La pubblicazione di un’ampia indagine elaborata in due anni da un gruppo di fedeli della diocesi di Stoccolma sostiene che esisterebbe un modello di decisioni arbitrarie, mancanza di trasparenza e ritorsioni interne che giustificherebbe una visita apostolica della Santa Sede. La diocesi respinge le accuse e ritiene che il documento «non sia serio».
L’indagine, pubblicata originariamente in svedese sotto lo pseudonimo collettivo «Thomas More» e recentemente tradotta in inglese, è stata oggetto di un ampio reportage della giornalista Diane Montagna. Secondo quanto spiega, il lavoro si basa esclusivamente su testimonianze di prima mano, documentazione e dichiarazioni raccolte in due anni tra centinaia di sacerdoti, religiosi e fedeli della diocesi. Diverse fonti consultate dalla giornalista descrivono il ritratto della situazione come «molto preciso», mentre la curia diocesana nega la validità del rapporto.
La richiesta di una visita apostolica arriva inoltre in un momento particolarmente delicato. Il cardinale Anders Arborelius, di 76 anni, si avvicina all’età abituale del pensionamento e la Chiesa in Svezia attende la nomina del suo successore. Per gli autori del rapporto, un’indagine ordinata da Roma permetterebbe di chiarire il funzionamento interno della diocesi prima del cambio episcopale.
Un presunto «vuoto di potere» nella curia
Il rapporto sostiene che nell’amministrazione diocesana si sarebbe creato un «vuoto di potere» che ha permesso il consolidamento di un ristretto gruppo di responsabili con un’influenza determinante sulle decisioni di governo. Secondo gli autori, questo nucleo avrebbe agito contro sacerdoti o fedeli considerati scomodi o sleali, generando un clima di timore soprattutto tra parte del clero diocesano.
«Siamo disperati», afferma uno dei sacerdoti citati dall’indagine, che descrive un’atmosfera di paura in cui molti presbiteri eviterebbero di esprimere critiche per timore di ritorsioni. Gli autori assicurano di aver ripetutamente espresso le loro preoccupazioni sia alla diocesi sia al cardinale Arborelius stesso, senza ottenere risposta.
Il caso che occupa il primo volume dell’indagine è quello di padre Tobias Unnerstål, la cui traiettoria viene presentata come l’esempio più significativo delle irregolarità denunciate.
Il sacerdote destituito senza conoscere formalmente la denuncia
Padre Tobias Unnerstål è stato parroco di Cristo Re, a Göteborg, tra il 2007 e il 2022. Durante quei quindici anni la parrocchia ha registrato una notevole crescita di fedeli, vocazioni e conversioni. La celebrazione abituale della Messa tradizionale ha attirato numerose famiglie giovani e il sacerdote ha inoltre avviato un progetto per erigere un Oratorio sul modello di san Filippo Neri, iniziativa che aveva ricevuto il sostegno scritto del cardinale Arborelius e del vicario generale nel 2020 e che è stata nuovamente confermata pochi giorni prima della sua destituzione.
La situazione è cambiata nel febbraio 2021, quando un seminarista —oggi sacerdote della diocesi— ha presentato contro di lui una denuncia per presunti abusi emotivi, psicologici e spirituali.
Secondo il rapporto, la procedura seguita dalla diocesi ha violato fin dall’inizio le garanzie previste dal diritto canonico. Sebbene la denuncia dovesse essere notificata al sacerdote affinché potesse rispondere, il documento non gli è mai stato consegnato. Nell’aprile 2021 è stato convocato a un incontro con il vicario generale, dove gli sono stati letti solo alcuni frammenti dell’accusa. Ancora oggi, sostiene l’indagine, non ha mai potuto accedere al testo completo né conoscere formalmente le prove utilizzate contro di lui.
Le accuse riguardavano principalmente tre episodi: l’organizzazione del servizio dell’altare quando il denunciante era chierichetto, un aiuto economico consegnato su richiesta dello stesso seminarista e una fotografia scattata durante un pellegrinaggio anni prima. Lo stesso vicario generale ha riconosciuto durante l’incontro che non esisteva alcuna accusa di condotta sessuale inappropriata tra i due.
Ciononostante, il sacerdote assicura che gli è stata proposta un’alternativa: ammettere le accuse o affrontare una sospensione ministeriale. Ha accettato inizialmente tale interpretazione, anche se in seguito ha ritirato integralmente quell’ammissione sostenendo di aver agito sotto pressione e che le conclusioni tratte da ogni fatto erano errate.
Una campagna per impedire l’Oratorio
L’indagine presta particolare attenzione al ruolo svolto da Birgitta Gelotte, ex collaboratrice parrocchiale e amica del denunciante.
Secondo il rapporto, anni prima della denuncia aveva già diffuso tra diversi sacerdoti accuse contro padre Tobias, definendolo alcolista e omosessuale, affermazioni che vari testimoni ritengono false. In una lettera privata redatta nel luglio 2021, la stessa Gelotte avrebbe riconosciuto di aver deciso di intervenire quando seppe che il sacerdote intendeva fondare un Oratorio a Göteborg.
«Sapevo che dovevo fare tutto il possibile per impedirlo», ha scritto, secondo quanto riporta il rapporto.
