Il cardinale Cobo celebra all’Almudena i 60 anni del Cammino Neocatecumenale

Il cardinale Cobo celebra all’Almudena i 60 anni del Cammino Neocatecumenale

Il cardinale arcivescovo di Madrid, José Cobo, ha presieduto questo sabato nella cattedrale dell’Almudena l’Eucaristia con cui il Cammino Neocatecumenale ha commemorato i suoi sessant’anni di esistenza. La celebrazione, coincidente con la solennità della Santissima Trinità e alla vigilia della visita di Leone XIV alla capitale, è servita al porporato per ringraziare il percorso evangelizzatore dell’itinerario fondato da Kiko Argüello e Carmen Hernández e per sottolineare la comunione ecclesiale, l’integrazione diocesana e il rispetto della coscienza personale.

Ha concelebrato l’Eucaristia il cardinale Antonio María Rouco Varela, arcivescovo emerito di Madrid, e hanno assistito gli iniziatori del Cammino, Kiko Argüello e il presbitero Mario Pezzi. Prima delle letture, la responsabile María Ascensión Romero Antón ha pronunciato una breve predica sulla Parola. Tale intervento di un laico che predica durante la celebrazione della Messa si inserisce in una pratica abituale delle celebrazioni del Cammino che, in realtà, contrasta con il numero 66 dell’Istruzione Generale del Messale Romano —che riserva la predicazione omiletica al ministro ordinato ed esclude espressamente che venga affidata «a un laico»— e con il canone 767 §1. La lettera della Congregazione per il Culto Divino del 1° dicembre 2005 ha ammesso in queste comunità monizioni brevi prima delle letture, senza che possano assumere la forma di un’omelia; su tale fondamento si è venuta tollerando una modalità che per la generalità delle parrocchie non sarebbe permessa.

Dalle baracche di Palomeras alla cattedrale

Cobo ha collocato l’origine del Cammino «tra le baracche di Palomeras Altas», a Vallecas, sessant’anni fa, e lo ha descritto come «il seme del Vangelo» accolto dalla Chiesa di Madrid «all’alba del concilio». Non ha omesso il riferimento all’allora arcivescovo Casimiro Morcillo, «che vi ha riconosciuto una chiamata dello Spirito per l’evangelizzazione di tutta la Chiesa», né il ricordo dei fondatori:

«Non è un caso che sia sorto lì: Dio suole seminare le sue opere più feconde nei luoghi che il mondo guarda appena, e con persone concrete come Kiko, Carmen e tanti altri che sono venuti dopo.»

L’arcivescovo ha colto l’occasione per ricordare che la diocesi ha avviato la causa di canonizzazione di Carmen Hernández, scomparsa nel 2016 e cofondatrice dell’itinerario.

La Trinità come chiave ecclesiologica

Gran parte dell’omelia ha ruotato attorno al mistero trinitario come fondamento della comunione ecclesiale. Cobo ha ricordato, con la Lumen gentium, che «Dio ha voluto santificare e salvare gli uomini non isolatamente, ma costituendo un popolo che partecipasse alla comunione trinitaria», e ha sottolineato che la Chiesa «non è semplicemente un’organizzazione né una somma di persone; è comunione».

Da questo principio l’arcivescovo ha tratto una conseguenza pratica ribadita lungo tutto il testo: l’integrazione diocesana. «Dobbiamo continuare a compiere passi nuovi e creativi di integrazione nella pastorale diocesana a partire da ciascuna delle comunità, presenze e parrocchie», ha affermato.

Un invito a esaminare gli atteggiamenti, con parole di Leone XIV

Cobo ha ricordato che l’anniversario invita a «un continuo richiamo a rinnovare ed esaminare i nostri atteggiamenti e modi di procedere riguardo alla comunione ecclesiale», e ha citato a tal proposito un intervento del Pontefice al Cammino, datato 19 gennaio 2026:

«I carismi fruttificano e arricchiscono il Popolo di Dio quando sono «in comunione con gli altri doni presenti nella vita della Chiesa».»

Il cardinale ha insistito sul fatto che la varietà dei carismi «ha come finalità l’unità del corpo ecclesiale» e che questi «non sono proprietà esclusiva di chi li riceve ed esercita». La comunione, ha precisato, «non è omologazione né scomparsa delle differenze, ma evita ogni divisione, scontro o opposizione al diverso».

Il «sagrario» della coscienza

L’omelia ha dedicato anche un passaggio alla coscienza e alla libertà personale. Commentando Gaudium et spes 16, Cobo ha ricordato che la coscienza «è il nucleo più segreto e il sagrario dell’uomo in cui è solo con Dio»:

«Segreto. Sagrario. Solo con Dio. Nessuno ha il diritto di sostituirsi alla coscienza di nessuno, né di imporre la voce di Dio con la propria.»

