Multati per aver aiutato a salvare vite: il procuratore della California chiede oltre 20 milioni di dollari contro due organizzazioni pro-vita

Multati per aver aiutato a salvare vite: il procuratore della California chiede oltre 20 milioni di dollari contro due organizzazioni pro-vita

Due delle principali organizzazioni pro-life degli Stati Uniti si trovano ad affrontare un procedimento giudiziario che potrebbe comprometterne la continuità. Il procuratore generale della California, Rob Bonta, chiede oltre 20 milioni di dollari in sanzioni contro Heartbeat International e RealOptions per aver offerto informazioni e sostegno a donne che, dopo aver iniziato un aborto chimico, decidono di tentare di portare avanti la gravidanza attraverso un trattamento di reversione. I loro difensori sostengono che il caso trascende queste due entità e potrebbe creare un precedente per tutte le organizzazioni pro-life e di ispirazione religiosa del Paese.

Più di 20 milioni di dollari in multe

Il processo è iniziato questa settimana davanti alla Corte Superiore della contea di Alameda, quasi tre anni dopo che il procuratore ha presentato la denuncia, nel settembre 2023.

Bonta richiede una sanzione di 19,86 milioni di dollari contro Heartbeat International e un’altra di 640.000 dollari contro RealOptions. Entrambe le organizzazioni sono enti senza scopo di lucro che vivono di donazioni private e offrono assistenza alle donne incinte, inclusi sostegno materiale, consulenza e alternative all’aborto.

La Thomas More Society, incaricata della loro difesa, sostiene che multe di questa entità potrebbero provocare la chiusura di entrambe le organizzazioni.

Aiutano donne che si pentono di aver abortito

Il fulcro del contenzioso è il cosiddetto trattamento di reversione dell’aborto farmacologico, rivolto a donne che, dopo aver assunto la prima pillola abortiva, decidono di continuare la gravidanza.

L’aborto chimico viene solitamente effettuato con due farmaci. Il primo, il mifepristone, blocca l’azione del progesterone necessario per mantenere la gravidanza. Il secondo, il misoprostolo, provoca le contrazioni che portano a termine l’aborto.

La reversione consiste nella somministrazione di progesterone prima che venga ingerito il secondo farmaco. Diversi medici e associazioni come la American Association of Pro-Life Obstetricians and Gynecologists (AAPLOG), che riunisce migliaia di specialisti, sostengono che questo trattamento può consentire la continuazione della gravidanza se applicato tempestivamente. Altre organizzazioni mediche, tra cui l’American College of Obstetricians and Gynecologists (ACOG), ne mettono in dubbio l’efficacia e la sicurezza.

La denuncia non contesta il trattamento

Uno degli aspetti più sorprendenti del procedimento, secondo la difesa, è che lo Stato della California non sostiene che la reversione dell’aborto chimico sia illegale.

La denuncia si rivolge invece al modo in cui le organizzazioni comunicano l’esistenza di questo trattamento e diffondono testimonianze di donne che sono riuscite a portare avanti la gravidanza. Il procuratore ritiene che tali testimonianze costituiscano pubblicità commerciale e siano quindi soggette alla legislazione statale sulla pubblicità ingannevole e sulla concorrenza sleale.

La Thomas More Society rifiuta questa interpretazione e sostiene che Heartbeat International e RealOptions non svolgono attività commerciali, ma offrono gratuitamente assistenza alle donne incinte come parte della loro missione pro-life ispirata a principi cristiani.

La difesa assicura che non esiste alcuna vittima

Dopo quasi tre anni di indagini e di fase probatoria, la difesa afferma che lo Stato della California non ha presentato alcuna donna che dichiari di essere stata danneggiata dall’operato delle organizzazioni convenute.

«Lo Stato non ha identificato nemmeno una donna che affermi di aver subito danni, di essere stata ingannata o anche solo di essere rimasta insoddisfatta», sostiene la Thomas More Society, che assicura che durante il procedimento sono emerse solo madri grate per l’aiuto ricevuto.

Inoltre, il procuratore chiede multe fino a 5.000 dollari per ogni donna che ha contattato queste organizzazioni per informarsi sul trattamento di reversione, una richiesta che la difesa considera sproporzionata.

Un processo con conseguenze per tutto il movimento pro-life

Al di là della situazione di Heartbeat International e RealOptions, il caso è seguito con attenzione dalle organizzazioni pro-life di tutto gli Stati Uniti.

La Thomas More Society ritiene che una sentenza favorevole alla Procura potrebbe aprire la strada a nuove azioni contro enti religiosi e organizzazioni senza scopo di lucro che informano su alternative all’aborto o diffondono testimonianze legate alla loro attività assistenziale.

Secondo la difesa, il procedimento solleva anche interrogativi sull’applicazione della stessa legislazione californiana, poiché la normativa statale riconosce la protezione di chi aiuta una donna incinta a esercitare i propri diritti. Secondo le organizzazioni convenute, tra questi diritti rientra anche quello di portare avanti la gravidanza quando una donna decide di non proseguire con l’aborto farmacologico.

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