Nello stesso documento afferma inoltre che per anni ha lavorato per convincere il seminarista a reinterpretare il suo rapporto con il sacerdote fino a far condividere la sua visione dei fatti. Per gli autori del rapporto, queste affermazioni mettono seriamente in dubbio l’origine della denuncia e il modo in cui è stata costruita.
Destituzione, restrizioni e vittoria nei tribunali
Nel gennaio 2022 il cardinale Arborelius ha comunicato al sacerdote la sua uscita dalla parrocchia di Cristo Re. L’annuncio è stato presentato pubblicamente come una nuova nomina per coordinare la pastorale legata alla Messa tradizionale in tutta la diocesi, anche se pochi giorni dopo sono state imposte restrizioni progressive.
Prima gli è stato vietato di lavorare con minori e giovani; successivamente è stato allontanato dal ministero pastorale ordinario, sebbene abbia continuato a celebrare la liturgia tradizionale e ad assistere alcune comunità religiose. I suoi antichi fedeli hanno reagito con una campagna di sostegno che ha raccolto centinaia di firme e testimonianze che lo descrivevano come un sacerdote vicino, dedito e responsabile della rinascita spirituale della parrocchia.
Nel novembre 2024 la situazione ha subito una nuova svolta quando il cardinale ha decretato la sua sospensione e revocato tutte le sue facoltà ministeriali. Il sacerdote ha impugnato la decisione sia per via canonica sia per via civile.
La causa presentata davanti ai tribunali svedesi si è conclusa nel giugno 2025 con una sentenza favorevole al sacerdote. La diocesi ha accettato le pretese formulate nella causa, il che ha portato il tribunale ad annullare il licenziamento e a condannarla al pagamento di circa 240.000 corone svedesi a titolo di risarcimento e spese processuali.
Il rapporto critica che il comunicato ufficiale emesso dalla diocesi dopo la sentenza abbia omesso che aveva perso il procedimento giudiziario e abbia presentato l’esito come una semplice conclusione del rapporto di lavoro conforme alla legislazione svedese.
Il Dicastero ha dichiarato invalida la sospensione
Il caso è giunto successivamente al Dicastero per il Clero.
Il 5 maggio 2026 l’organismo romano ha concluso che la sospensione imposta nel novembre 2024 era stata adottata senza seguire la procedura canonica adeguata e l’ha dichiarata invalida.
Tuttavia, il Dicastero ha mantenuto per tre anni varie restrizioni al ministero del sacerdote, basandosi su documentazione che, secondo l’indagine, non è mai stata fornita all’interessato. Il decreto gli impedisce di celebrare pubblicamente la Messa —salvo che insieme all’ordinario del luogo—, di predicare e di confessare, sebbene stabilisca anche che la diocesi rimane obbligata a garantirgli il sostentamento economico indipendentemente dal risarcimento civile già percepito.
Gli autori del rapporto ritengono particolarmente grave che le limitazioni continuino a basarsi su documenti che il sacerdote non ha mai potuto conoscere né confutare.
Il contrasto con il suo successore
L’indagine contrappone il trattamento ricevuto da padre Tobias a quello di chi è stato designato per sostituirlo a Cristo Re, padre Pär-Anders Feltenheim.
Secondo il rapporto, questo sacerdote accumulava da decenni numerose lamentele relative al suo comportamento verso i giovani e al modo di esercitare il ministero. Gli autori sostengono che diverse di queste denunce erano state precedentemente indagate da responsabili della diocesi e avevano motivato restrizioni pastorali.
Nonostante ciò, è stato nominato parroco di una delle comunità più importanti di Svezia. Solo nel 2025 è stato allontanato discretamente dalle sue funzioni dopo nuove accuse legate alla sua attività su internet. La diocesi ha presentato pubblicamente la sua uscita come un anno sabbatico motivato dall’esaurimento, senza fare riferimento alle indagini interne che, secondo diverse fonti citate dal rapporto, avrebbero realmente provocato il suo avvicendamento.
La diocesi respinge le accuse
Interrogato da Diane Montagna, monsignor Jorge de Salas, vicario episcopale per gli affari giuridici della diocesi di Stoccolma, ha respinto categoricamente le conclusioni del rapporto.
Ha affermato che l’indagine era «anonima», frutto «di molta rabbia» e «non seria», insistendo più volte su questa qualifica durante la conversazione telefonica. Riguardo al caso di padre Tobias, ha sostenuto che la diocesi aveva condotto «un’indagine adeguata», anche se ha aggiunto che il suo contenuto spetta esclusivamente alla diocesi e al Vaticano.
Una crisi che Roma dovrà valutare
Il caso di padre Tobias non costituisce un episodio isolato, bensì la manifestazione di un modo di governare che avrebbe permesso di allontanare un sacerdote senza garantirgli pienamente il diritto di difesa, mentre altri chierici con un curriculum problematico continuavano a occupare responsabilità pastorali.
La Santa Sede non ha annunciato fino a questo momento l’apertura di alcuna visita apostolica. Tuttavia, la diffusione internazionale dell’indagine e la prossimità del cambio del cardinale Arborelius pongono la diocesi di Stoccolma sotto un crescente scrutinio. Se Roma deciderà di intervenire, il caso potrebbe diventare una delle indagini sul governo episcopale più rilevanti degli ultimi anni nel nord Europa.