Nuevi pareri giuridici incorporati nelle cause contro l’accordo firmato tra Félix Bolaños e il cardinale José Cobo sul futuro della Valle de los Caídos mettono in discussione sia la validità canonica del patto sia la legalità del progetto di risignificazione promosso dal Governo.
I rapporti, a cui ha avuto accesso Religión Confidencial, sostengono che il cardinale arcivescovo di Madrid non aveva competenza per firmare accordi a nome dell’abbazia della Santa Cruz e avvertono inoltre che qualsiasi tentativo di imporre usi civili sulla Basilica violerebbe il Concordato con la Santa Sede e l’articolo 16 della Costituzione spagnola.
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I pareri fanno parte della documentazione presentata nelle azioni giudiziarie aperte contro l’accordo firmato a marzo del 2025 tra il ministro della Presidenza e l’arcivescovo di Madrid, che ha permesso di avviare il concorso internazionale di idee per la risignificazione della Valle de Cuelgamuros.
Il Priore sarebbe l’unico legittimato a rappresentare l’abbazia
Secondo il parere, l’abbazia fu eretta direttamente da Pio XII mediante la Lettera Apostolica Stat Crux del 1958 come un’abbazia sui iuris, cioè autonoma ed esente. Tale condizione implica che non dipende giuridicamente né dall’arcivescovo di Madrid, né dalla Conferenza Episcopale Spagnola, né persino dalla Segreteria di Stato vaticana, ma unicamente dal Romano Pontefice e dalle sue proprie autorità legittime.
I giuristi sostengono che, conformemente al Diritto Canonico, l’unico legittimato ad agire giuridicamente a nome dell’abbazia è l’abate o il priore amministratore. Perciò, l’accordo firmato tra Bolaños e Cobo mancherebbe di validità canonica essendo stato sottoscritto da un’autorità incompetente a rappresentare la comunità benedettina della Valle.
Il rapporto ricorda inoltre che l’amministrazione di determinati beni legati alla Fundación de la Santa Cruz del Valle de los Caídos fu affidata espressamente al priore benedettino negli accordi fondazionali del 1958.
La Basilica può avere solo uso religioso
Il secondo parere si concentra su un altro degli aspetti più controversi del progetto governativo: la pretesa di compatibilizzare il culto religioso con un uso “civile e laico” del complesso monumentale, inclusa la Basilica.
I giuristi ricordano che la Basilica della Santa Cruz fu eretta canonicamente da Pio XII come luogo esclusivo di culto e che, da allora, gode di protezione concordataria in virtù degli Accordi tra la Santa Sede e lo Stato spagnolo del 1979.
Secondo il rapporto, quegli accordi internazionali garantiscono l’inviolabilità dei luoghi di culto e il diritto della Chiesa di organizzare liberamente le sue attività religiose, senza distinguere chi detiene la proprietà civile dell’immobile.
Perciò, gli esperti considerano che sia la Ley de Memoria Democrática sia la nuova Fundación de Cuelgamuros entrerebbero in conflitto con il Concordato nel tentativo di introdurre usi civili all’interno di uno spazio protetto canonicamente e giuridicamente come tempio cattolico.
Lo Stato non può alterare unilateralmente la condizione della Basilica
I rapporti sottolineano inoltre che, conformemente al Codice di Diritto Canonico, un luogo sacro può perdere la sua condizione religiosa solo mediante decisione espressa dell’autorità ecclesiastica competente.
Ciò significa che, sebbene lo Stato modificasse o abrogasse norme civili relative alla Valle, la Basilica continuerebbe a essere giuridicamente un tempio cattolico finché la Santa Sede non decidesse formalmente di ridurla a usi profani.
Per i giuristi, lo Stato non può alterare unilateralmente tale situazione mediante legislazione interna, poiché gli accordi con la Santa Sede hanno rango di trattato internazionale e sono protetti inoltre dall’articolo 96 della Costituzione.
Gli esperti sostengono ugualmente che imporre un uso civile sulla Basilica influenzerebbe direttamente il diritto fondamentale di libertà religiosa riconosciuto nell’articolo 16 della Costituzione spagnola.
Nuovi argomenti contro la risignificazione della Valle
L’apparizione di questi pareri aggiunge nuovi elementi giuridici alla crescente battaglia sul futuro della Valle de los Caídos. Le cause presentate e diffuse da Religión Confidencial, mettono ora in discussione aspetti di fondo relativi alla competenza giuridica delle autorità ecclesiastiche implicate, l’autonomia canonica dell’abbazia benedettina e i limiti che il Concordato impone all’azione dello Stato sui luoghi di culto.