Sacerdoti cinesi distribuiscono propaganda del Partito Comunista nelle chiese per promuovere la «sinizzazione» della fede

Sacerdoti cinesi distribuiscono propaganda del Partito Comunista nelle chiese per promuovere la «sinizzazione» della fede
Iglesia del Salvador, China | Foto: Clarín

La campagna di controllo ideologico promossa dal regime di Xi Jinping ha compiuto un nuovo passo con l’entrata in vigore, il prossimo 1° luglio, di una legge che obbligherà le comunità religiose a rafforzare l’identità nazionale cinese e a promuovere attivamente l’adesione ai principi politici del Partito Comunista. La misura riguarda direttamente la Chiesa cattolica riconosciuta dallo Stato ed è già in fase di diffusione nelle parrocchie e nelle comunità ecclesiali di diverse regioni del Paese.

Secondo quanto denunciato dalla rivista specializzata Bitter Winter, sacerdoti dell’Associazione Patriottica Cattolica Cinese hanno partecipato recentemente a eventi tenuti nella Mongolia Interna per spiegare ai fedeli il contenuto della nuova Legge per la Promozione dell’Unità e del Progresso Etnici, considerata da numerosi osservatori come un nuovo strumento per accelerare la «sinizzazione» delle religioni.

Sacerdoti che promuovono le direttive del regime nelle parrocchie

Le immagini diffuse da Bitter Winter mostrano sacerdoti che distribuiscono opuscoli sulla nuova legislazione nel cortile di una chiesa della Mongolia Interna, una regione particolarmente sensibile per la presenza di minoranze etniche e per le tensioni emerse negli ultimi anni a causa delle politiche di assimilazione culturale promosse da Pechino.

Foto: Weibo

Durante l’evento, i religiosi hanno illustrato le linee guida del Partito Comunista in materia etnica e hanno invitato i fedeli a sviluppare ciò che le autorità definiscono «coscienza nazionale, civica e giuridica».

Secondo la pubblicazione, il messaggio trasmesso è stato inequivocabile: la vita parrocchiale, la formazione dei credenti e l’attività delle comunità cattoliche devono allinearsi pienamente alle priorità politiche dello Stato.

La stessa Associazione Patriottica Cattolica Cinese è diventata uno dei principali promotori di questa campagna, diffondendo materiali di supporto alla nuova normativa e promuovendo attività volte a rafforzare l’adesione dei fedeli agli obiettivi del Partito.

La nuova legge rende la sinizzazione un obbligo legale

Sebbene le autorità presentino la legge come un’iniziativa volta a favorire l’unità nazionale e l’uguaglianza tra i 56 gruppi etnici riconosciuti dallo Stato, organizzazioni internazionali e difensori dei diritti umani sostengono che il suo vero scopo sia consolidare giuridicamente le politiche di assimilazione promosse da Xi Jinping.

La norma incorpora nell’ordinamento giuridico cinese la strategia di «sinizzazione» delle minoranze etniche e religiose, un programma che mira a subordinare le identità culturali, linguistiche e spirituali a un’identità nazionale omogenea definita dal Partito Comunista.

Nella pratica, ciò comporta il rafforzamento dell’uso del mandarino, la riduzione della presenza delle lingue minoritarie e l’obbligo per le istituzioni religiose di collaborare attivamente alla costruzione di una coscienza nazionale unica.

«La religione deve adattarsi al socialismo»

Uno dei punti più controversi della nuova legislazione riguarda direttamente le comunità religiose. L’articolo 46 stabilisce che le organizzazioni religiose, i seminari e i luoghi di culto dovranno promuovere la coscienza di comunità della nazione cinese, perseverare nella sinizzazione delle religioni e orientare credenti e leader religiosi verso l’adattamento alla società socialista.

La norma richiede inoltre di favorire il patriottismo e contribuire all’armonia religiosa e sociale secondo i parametri stabiliti dal Partito Comunista.

La Commissione degli Stati Uniti per la Libertà Religiosa Internazionale (USCIRF) ha definito la sinizzazione religiosa promossa da Pechino come la «subordinazione completa dei gruppi religiosi» all’agenda politica del regime.

I cattolici delle minoranze etniche nel mirino

Le conseguenze della nuova normativa potrebbero farsi sentire soprattutto nelle regioni in cui le minoranze etniche conservano una forte identità culturale e religiosa.

Tra queste figurano la Mongolia Interna, lo Xinjiang, lo Yunnan e il Guizhou, territori in cui le autorità portano avanti da anni programmi di integrazione culturale e linguistica sempre più aggressivi.

Nella Mongolia Interna, scenario del recente evento denunciato da Bitter Winter, le proteste contro la riduzione dell’insegnamento in lingua mongola sono state frequenti negli ultimi anni.

La regione conta inoltre una presenza cattolica significativa, frutto dell’opera missionaria svolta nel XIX secolo.

In questo contesto, le autorità esigono che i fedeli assumano i cosiddetti «cinque riconoscimenti» promossi da Xi Jinping: identificazione con la patria cinese, la nazione cinese, la cultura cinese, il Partito Comunista e il cosiddetto «socialismo con caratteristiche cinesi».

L’accordo tra Roma e Pechino torna al centro del dibattito

La nuova offensiva ideologica riporta al centro della discussione l’accordo firmato tra la Santa Sede e la Cina nel 2018 sulla nomina dei vescovi.

Il patto, i cui termini restano riservati, è stato rinnovato per la terza volta nel 2024 e rimarrà in vigore fino al 2028.

I suoi sostenitori sostengono che abbia contribuito a ridurre le divisioni tra la Chiesa ufficiale e quella clandestina, permettendo a tutti i vescovi di ottenere contemporaneamente il riconoscimento di Roma e di Pechino.

Tuttavia, i suoi critici ritengono che l’accordo abbia concesso al Partito Comunista un’influenza crescente sulla vita interna della Chiesa e non abbia fermato la pressione esercitata sui cattolici che si oppongono a subordinare la fede agli interessi politici del regime.

Con circa dieci milioni di cattolici distribuiti tra la Chiesa ufficiale e quella clandestina, la Cina rimane uno degli scenari più complessi per la libertà religiosa nel mondo. L’entrata in vigore di questa nuova legge minaccia ora di approfondire ulteriormente la tensione tra la fedeltà alla Chiesa e le richieste di uno Stato che esige un’adesione ideologica sempre più assoluta.

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