La Conferenza Episcopale Francese ha alzato la voce contro una proposta di legge che sarà discussa lunedì 1 giugno all’Assemblea Nazionale e che, secondo quanto denunciano i vescovi, potrebbe mettere a rischio sia il segreto della confessione sia l’autonomia dell’insegnamento cattolico. L’iniziativa, promossa dal gruppo parlamentare dell’ex primo ministro Gabriel Attal con l’argomento di rafforzare la protezione dei minori contro la violenza in ambito scolastico, ha provocato la reazione pubblica dell’episcopato francese.
Secondo quanto riferito da Le Figaro, i vescovi esprimono la loro «grande preoccupazione» per diverse disposizioni del testo, ritenendo che incidano su libertà fondamentali come la libertà di culto, la libertà di coscienza e la libertà di insegnamento. Sebbene la Chiesa francese sostenga gli sforzi per prevenire gli abusi e proteggere i minori, avverte che alcuni articoli vanno ben oltre tale obiettivo.
Il segreto della confessione nel mirino
La principale preoccupazione dei vescovi riguarda l’articolo 9 della proposta legislativa. Il testo intende obbligare i ministri di culto a denunciare qualsiasi caso di violenza contro minori di cui vengano a conoscenza, anche quando tale informazione sia stata ricevuta nell’esercizio del loro ministero sacerdotale.
La proposta specifica espressamente che nessun richiamo al segreto della confessione potrebbe opporsi a tale obbligo di denuncia.
Questa questione riguarda uno dei pilastri fondamentali del sacramento della riconciliazione. Il segreto sacramentale è considerato assolutamente inviolabile e la sua violazione comporta le sanzioni canoniche più gravi per un sacerdote.
I vescovi ricordano inoltre che l’ordinamento giuridico francese ha storicamente riconosciuto la protezione del segreto professionale dei ministri di culto. In tal senso, fanno riferimento al caso di monsignor Pierre Pican, vescovo di Bayeux e Lisieux, la cui situazione fu analizzata dalla giustizia francese all’inizio del secolo. La giurisprudenza confermò allora l’obbligo dei ministri religiosi di mantenere il segreto su quanto appreso nell’esercizio del loro ministero.
La Chiesa insiste sul fatto che questa difesa del sigillo sacramentale non significa coprire reati né impedire l’azione della giustizia. Anzi, ricorda che le norme ecclesiastiche obbligano a denunciare e ad agire contro gli abusi conosciuti al di fuori del contesto della confessione sacramentale, una linea rafforzata durante il pontificato di Francesco.
Nuovi controlli sull’insegnamento cattolico
La seconda grande preoccupazione dell’episcopato riguarda l’istruzione. Il progetto prevede di ampliare significativamente le competenze di vigilanza dello Stato sulle scuole private convenzionate, tra cui i collegi cattolici.
Finora i controlli si concentravano principalmente sulla verifica del rispetto dei programmi scolastici ufficiali. La nuova normativa permetterebbe di estendere tali ispezioni a tutti gli ambiti della vita degli istituti, compreso il loro cosiddetto «carattere proprio», ovvero quegli elementi che esprimono la loro identità specifica.
In pratica, la misura potrebbe riguardare questioni legate alla formazione morale, all’educazione affettivo-sessuale o alla trasmissione dell’antropologia cristiana, ambiti in cui i collegi cattolici mantengono criteri propri ispirati alla dottrina della Chiesa.
Secondo quanto avvertono i vescovi, il rafforzamento dei meccanismi di controllo potrebbe persino sfociare in sanzioni amministrative o nella chiusura degli istituti.
Timore di una maggiore tutela statale
La proposta prevede inoltre la creazione di un Consiglio Accademico dell’Insegnamento Privato destinato a rafforzare la capacità di vigilanza dello Stato su questi istituti.
Diversi responsabili dell’insegnamento cattolico interpretano questa misura come un ulteriore passo verso una crescente tutela statale sulle scuole convenzionate, riducendo progressivamente il margine di autonomia che storicamente hanno conservato all’interno del sistema educativo francese.
Per questo motivo, la Conferenza Episcopale Francese ha deciso di intervenire pubblicamente prima del dibattito parlamentare per segnalare ciò che considera una minaccia simultanea alla libertà religiosa e alla libertà educativa.
Sebbene i vescovi riconoscano la necessità di combattere ogni forma di violenza contro i minori, sostengono che la protezione dei bambini non possa diventare un pretesto per indebolire diritti fondamentali che fanno parte del quadro democratico francese e della stessa tradizione giuridica della Repubblica.