Obsoleta o datata?

Obsoleta o datata?
Dove by Pablo Picasso, 1949. [Tate Gallery]

Di Luis Lugo

«Oggi più che mai è… importante riaffermare che la teoria della «guerra giusta»… è ormai superata». Con questa audace dichiarazione, accentuata dalle virgolette di sospetto, il paragrafo 192 di Magnifica humanitas sembra spazzare via quasi duemila anni di insegnamento cristiano su questo tema. Se fosse davvero così, sarebbe una grande ironia. Perché l’insegnamento della Chiesa sulla guerra giusta è strettamente associato a sant’Agostino d’Ippona, l’ispirazione per l’Ordine del nostro Papa agostiniano.

Alcuni hanno interpretato l’affermazione precedente come un semplice segnale della convinzione che questo insegnamento non sia più utile, che sia logoro o obsoleto e che, di conseguenza, debba essere riposto in sicurezza da qualche parte negli archivi del Vaticano. Papa Leone dà un certo credito a questa visione invocando l’eredità del suo immediato predecessore.

Il collegamento con Papa Francesco si rende esplicito non solo nell’uso della parola «reaffirm» (riaffermare), ma anche per un riferimento a piè di pagina a Fratelli tutti (258). In quell’enciclica, il defunto pontefice espresse gravi dubbi sulla validità continua di questo insegnamento. In un’altra occasione fu ancora più enfatico, affermando categoricamente che non possiamo più parlare di guerre giuste perché le guerre sono sempre ingiuste.

Se ciò non esprime un’adesione ai principi del pacifismo, ha certamente portato molte autorità della Chiesa ad adottare una sorta di pacifismo funzionale. La domanda è se Papa Leone intenda ora, sia con questa enciclica sia con le sue dichiarazioni perentorie sulla guerra in Iran, compiere il passo successivo e sostenere apertamente una posizione pacifista. Sebbene comprensibile, tale conclusione è forse un po’ troppo affrettata.

Per cominciare, dobbiamo osservare attentamente i due puntini di sospensione nella citazione iniziale. La prima affermazione omessa, che qui metto in corsivo, recita: «Oggi più che mai, senza pregiudizio del diritto alla legittima difesa nel senso più stretto». La seconda segue subito dopo: «è importante riaffermare che la teoria della «guerra giusta», troppo spesso utilizzata per giustificare qualsiasi tipo di guerra, è ormai superata».

La prima affermazione ratifica chiaramente una comprensione classica del diritto alla legittima difesa, che è sempre stato un pilastro fondamentale della tradizione della guerra giusta. Questo da solo contraddice qualsiasi tentativo di dare una sfumatura pacifista all’enciclica. Con la seconda affermazione, il Papa mette giustamente in guardia contro le applicazioni eccessivamente ampie di questo principio. Ma richiedere un’applicazione più rigorosa di un principio è diverso dal ripudiarlo; è un altro modo per affermarne la validità.

La rilevanza continua della teoria della guerra giusta è assunta ovunque in questa sezione dell’enciclica. Ad esempio, nella sua energica condanna dell’uso della forza da parte di attori non statali, compresi «i gruppi jihadisti, le milizie private e le reti criminali». (196) Si tratta semplicemente di un modo indiretto per affermare un altro principio importante della guerra giusta, ovvero che, affinché le guerre siano giuste, devono essere condotte da un’autorità legittima. Come ben osservò sant’Agostino, nel determinare la giustizia di una guerra, «dipende molto dalle cause per cui gli uomini intraprendono le guerre e dall’autorità che hanno per farlo».

L’enciclica si appoggia ad altri principi fondanti della guerra giusta. Che la guerra debba essere un’ultima risorsa, ad esempio, è un’altra considerazione importante per determinare la moralità di una data guerra. In tal senso, l’enciclica sostiene chiaramente «il principio che la forza armata deve essere usata come ultima risorsa nei casi di legittima difesa legittima». (197)

Inoltre, l’enciclica afferma anche certi principi relativi alla condotta giusta in guerra. Uno di essi implica il mantenimento della distinzione cruciale tra combattenti e non combattenti. Un altro è «il principio di proporzionalità nella risposta all’aggressione». (203)

In sintesi, se l’intenzione era dichiarare superata la teoria della guerra giusta, il Papa ha scelto un modo molto strano di procedere. In ogni caso, le numerose affermazioni dell’enciclica sui principi della guerra giusta servono solo a sottolineare la sua rilevanza continua nella riflessione morale della Chiesa sulla moralità della guerra.

Questo non significa negare la necessità di aggiornare il modo in cui si applicano questi principi duraturi della guerra giusta. Ma ciò vale per tutti gli aspetti della legge naturale, la cui applicazione concreta deve sempre tener conto, come dice il Catechismo, delle «diverse condizioni di vita secondo i luoghi, i tempi e le circostanze».

L’enciclica esprime in modo appropriato gravi preoccupazioni su alcune delle nuove circostanze, in particolare la prospettiva di impiegare armi autonome sul campo di battaglia guidate dall’IA. Richiama inoltre l’attenzione su ciò che definisce «forme ibride» di conflitto, compresi gli attacchi informatici e le campagne di disinformazione.

Un’altra questione urgente, a cui l’enciclica allude solo indirettamente, è l’uso di attori non statali come intermediari (proxies) per portare morte e distruzione a un nemico. Non è forse un’aggressione con altri mezzi? Se è così, quali sono le implicazioni per il modo in cui pensiamo alla legittimità dell’uso preventivo della forza militare contro chi conduce guerre non dichiarate di questo tipo?

Tutti questi problemi (e altri) sottolineano la necessità di un aggiornamento riflessivo delle condizioni in cui devono essere applicati i principi della guerra giusta. Se la teoria della guerra è superata, allora la risposta adeguata è aggiornarla, non scartarla.

Alcuni sono giunti troppo facilmente alla conclusione che con questa enciclica Papa Leone stia guidando la Chiesa verso il fronte pacifista. Ma questo presuppone che la Chiesa possa semplicemente mettere da parte le esigenze della legge naturale, i cui requisiti sostengono i principi della guerra giusta. Come ho cercato di dimostrare, una lettura attenta dell’enciclica non supporta tale conclusione.

La sfida per la Chiesa oggi è aggiornare —attraverso un maggiore sviluppo piuttosto che un abbandono— il suo insegnamento storico sulla guerra giusta. Adottare una posizione pacifista servirà solo a marginalizzare i fedeli cattolici dalle discussioni serie su un tema di importanza capitale, dove la saggezza morale della Chiesa è necessaria ora più che mai.

Sull’autore

Luis E. Lugo è un professore universitario in pensione e dirigente di fondazioni che scrive da Rockford, Michigan.

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