulle conseguenze che quella decisione poteva avere per l’insieme del mondo tradizionale.

Allo stesso tempo, numerose comunità legate alla liturgia tradizionale che rimangono in piena comunione con Roma hanno manifestato la loro preoccupazione per il rischio che la loro situazione venisse identificata con quella della Fraternità, insistendo sul fatto che la stragrande maggioranza dei fedeli legati all’usus antiquior continua a vivere pienamente integrata nella vita della Chiesa.

Le parole del prefetto del Dicastero per il Culto Divino contrastano con queste posizioni e puntano alla continuità della linea tracciata da Traditionis custodes, sebbene fino a questo momento Leone XIV non si sia pronunciato personalmente su questa questione né abbia pubblicato alcun documento relativo a un’eventuale modifica della normativa vigente.

Crescono le voci contro Traditionis custodes

Lontano dal chiudersi, il dibattito si è intensificato nelle ultime settimane. Alcune delle critiche più dirette sono arrivate da parte del cardinale Gerhard Ludwig Müller, che ha chiesto di recuperare la piena libertà per la celebrazione della Messa tradizionale e ha sostenuto che Traditionis custodes «non ha avuto un effetto positivo», ma ha finito per rafforzare le posizioni della FSSPX.

Allo stesso modo, l’arcivescovo Georg Gänswein ha affermato che Francesco «ha sbagliato» con Traditionis custodes e ha sostenuto che quell’errore dovrebbe essere corretto. Inoltre, ha rivelato il profondo dolore che ha provato Benedetto XVI quando ha conosciuto la pubblicazione del motu proprio che limitava la portata di Summorum Pontificum.

In questo contesto, le dichiarazioni di Roche sembrano dirette a raffreddare le aspettative di chi confidava in una revisione della politica liturgica iniziata durante il pontificato di Francesco.

Gli ultimi ricordi di Francesco

Nell’intervista, Roche ha anche evocato il suo ultimo incontro con papa Francesco. Ha raccontato di essere stato con lui il giorno prima della sua morte e ha ricordato come il Pontefice abbia insistito per uscire in piazza San Pietro per salutare i fedeli nonostante l’iniziale opposizione dei medici.

Secondo il cardinale, dopo essere tornato in Vaticano ed essere stato messo a letto nuovamente nella sua stanza, Francesco ha pronunciato le sue ultime parole: «Grazie per avermi portato fino alla gente».

Roche ha affrontato inoltre altre questioni legate alla vita della Chiesa, ha difeso l’importanza della partecipazione domenicale alla Messa come elemento essenziale della vita cattolica ed ha espresso la sua preoccupazione per l’evoluzione della cultura contemporanea in materie come l’aborto e l’eutanasia, rivendicando l’insegnamento di Humanae Vitae e la necessità di preservare la dignità della vita umana fino al suo termine naturale.

Per il momento, l’unica certezza è che lo stesso Leone XIV non si è pronunciato su questa questione. Le parole di Arthur Roche riflettono la posizione del prefetto del dicastero incaricato della liturgia, ma qualsiasi eventuale modifica —o conferma— di Traditionis custodes dipenderà, in ultima istanza, da una decisione del Papa.

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