Le Suore Piccole dei Poveri hanno avvertito che potrebbero essere costrette a chiudere alcune delle loro residenze in Francia se la futura legge sul fine vita le obbligasse a consentire l’eutanasia nelle loro strutture.
L’avvertimento arriva dopo che l’Assemblea Nazionale francese ha respinto l’inserimento di una clausola di coscienza istituzionale che permettesse ai centri sanitari e assistenziali, compresi quelli di ispirazione religiosa, di rifiutarsi di praticare la cosiddetta «aiuto a morire» nelle proprie strutture.
Secondo quanto riporta France-Soir, le religiose assistono circa 2.500 anziani in una trentina di case distribuite in Francia e rifiutano categoricamente di «dare la morte» nei loro centri. Per la congregazione, accettare l’eutanasia nelle loro residenze significherebbe tradire la loro missione di accompagnare gli anziani fino al termine naturale della vita.
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Senza clausola di coscienza per le istituzioni
Durante l’iter del testo, diversi parlamentari hanno tentato di introdurre una clausola di coscienza collettiva per proteggere gli istituti che, per ragioni etiche o religiose, si oppongono all’eutanasia. La proposta non ha avuto seguito.
Il testo prevede invece una clausola di coscienza individuale per i professionisti sanitari, ma non riconosce lo stesso diritto alle istituzioni. In questo modo, i centri cattolici potrebbero essere obbligati a organizzare la pratica dell’eutanasia nelle proprie strutture, anche se ciò contraddice il loro statuto.
Le Suore Piccole dei Poveri valutano la possibilità di ricorrere alla giustizia per difendere la propria libertà di coscienza. In ultima istanza, non escludono di chiudere alcune case se l’applicazione della legge compromettesse la loro identità e la loro missione.
Una legge che riapre il dibattito sulla libertà religiosa
Uno dei principali sostenitori del testo, il deputato Olivier Falorni, ha sostenuto durante il dibattito che «i muri non hanno coscienza», riferendosi al rifiuto di riconoscere un’obiezione istituzionale per i centri assistenziali.
L’affermazione è stata accolta con preoccupazione, poiché questa posizione rappresenta un rischio per la libertà religiosa e per la continuità di opere che, da decenni, assistono persone vulnerabili proprio in virtù dell’impegno a non provocare mai la morte.
La posizione delle Suore Piccole dei Poveri solleva quindi una questione di fondo: se lo Stato possa obbligare istituzioni nate per prendersi cura fino al termine naturale della vita a collaborare in una pratica che ritengono incompatibile con la dignità umana e con l’insegnamento della Chiesa.