L’arcivescovo ha aggiunto: «Oggi abbiamo una sensibilità particolare che ci obbliga a essere molto attenti a questi aspetti, rispettando sempre la sacralità di ogni coscienza e il cammino personale che ciascuno deve compiere», e ha invitato a rispettare «esquisitamente il cammino, la libertà e la coscienza di ogni persona» e «l’ascolto paziente di chi dubita».

«I conti dei risultati» non sono la misura del Regno

Nel tratto finale, e in chiave ormai della visita papale imminente, Cobo ha invitato a «alzare lo sguardo» e a non cercare «rifugio in porti sicuri», citando un’immagine di Francesco a La Civiltà Cattolica (2017) che, come ha ricordato, «ha ripetuto Papa Leone» davanti alla Facoltà Teologica di Puglia il 2 marzo scorso. L’arcivescovo ha messo in guardia dalla tentazione di misurare l’evangelizzazione dal suo rendimento:

«Il nostro premio non sono le risposte numerose; l’efficacia del Regno non imita l’efficacia aziendale dei «conti dei risultati». La nostra paga è essere stati scelti e inviati dal Signore.»

L’Eucaristia si è celebrata alla vigilia della visita di Leone XIV a Madrid, la cui processione del Corpus percorrerà le strade della capitale. Il testo integrale dell’omelia, diffuso dall’arcivescovado, viene riprodotto di seguito.


Omelia completa del cardinale Cobo

Eucaristia per il 60° anniversario del Cammino Neocatecumenale. Cattedrale dell’Almudena, 30 maggio 2026.

Sessant’anni fa, tra le baracche di Palomeras Altas, nacque un’esperienza che volle annunciare che Gesù Cristo continua a uscire incontro a ogni persona, specialmente a chi si sente dimenticato. Non è un caso che sia sorta lì: Dio suole seminare le sue opere più feconde nei luoghi che il mondo guarda appena, e con persone concrete come Kiko, Carmen e tanti altri che sono venuti dopo.

Quel seme, all’alba del concilio, fu accolto e discernuto dalla Chiesa di Madrid, grazie allo sguardo di Casimiro Morcillo, che vi riconobbe una chiamata dello Spirito per l’evangelizzazione di tutta la Chiesa. Sessant’anni dopo, rendiamo grazie per la fedeltà di Dio, che continua a suscitare cammini nuovi per annunciare il Vangelo e chiama la Chiesa ad affrontare le sfide di ogni epoca a partire dalla Parola di Dio, dalla vita liturgica e dalla comunità.

1.- Questa festa la celebriamo nella solennità della Santissima Trinità; è la solennità che ci parla dello stesso Dio: il mistero di tre Persone che vivono in comunione d’amore ed è il centro della nostra fede.

La fede in questo mistero ci porta a renderci conto che è lo stesso Dio che è entrato in comunione con noi. Perché siamo stati creati a immagine e somiglianza di questo Dio trino, comunione d’amore. In definitiva, portiamo nel nostro DNA la vocazione alla fraternità, alla convivenza e alla relazione interpersonale, alla comunione.

2.- Il mistero della Trinità si radica nel modo di essere della Chiesa

Per questo la Chiesa si comprende veramente solo quando guardiamo alla sua origine: nasce dall’amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Non è semplicemente un’organizzazione né una somma di persone; è comunione. Una comunione che affonda le sue radici nella Trinità e che si esprime nella ricchezza di vocazioni, carismi e ministeri che lo Spirito suscita per il bene di tutti.

Siamo un popolo pellegrino che cammina unito, imparando a vivere la diversità come un dono. Ogni comunità cristiana è chiamata a riflettere quell’unità che ha la sua fonte in Dio, in comunione anche con coloro che ci hanno preceduto nella fede e partecipano già alla pienezza del Regno.

Dal battesimo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo nasce la nostra identità come Popolo di Dio. Così avete vissuto l’impegno a puntare sulla rivitalizzazione del cammino battesimale e sull’importanza del laicato.

Lì Cristo ci riveste di sé stesso (cfr. Gal 3,27), ci rende figli di Dio per mezzo dello Spirito, da cui nasce la Chiesa (cfr. Sinodo, Documento Finale, 15).

