Pastori «sinodali» attaccano le pecore

Pastori «sinodali» attaccano le pecore
Leo XIV meeting with James Martin, S.J., at the Vatican, Sept. 1, 2025. [Source: Vatican News]

Di P. Gerald E. Murray

La Chiesa Cattolica è abituata agli attacchi contro il suo insegnamento. La storia delle eresie nel corso dei secoli rivela gli sforzi incessanti di coloro che cercano di sostituire la dottrina cattolica con vari errori. A ciò che la Chiesa solo recentemente ha iniziato ad abituarsi sono gli attacchi contro il suo insegnamento provenienti da alcuni dei suoi pastori, specialmente dalle incessanti pronunciamenti che emanano dall’ufficio del Sinodo dei Vescovi.

L’ultima imposizione del Sinodo è il recentemente pubblicato sostegno totale allo stile di vita omosessuale nel Rapporto Finale del Gruppo di Studio Numero 9: «Criteri teologici e metodologie sinodali per il discernimento condiviso di questioni dottrinali, pastorali ed etiche emergenti».

Questo rapporto tenta di scartare l’insegnamento cattolico sull’immoralità intrinseca degli atti omosessuali —e sulla natura disordinata dell’inclinazione omosessuale— stigmatizzando detto insegnamento come l’espressione di un «paradigma» obsoleto in cui non ci si può più fidare per comunicare la volontà di Dio al suo popolo.

Il dizionario Merriam-Webster definisce paradigma come «un quadro filosofico e teorico di una scuola o disciplina scientifica all’interno del quale si formano le teorie, le leggi e le generalizzazioni, nonché gli esperimenti condotti a loro supporto». Descrivere l’insegnamento cattolico utilizzando l’analogia di un quadro su cui si dispongono teorie ed esperimenti è degradarlo dal regno della verità a essere solo un approccio possibile per presentare la rivelazione di Dio. Gesù disse: «Io sono la Via, la Verità e la Vita» (Gv 14, 6). È quello un paradigma che necessita di miglioramenti?

Il rapporto include due appendici, che sono testimonianze sotto forma di intervista. Due uomini cattolici (il primo portoghese, il secondo statunitense), ciascuno descrivendosi con orgoglio come sposato con un uomo, nonostante la Chiesa Cattolica insegni che tale cosa è impossibile. Perché il Sinodo dei Vescovi pubblicherebbe interviste con uomini che respingono l’insegnamento cattolico sulla natura del matrimonio, ispirato com’è dallo Spirito Santo, come parte del suo sforzo per discernere l’azione dello Spirito Santo nella Chiesa oggi?

Il Rapporto Numero 9 ci dà la risposta: il Sinodo considera il cosiddetto matrimonio omosessuale una questione aperta:

Infine, ascoltando la Parola di Dio vissuta nella Chiesa, è necessario affrontare con parresía la questione attualmente ricorrente se si possa parlare di «matrimonio» in relazione alle persone con attrazioni verso lo stesso sesso, equiparando la loro relazione all’unione coniugale eterosessuale senza riconoscere le differenze. Queste includono, principalmente, l’evidente impossibilità della procreazione per se legata alla differenza sessuale, rispetto alla quale le tecniche di procreazione medicalmente assistita pongono difficoltà aggiuntive.

Ancora peggio, il Rapporto Numero 9 considera che tutto l’insegnamento cattolico è soggetto a cambiamenti:

La missione della Chiesa non è una questione di proclamare astrattamente e applicare deduttivamente principi che si stabiliscono in modo immutabile e rigido, ma di favorire un incontro vivo con la persona del Signore Gesù risorto, entrando in contatto con l’esperienza di fede vissuta del Popolo di Dio nella sua rilevanza personale e sociale, in relazione alle diverse situazioni della vita e ai molteplici contesti culturali. Solo la tensione feconda tra quanto stabilito nella dottrina della Chiesa e la sua pratica pastorale e le pratiche di vita in cui si verifica quanto stabilito, nell’esercizio della vita personale e comunitaria alla luce del Vangelo, esprime il dinamismo generativo della Tradizione: contro la tentazione dell’ossificazione sterile e regressiva di principi ed enunciazioni, di norme e regole, indipendentemente dall’esperienza degli individui e delle comunità.

