Di San Papa Giovanni Paolo II
Estratto del Discorso di Giovanni Paolo II ai membri del Pontificio Consiglio per la Famiglia, 4 giugno 1999
Il tema della paternità, che avete scelto per questa assemblea plenaria, si riferisce al terzo anno di preparazione al Grande Giubileo, dedicato proprio al Padre del nostro Signore Gesù Cristo. Vale la pena riflettere su questo tema, poiché nella famiglia odierna la figura del padre corre il rischio di essere sempre più nascosta o addirittura assente. Alla luce della paternità di Dio, «dal quale prende nome ogni famiglia nei cieli e sulla terra» (Ef 3,15), la paternità e la maternità umane acquistano tutto il loro senso, dignità e grandezza. «La paternità e la maternità umane, pur essendo biologicamente simili a quelle degli altri esseri della natura, hanno in sé in modo essenziale e unico una «somiglianza» con Dio, sulla quale si fonda la famiglia come comunità di vita umana, come comunità di persone unite nell’amore (communio personarum)». (Gratissimam sane, n. 6)
Risuona ancora l’eco viva della recente celebrazione di Pentecoste, che ci spinge a proclamare con speranza l’affermazione di San Paolo: «Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio sono figli di Dio». (Rm 8,14) Come lo Spirito Santo è la vita della Chiesa (cf. Lumen gentium, n. 7), così deve essere anche la vita della famiglia, la piccola chiesa domestica. Per ogni famiglia, Egli deve essere il principio interno di vitalità ed energia, che mantiene sempre accesa la fiamma dell’amore coniugale nella reciproca donazione degli sposi.
È lo Spirito Santo che ci conduce al Padre celeste e fa scaturire dai nostri cuori la preghiera fiduciosa e gioiosa: «Abbà, Padre!». (Rm 8,15; Gal 4,6) La famiglia cristiana è chiamata a distinguersi per la sua atmosfera di preghiera condivisa, in cui ci si rivolge a Dio con la libertà dei figli e lo si invoca con il nome affettuoso di «Padre nostro»! Lo Spirito Santo ci aiuti a scoprire il volto del Padre come modello perfetto di paternità nella famiglia.
Da qualche tempo l’istituzione familiare subisce ripetuti attacchi. Questi attacchi sono tanto più pericolosi e insidiosi in quanto ignorano il valore insostituibile della famiglia fondata sul matrimonio. Si è giunti al punto di proporre false alternative alla famiglia e di esigerne il riconoscimento legislativo. Ma quando le leggi, che dovrebbero essere al servizio della famiglia —un bene fondamentale per la società—, si rivolgono contro di essa, acquistano un allarmante potere distruttivo.
Così, in alcuni Paesi si pretende di imporre alla società le cosiddette «unioni di fatto», rafforzate da una serie di effetti giuridici che erodono il senso stesso dell’istituzione familiare. Le «unioni di fatto» si caratterizzano per l’instabilità e per la mancanza di un impegno irrevocabile che dia origine a diritti e doveri e rispetti la dignità dell’uomo e della donna. Si desidera invece attribuire valore giuridico a una volontà che è molto lontana da qualsiasi forma di vincolo definitivo.
Con queste premesse, come possiamo sperare in una procreazione veramente responsabile che non si limiti a dare la vita, ma includa anche quella formazione ed educazione che solo la famiglia può garantire in tutte le sue dimensioni? Le disposizioni di questo tipo finiscono per mettere gravemente in pericolo il senso della paternità umana, della paternità nella famiglia. Ciò avviene in vari modi quando le famiglie non sono ben costituite.
Quando la Chiesa espone la verità sul matrimonio e sulla famiglia, non lo fa solo a partire dai dati della Rivelazione, ma tenendo anche conto delle esigenze della legge naturale, che stanno alla base del vero bene della società e dei suoi membri. Infatti, è importante che i bambini nascano e crescano in una casa dove i genitori siano uniti in un’alleanza fedele.