Come ricordò il Concilio, Dio volle santificare e salvare gli uomini non isolatamente, ma costituendo un popolo che partecipasse alla comunione trinitaria. (LG 9)

Per questo la comunione della Chiesa non si vive in modo astratto. Prende corpo in una realtà concreta: la diocesi, che è una porzione del Popolo di Dio affidata a ogni vescovo e che fa parte dell’unica Chiesa di Cristo. (SC 26). Una Chiesa diocesana che siete chiamati a edificare e a cui collaborare cordialmente.

Oggi lo rinnoviamo, perché è lì che la fede diventa comunità, missione e servizio. Con questo cammino intrapreso dobbiamo continuare a compiere passi nuovi e creativi di integrazione nella pastorale diocesana a partire da ciascuna delle comunità, presenze e parrocchie.

3.- Il contemplare, in questo anniversario, il mistero della Trinità suggerisce un continuo richiamo a rinnovare ed esaminare i nostri atteggiamenti e modi di procedere riguardo alla comunione ecclesiale nel cammino quotidiano della vita delle vostre comunità in questa Chiesa locale, come vi ricordava il Santo Padre recentemente (19.01.2026).

È un invito a vivere la vostra spiritualità, il vostro carisma come dono dello Spirito lontano da ogni chiusura, come costruttori e testimoni della comunione, riflesso della Trinità nella comunione del corpo di Cristo che è la Chiesa.

Una comunione che non è omologazione né scomparsa delle differenze, ma che evita ogni divisione, scontro o opposizione al diverso; ricordare sempre che la varietà dei carismi, che ha origine nella libertà dello Spirito Santo, ha come finalità l’unità del corpo ecclesiale; non sono proprietà esclusiva di chi li riceve ed esercita, ma sono donati per «il bene comune» (1 Cor 12,7) di tutto il corpo della Chiesa. (cfr. Sinodo, Documento Finale, 57)

I carismi fruttificano e arricchiscono il Popolo di Dio quando sono «in comunione con gli altri doni presenti nella vita della Chiesa». (Leone XIV, 19/01/2026)

Il Sinodo ha insegnato che il camminare insieme nella diversità di carismi e ministeri è un segno efficace della presenza dell’amore e della misericordia di Dio Padre in Cristo. (cfr. Sinodo, Documento finale, 120)

4.- I testi che oggi ci propone la liturgia sono, ancora una volta, richiami del Signore per il nostro presente. Ci invitano a guardare al futuro con speranza e a continuare a camminare insieme in una Chiesa sinodale e missionaria, che si concretizza in ogni Chiesa diocesana.

Il libro dell’Esodo ci rivela il nome più profondo di Dio: compassionevole e misericordioso (Es 34,5). Gesù, camminando con l’umanità, ci insegna il volto di quella misericordia rivelandoci Dio come Padre, un amore che cerca, perdona e rialza sempre. Per questo tutti noi abbiamo sperimentato quella misericordia che ci insegna a vivere non dal giudizio o dalla superiorità, ma dall’umiltà di saperci peccatori amati e salvati.

Il Vangelo ci ricorda che tutti viviamo della grazia ricevuta. Solo da questa esperienza possiamo costruire comunità veramente evangeliche, dove ogni persona sia accolta con la stessa pazienza, tenerezza e compassione con cui Dio ci accoglie. Di fronte alla tentazione di giudicare chi pensa o vive la fede in modo diverso, siamo chiamati a ricordare che la misericordia è il fondamento della nostra vita cristiana.

Sapete bene che nell’annuncio del Vangelo non può mai mancare questa dimensione della misericordia, come cuore e centro della predicazione, che riempie il cuore di sentimenti di libertà interiore e di speranza. Questo è tutto un cammino anche personale.

Dio ci abbraccia in Cristo, e ci chiede di rispettare esquisitamente il cammino, la libertà e la coscienza di ogni persona. In verità sappiamo, con San Paolo, che «dove c’è lo Spirito del Signore, lì c’è libertà» (2 Cor 3,17).

Quella santa libertà ci ricorda, con il Concilio Vaticano II, che la coscienza «è il nucleo più segreto e il sagrario dell’uomo in cui è solo con Dio» (GS 16). Segreto. Sagrario. Solo con Dio.

Nessuno ha il diritto di sostituirsi alla coscienza di nessuno, né di imporre la voce di Dio con la propria.

Oggi abbiamo una sensibilità particolare che ci obbliga a essere molto attenti a questi aspetti, rispettando sempre la sacralità di ogni coscienza e il cammino personale che ciascuno deve compiere.

La centralità della misericordia fa sì che ciascuno di noi, sentendosi atteso e accolto dall’abbraccio paterno, si senta degno, perché lo stesso Dio ci restituisce la dignità di suoi figli, facciamo festa con Lui e ci lasciamo regalare l’anello della famiglia dei figli di Dio, come chi riceve il figlio prodigo.