Può «l’esperienza di fede vissuta del Popolo di Dio» annullare la dottrina della Fede? Benvenuti nell’abbraccio ecclesiale della «modernità liquida», in cui si getta via il realismo metafisico e la dittatura del relativismo e del soggettivismo sottomette tutto alla ridefinizione.

Ciò che è in gioco, come si comprende chiaramente, è il superamento del modello teorico che deriva la prassi da una dottrina «impacchettata», «applicando» principi generali e astratti alle situazioni concrete e personali della vita. Il compito, quindi, è riscoprire una circolarità feconda tra teoria e prassi, tra pensiero ed esperienza, riconoscendo che la stessa riflessione teologica procede dalle esperienze di «bene» iscritte nel sensus fidei fidelium.

Il Sinodo si è convertito nell’agente di distruzione della dottrina cattolica sponsorizzato ufficialmente dalla Santa Sede, la quale è disprezzata e scartata come principi deduttivi stabiliti in modo immutabile e rigido —enunciazioni sterili, regressive e ossificate—, come dottrine «impacchettate» che non sono altro che astrazioni e teorie.

Al loro posto, dobbiamo ascoltare «situazioni concrete e personali della vita» perché «la riflessione teologica in sé procede dalle esperienze di “bene” iscritte nel sensus fidei fidelium (senso della fede dei fedeli)».

La testimonianza dell’uomo cattolico omosessuale statunitense (Jason Steidl, autore di LGBTQ Catholic Ministry, Past and Present, la cui fotografia apparve in copertina su The New York Times con il suo «marito» che riceveva la benedizione dal P. James Martin, S.J. il giorno dopo la pubblicazione di Fiducia supplicans), dà un’idea chiara di dove crede il Sinodo che la riflessione teologica basata sull’esperienza personale condurrà la Chiesa:

La mia sessualità non è una perversione, un disturbo o una croce; è un dono di Dio. Ho un matrimonio felice e sano e sto fiorendo come cattolico apertamente gay. Mi ci sono voluti anni di preghiera, terapia e una comunità affermativa per arrivare qui, ma ringrazio Dio per la mia sessualità e la mia situazione nella vita… Essere un cattolico LGBTQ non è facile, e molti giorni mi duole il danno che la chiesa ha causato. Ma ho anche speranza. Ho assistito a una conversione durante il pontificato del Papa Francesco a livello locale e universale della chiesa, e spero di aiutare a edificare il corpo di Cristo che rifletta il ministero di guarigione e inclusione di Gesù.

L’ufficio del Sinodo ha deciso di pubblicare l’affermazione di un attivista dello stile di vita omosessuale che dice: «Conosco molti sacerdoti che sono stati attaccati per il loro sostegno alle persone LGBTQ… sono raggiunti dalle frecce dell’odio dell’omofobia». È questa affermazione un esempio del «senso della fede dei fedeli»? O un ripudio della Fede di Cristo a favore dell’immoralità?

Questa sovversione distruttiva sponsorizzata dal Vaticano deve finire ora. Le anime sono in pericolo per le false insegnamenti scandalose che propaga il Sinodo. Il Papa Leone deve rafforzare i fratelli nella Fede ponendo fine a questo tradimento velenoso alla verità di Dio.

Sull’Autore

Il Rev. Gerald E. Murray, J.C.D., è avvocato canonista e parroco della chiesa di St. Joseph nella città di New York. Il suo nuovo libro (con Diane Montagna), Calming the Storm: Navigating the Crises Facing the Catholic Church and Society, è già disponibile.

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