È ben possibile immaginare altre forme di relazione e di coabitazione tra i sessi, ma nessuna di esse, nonostante l’opinione contraria di alcune persone, offre una vera alternativa giuridica al matrimonio, bensì un indebolimento dello stesso. Nelle cosiddette «unioni di fatto», vediamo una mancanza più o meno grave di impegno reciproco, un desiderio paradossale di mantenere l’autonomia della propria volontà all’interno di una relazione che, di fatto, dovrebbe essere relazionale.
Ciò che manca nella coabitazione non matrimoniale è l’apertura fiduciosa a una vita futura in comune, che l’amore deve creare e costruire, e che il diritto ha il compito specifico di garantire. In altre parole, è proprio il diritto che manca, non nella sua dimensione estrinseca come un mero insieme di norme, ma nella sua dimensione antropologica più genuina come garanzia della convivenza umana e della sua dignità.
Inoltre, quando le «unioni di fatto» rivendicano il diritto all’adozione, mostrano chiaramente il loro disprezzo per il benessere del bambino e per le condizioni minime che gli sono dovute per un’educazione adeguata. Infine, le «unioni di fatto» tra omosessuali sono una deplorevole distorsione di ciò che dovrebbe essere una comunione di amore e di vita tra un uomo e una donna in una reciproca donazione aperta alla vita.
Oggi, specialmente nelle nazioni più ricche, esiste una paura generalizzata di essere genitori, unita a un disprezzo per il diritto dei figli a essere concepiti nel contesto di una donazione umana totale, che è un requisito indispensabile per la loro crescita pacifica e armoniosa.
Così, si afferma un presunto diritto alla paternità o alla maternità a qualsiasi costo, e se ne cerca l’esercizio attraverso mezzi tecnici che implicano una serie di manipolazioni moralmente illecite.
Un altro tratto del contesto culturale in cui viviamo è la tendenza di molti padri a rinunciare al loro ruolo per essere semplicemente amici dei figli, astenendosi dal metterli in guardia e dal correggerli anche quando ciò è necessario per insegnare loro la verità, sebbene con tutto l’affetto e la tenerezza. Pertanto, va sottolineato che l’educazione dei figli è un dovere sacro e un compito condiviso dei genitori, sia del padre che della madre: richiede affetto, vicinanza, dialogo ed esempio. In casa, i genitori sono chiamati a rappresentare il Padre buono del cielo, l’unico modello perfetto a cui ispirarsi.
La paternità e la maternità, per volontà dello stesso Dio, partecipano intimamente al suo potere creatore e, di conseguenza, hanno una relazione reciproca intrinseca. Su questo tema, scrissi nella Lettera alle Famiglie: «La maternità implica necessariamente la paternità e, a sua volta, la paternità implica necessariamente la maternità. Questo è il risultato della dualità concessa dal Creatore agli esseri umani «dal principio»». (Gratissimam sane, n. 7)
Questa è un’altra ragione per cui la relazione tra l’uomo e la donna è la pietra angolare delle relazioni sociali: allo stesso tempo è fonte di nuovi esseri umani, unisce strettamente il marito e la moglie, che sono diventati una sola carne, tra loro e, attraverso di loro, alle rispettive famiglie.
Cari fratelli e sorelle, ringraziandovi per la vostra dedizione nella difesa della famiglia e dei suoi diritti, vi assicuro un costante ricordo nella mia preghiera. Dio renda fecondi gli sforzi di tutti coloro che, in ogni parte del mondo, si dedicano a questa causa. Egli aiuti la famiglia, baluardo e difesa dell’umanità stessa, a resistere a ogni attacco.
Sull’autore
San Papa Giovanni Paolo II, nato come Karol Józef Wojtyła il 18 maggio 1920 a Wadowice, in Polonia, fu eletto al pontificato il 16 ottobre 1978. Papa Francesco lo elevò agli altari della santità il 27 aprile 2014.