Si tratta di una misericordia che in Gesù abbraccia anche ogni sofferenza e ogni disgrazia umana; si fa ricerca, accoglienza, consolazione per chi non ha speranza: «Venite a me voi tutti che siete stanchi e oppressi e io vi ristorerò» (Mt 11,28). La sua misericordia accoglie la persona nella sua totalità. E ci insegna a guardare con compassione là dove c’è dolore e angoscia, senza senso e ricerca; ci insegna chi è il nostro «prossimo» per offrirgli accoglienza, ascolto, cura.

Questo è centrale, perché anche questi atteggiamenti e queste azioni sono annuncio di Gesù, che si definì per le sue opere di carità, quando gli chiesero chi era: dite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi vedono, i lebbrosi sono purificati, i poveri sono evangelizzati… (cfr. Lc 7,18-23).

5.- La Chiesa di Madrid e il suo vescovo vogliono ringraziare il Cammino Neocatecumenale per il suo cammino evangelizzatore, in questi 60 anni, in tanti ambienti di questa città.

In questa Chiesa avete mosso i primi passi umili e poveri nel quartiere di Palomeras a Vallecas, come il seme del Vangelo, accompagnati dalla Chiesa sempre Madre e Maestra, sempre vicina per animare e talvolta correggere.

Rendiamo grazie a Dio con voi, in modo particolare per l’evangelizzazione delle famiglie e di quanti vi siete lasciati toccare dall’annuncio della bellezza del Vangelo.

Grazie per questo cammino in cui avete condiviso con generosità la missione di questa Chiesa che peregrina a Madrid. Non sono mancati i gesti di santità tra voi e ci rallegriamo di aver avviato, nella nostra diocesi, la causa di canonizzazione di Carmen.

6.- Alla vigilia della visita del Papa, la Parola di Dio ci incoraggia ad accogliere l’invito a «alzare lo sguardo» nell’annuncio dell’amore di Dio al mondo: Dio ha mandato il suo Figlio nel mondo, non per giudicarlo ma per salvarlo, (cfr. Gv 3,17) come abbiamo appena ascoltato nel Vangelo.

Avvolti da tutta la Chiesa, è il momento di «Alzare lo sguardo», Duc in altum, (Lc 5,4) senza paura di abbandonare la riva sicura, dove ci troviamo riconosciuti e applauditi.

Il cattolico non deve avere paura del mare aperto, non deve cercare rifugio in porti sicuri», come diceva Papa Francesco (a La Civiltà Cattolica, 9/02/2017) e ha ripetuto Papa Leone. (alla Facoltà Teologica di Puglia, 2/03/2026)

Il discepolo missionario si arrischia a portare la barca in alto mare, può anche sperimentare il fallimento di faticare tutta la notte senza prendere nulla; perché l’invio, la missione, comporta annunciare Gesù, ma non il rimanere soddisfatti per l’abbondanza della pesca.

Il nostro premio non sono le risposte numerose; l’efficacia del Regno non imita l’efficacia aziendale dei «conti dei risultati». La nostra paga è essere stati scelti e inviati dal Signore.

Per questo, non abbiate difficoltà a entrare in dialogo con la nostra società nelle sue realtà più complesse, da cui non sempre ci si aspetta un frutto di conversione; perché l’annuncio mira a far conoscere Gesù e il suo Vangelo, ma rispettando la risposta e il cammino in libertà che ciascuno sceglie per concretizzare quella risposta.

Impiegare tempo nell’ascolto paziente di chi dubita, nell’accoglienza di chi ha perso la speranza e cerca solo affetto e comprensione.

Alzare lo sguardo e accogliere l’invito che tutta la Chiesa rivolge per accogliere il Sinodo e costruire una Chiesa più capace di alimentare relazioni con il Signore, tra uomini e donne, nelle famiglie, nelle comunità, tra tutti i cristiani, nei gruppi sociali, convinti che questo compito è decisivo per la testimonianza che il Popolo di Dio è chiamato a dare nella storia. (cfr. Documento finale, 50)

Gesù non respinge nessuno, ma si ferma, accoglie e ascolta ogni persona là dove si trova la sua storia e la sua libertà (cfr. ibidem, 51).

Sessant’anni dopo quel piccolo seme, la Chiesa di Madrid rende grazie a Dio con voi e vi incoraggia a continuare ad annunciare, con umiltà e gioia, che Cristo è risorto, che Dio ama ogni persona e che insieme rinnoveremo i cammini e le sfide che questo Dio Trinità ci presenta.

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