L’arcivescovo di Malines-Bruxelles, mons. Luc Terlinden, ha difeso l’apertura di un dibattito sull’ordinazione di uomini sposati nella Chiesa latina dopo aver partecipato come invitato al Sinodo Generale della Chiesa d’Inghilterra, tenutosi a York dal 10 al 12 luglio. In un’intervista concessa al quotidiano olandese Nederlands Dagblad, il prelato ha affermato che «i sacerdoti sposati sarebbero un arricchimento per la Chiesa» e ha ricordato che l’episcopato belga ha già inoltrato questa proposta a Roma durante il Sinodo sulla Sinodalità del 2023.
La presenza di Terlinden a York è stata in risposta a un invito dell’arcivescovo anglicano di York, Stephen Cottrell, e si inserisce nel rapporto storico tra le arcidiocesi di York e Malines-Bruxelles, erede delle cosiddette Conversazioni di Malines (1921-1927), uno dei primi dialoghi tra cattolici e anglicani del XX secolo. Secondo quanto riferito dallo stesso arcivescovado di Malines-Bruxelles, l’obiettivo della visita era conoscere il funzionamento del sinodo anglicano e rafforzare i legami ecumenici tra le due sedi.
L’episcopato belga mantiene aperta la proposta di ordinare uomini sposati
Interrogato sulla possibilità di ordinare uomini sposati, Terlinden ha ricordato che i vescovi belgi hanno inviato a Roma, nell’ambito del Sinodo sulla Sinodalità del 2023, un documento in cui esprimevano la loro disponibilità a discutere tale possibilità.
Insieme a questa proposta, l’episcopato ha chiesto una «certa decentralizzazione» che permetta alle Chiese locali di partecipare con maggiore autonomia allo studio di determinate questioni pastorali.
«Per me, i sacerdoti sposati sarebbero un arricchimento per la Chiesa», ha affermato l’arcivescovo. Come argomento, ha citato l’esperienza delle Chiese cattoliche orientali, dove esiste una tradizione consolidata di clero sposato. Secondo quanto ha raccontato, un vescovo greco-cattolico gli ha spiegato che circa il 90 % dei sacerdoti della sua Chiesa sono sposati. «In Occidente non sempre abbiamo sufficiente rispetto per quella tradizione orientale, che è anch’essa cattolica», ha aggiunto.
Il prelato ha sottolineato, tuttavia, che qualsiasi modifica della disciplina vigente richiede l’autorizzazione del Papa e ha ricordato che nessun vescovo può ordinare uomini sposati di propria iniziativa.
Un sinodo di funzionamento parlamentare
Durante l’intervista, Terlinden ha descritto il Sinodo Generale della Chiesa d’Inghilterra come un organo che funziona «come un parlamento», riflesso —ha affermato— della tradizione politica britannica. Ha spiegato che è composto da tre camere —vescovi, chierici e laici— che deliberano e votano le diverse proposte.
Secondo quanto ha indicato, durante le sessioni sono state affrontate questioni relative al governo ecclesiale, alle procedure per la nomina dei vescovi e a vari argomenti pastorali, tra cui il riconoscimento delle relazioni tra persone dello stesso sesso.
L’arcivescovo ha valutato l’ampia partecipazione dei presenti, che possono intervenire e porre domande ai responsabili della Chiesa d’Inghilterra, sebbene abbia ritenuto che tale sistema lasci meno spazio a ciò che la Chiesa cattolica definisce «discernimento nello Spirito».
«Diversi anglicani mi hanno detto che hanno molto da imparare dalla nostra esperienza con la sinodalità», ha assicurato.
Durante il suo soggiorno a York, Terlinden ha inoltre mantenuto diversi incontri con responsabili anglicani, tra cui l’arcivescovo Stephen Cottrell. Secondo quanto ha spiegato, entrambi hanno conversato sulla possibilità di organizzare future pellegrinaggi ecumenici e di continuare a rafforzare il rapporto tra le diocesi di York e Malines-Bruxelles.
Propone anche una maggiore partecipazione alla nomina dei vescovi
Al di là del dibattito sul celibato sacerdotale, l’arcivescovo ha affrontato altre questioni legate al processo sinodale nella Chiesa cattolica. Ha difeso che si debba trovare un equilibrio tra la partecipazione di tutti i fedeli e la responsabilità propria del ministero episcopale, ricordando che spetta infine al Papa prendere le decisioni.
In questo contesto, si è mostrato favorevole ad ampliare la consultazione dei fedeli nei processi di nomina dei vescovi, una possibilità prevista in un recente rapporto di una commissione di studio del Vaticano. Allo stesso tempo, ha proposto che, oltre al nunzio apostolico, anche i vescovi del Paese e altri rappresentanti della Chiesa locale possano partecipare alla stesura della sintesi che successivamente viene inviata a Roma.
Un dibattito già aperto nell’episcopato belga
Le dichiarazioni di Terlinden arrivano pochi mesi dopo che il vescovo di Anversa, mons. Johan Bonny, ha annunciato la sua intenzione di lavorare affinché possano essere ordinati uomini sposati nella sua diocesi a partire dal 2028, sempre che la Santa Sede autorizzi una modifica della disciplina vigente.
In una lettera pastorale pubblicata lo scorso marzo, Bonny ha sostenuto che il dibattito sul celibato sacerdotale aveva cessato di essere una questione teorica e ha proposto la preparazione di candidati sposati per un eventuale cambiamento disciplinare. Il prelato ha giustificato la sua proposta con la crisi delle vocazioni che colpisce l’Europa occidentale e l’ha inserita nel processo sinodale, difendendo anche una maggiore decentralizzazione affinché le Chiese locali possano rispondere alle loro esigenze pastorali.
Le dichiarazioni di Terlinden mostrano che tale posizione non costituisce un’iniziativa isolata del vescovo di Anversa, ma fa parte di una riflessione condivisa dall’episcopato belga. Lo stesso arcivescovo ha ricordato che i vescovi del Paese hanno inviato a Roma, in occasione del Sinodo sulla Sinodalità del 2023, un documento in cui esprimevano la loro disponibilità a discutere l’ordinazione di uomini sposati e chiedevano una maggiore autonomia delle Chiese locali per studiare determinate questioni pastorali.