Il Papa ha approvato mediante Chirografo, datato 25 giugno e pubblicato questo 30 giugno, il nuovo Statuto dell’Autorità di Supervisione e Informazione Finanziaria (ASIF), l’organismo antiriciclaggio della Santa Sede. La riforma sopprime con un colpo di penna la Presidenza e il Consiglio Direttivo creati nel 2020, lascia alla guida dell’organismo un unico Direttore di nomina pontificia e trasferisce ogni rendiconto al Consiglio per l’Economia.
La Segreteria di Stato, fino a oggi presente nell’architettura dell’organismo, scompare praticamente dal testo. Fonti a conoscenza dei retroscena economici vaticani avvertono InfoVaticana che il nuovo assetto solleva seri interrogativi sull’effettiva indipendenza del supervisore.
Un organismo decapitato: senza Presidente e senza Consiglio Direttivo
Il cambiamento più evidente del nuovo Statuto è strutturale. Il testo approvato da Francesco nel dicembre 2020 articolava l’ASIF su tre organi: un Presidente, un Consiglio Direttivo di nomina pontificia —che approvava le linee strategiche, i regolamenti e i bilanci— e una Direzione esecutiva. Tale schema, ereditato in sostanza dall’antica AIF istituita da Benedetto XVI nel 2010, garantiva un’istanza collegiale tra il Direttore e il potere politico.
Il nuovo Statuto elimina entrambe le figure. L’articolo 5 stabilisce che l’Autorità «è retta e rappresentata da un Direttore», nominato dal Sommo Pontefice ad quinquennium, coadiuvato da un Vice Direttore proposto dallo stesso Direttore (art. 6). Non c’è Presidente, non c’è organo collegiale di governo, non c’è contrappeso interno di pari rango. Tutta la responsabilità istituzionale si concentra in una sola persona designata direttamente dall’alto.
La Segreteria di Stato, cancellata dalla mappa
Ugualmente significativo è ciò che il testo tace. I riferimenti alla Segreteria di Stato, presenti nell’architettura precedente dell’organismo, sono stati eliminati quasi del tutto. L’unico residuo rimasto è di pura formalità: i consulenti dell’Autorità sono nominati dal Papa su proposta del Direttore «tramite la Segreteria di Stato» (art. 10.2). Nient’altro.
Al suo posto emerge il Consiglio per l’Economia come principale referente istituzionale dell’ASIF. Secondo l’articolo 3, l’Autorità trasmette la sua relazione annuale delle attività al Consiglio per l’Economia —con copia al Presidente del Comitato per la Sicurezza Finanziaria— e il Consiglio può richiederle «relazioni periodiche» sulla sua attività. Il bilancio e i conti dell’ASIF sono sottoposti «direttamente all’approvazione del Consiglio per l’Economia» (art. 3.3), ed è sempre il Consiglio a determinare quanto contribuiscano al suo finanziamento l’APSA, il Governatorato e gli stessi enti vigilati (art. 4.2).
«Sempre la stessa storia»: i dubbi sull’indipendenza
Fonti con profonda conoscenza del funzionamento economico della Santa Sede consultate da InfoVaticana non nascondono il loro scetticismo verso il nuovo assetto. «Sempre la stessa storia: hanno tolto ogni riferimento alla Segreteria di Stato e ora sembra che vogliano farla dipendere dal Consiglio per l’Economia», segnalano.
Il problema, sottolineano queste fonti, è che il Consiglio per l’Economia —organo di quindici membri tra cardinali, vescovi e laici, concepito per definire politiche ed esercitare vigilanza sulle strutture economiche della Curia— «non ha una struttura che permetta di controllare minimamente» l’attività tecnica di un supervisore finanziario e di un’unità di intelligence finanziaria. La supervisione antiriciclaggio e l’analisi di operazioni sospette richiedono apparato tecnico, personale specializzato e procedure di riservatezza che il Consiglio, semplicemente, non possiede.
La conseguenza prevedibile, avvertono, è che il controllo effettivo finisca per riposare su persone e non su istituzioni: «Vorranno mettere come segretario del Consiglio qualcuno controllabile, e nient’altro». E concludono con il punto chiave di tutta la questione: «Il tema dell’indipendenza è fondamentale».
Indipendenza proclamata, indipendenza da dimostrare
È vero che il nuovo Statuto proclama solennemente che all’Autorità «è assicurata piena autonomia e indipendenza per l’adempimento delle sue funzioni istituzionali» (art. 2.1), e che anche le richieste di relazioni da parte del Consiglio per l’Economia devono essere formulate «nel rispetto della sua autonomia operativa e dei parametri internazionali sulla riservatezza in materia di vigilanza e di informazione finanziaria» (art. 3.2). Sulla carta, le cautele ci sono.
Ma l’indipendenza di un supervisore non si misura dalle dichiarazioni di principio, bensì dalla sua architettura istituzionale: chi nomina, chi revoca, chi approva il bilancio e chi può chiedere conto. E nel nuovo schema tutte queste leve convergono in due punti: la nomina pontificia diretta del Direttore e il controllo di bilancio e rendiconto del Consiglio per l’Economia. Scomparso il Consiglio Direttivo, non resta alcun organo collegiale proprio che attenui le pressioni esterne.
La questione non è secondaria. La credibilità internazionale della Santa Sede in materia finanziaria —faticosamente costruita davanti a Moneyval e al Gruppo Egmont per più di un decennio, e non senza scossoni, come ricorderà chi ha memoria del licenziamento fulmineo del direttore dell’AIF nel 2019 dopo i controlli della Segreteria di Stato— dipende proprio dal fatto che la sua unità di intelligence finanziaria sia percepita come operativamente indipendente. Gli standard internazionali in materia sono inequivocabili: l’autonomia dell’UIF non può essere lasciata al capriccio di chi occupa in quel momento una segreteria.
Si vedrà, come tutto a Roma, come evolverà l’applicazione pratica del nuovo Statuto e, soprattutto, quali nomi si siederanno sulle sedie che ora restano da assegnare. Lì, e non nel Bollettino, si giocherà la vera indipendenza dell’ASIF.
Testo integrale del Chirografo e del nuovo Statuto nel bollettino della Sala Stampa (30.06.2026).