InfoVaticana ha avuto accesso in esclusiva a un altro audio in cui mons. Jordi Bertomeu Farnós, ufficiale del Dicastero per la Dottrina della Fede e commissario apostolico per la liquidazione del Sodalicio de Vida Cristiana, descrive il Perù —il Paese in cui opera con mandato pontificio— come «una giungla» in cui ognuno deve «arrangiarsi come può». Le parole, pronunciate in tono colloquiale e disinvolto, ritraggono con una franchezza insolita la mentalità con cui il funzionario tortosino affronta una missione che, a questo punto, nessuno nella Curia si azzarda più a difendere senza riserve.
La trascrizione letterale del frammento è la seguente:
«Immaginati ora in Perù. Cosa fai in Perù. Be’, è molto facile criticare con occhi da primo mondo, lo so che è totalmente scorretto, politicamente scorretto… ma è così, quello che succede in un Paese come il Perù, dove quello è una foresta, è una giungla, e arrangiati come puoi. Poi dici: senti Jor, che vuoi giustificare tutto… ma è vero che ci sono errori che si potevano evitare, ma non è così facile».
È la logica continuazione di un pattern discorsivo in cui Bertomeu, non appena si allontana dal microfono istituzionale, si permette di parlare del Paese che lo accoglie con un suprematismo improprio di qualsiasi funzionario diplomatico e, molto più ancora, di un sacerdote inviato in nome del Papa per riparare il danno causato ad alcune vittime peruviane di abusi ecclesiastici.
Un emissario del Papa che disprezza il Paese che investiga
Che il commissario pontificio per un caso in Perù consideri il Perù «una giungla» in cui ognuno «si arrangia come può» non è un’opinione privata che possa essere separata dalla sua funzione. Bertomeu non è questi giorni a Lima come turista. È a Lima in virtù di un mandato pontificio esplicito, conferito prima dal Papa Francesco e poi confermato da Leone XIV, per liquidare canonicamente il Sodalicio, i suoi rami (Fraternità Mariana della Riconciliazione, Servi del Plan de Dios, Movimento di Vita Cristiana) e, specialmente, per ascoltare le vittime e articolare la loro riparazione.
Cioè: il sacerdote che chiama «giungla» il Perù è la stessa persona a cui le vittime peruviane devono raccontare, una a una, i peggiori momenti della loro vita. È la stessa persona che decide, in ultima istanza, quali denunce si sollevano a Roma, quali fascicoli si archiviano, quali riparazioni economiche si propon<|eos|>