Di Joseph R. Wood
Il nuovo mese porta un trio nel mio calendario ecclesiastico: luna piena, il primo venerdì e la festa di San Giuseppe Operaio.
Il monitoraggio degli eventi astronomici nel mio calendario è un retaggio di tanto tempo fa, quando la Chiesa aveva la sua propria astrologia. Accettava la possibilità dell’influenza dei cieli sugli eventi terreni come cause naturali, allo stesso modo in cui l’orientamento relativo della terra rispetto al sole causa le stagioni, e il sole e la luna causano le maree.
La Chiesa ha sempre respinto un’astrologia deterministica che nega sia il libero arbitrio sia l’influenza provvidenziale negli affari umani. Gli astrologi furono spesso nemici pericolosi della Chiesa. Questo non ha mai impedito ai fraudolenti di rivendicare poteri profetici per leggere le stelle e truffare gli incauti. E non poche persone gettano ancora un’occhiata al loro oroscopo di tanto in tanto, qualcosa che nell’insegnamento della Chiesa appartiene alla stessa sfera delle carte del Tarot e delle tavole Ouija.
Ma le persone, sagge e stolte, sono sempre rimaste paralizzate dal potere della luna piena. Può darsi che non trasformi le persone in lunatici, ma la sua bellezza è difficile da ignorare. Colpisce i nostri cuori.
Mi rallegra che il mio calendario segnali l’arrivo di un’altra luna piena. I moderni hanno bisogno del promemoria di guardare in alto a volte.
La devozione del primo venerdì sorse dalla rivelazione delle promesse del Sacratissimo Cuore di Gesù a Santa Margherita Maria Alacoque alla fine del XVII secolo. A quel tempo, Copernico, Galileo e Keplero avevano già fornito una migliore comprensione delle cause e degli effetti fisici del sistema solare.
Questo non impedì alla gente di consultare gli astrologi, ma potrebbe averli resi più cauti nell’ammeterlo. La Chiesa aveva vinto la battaglia contro l’astrologia deterministica proprio quando iniziava una lunga lotta contro le pretese di un universo senza Dio, meccanicistico ed esclusivamente materiale.
Le devozioni del primo venerdì ci hanno aiutato a conservare la verità di un telos dato da Dio all’ordine dell’universo, che iniziò in una Creazione buona da un Creatore buono e si sviluppa attraverso la guida provvidenziale verso il suo fine in quel medesimo Creatore.
Rispetto alle lune piene, all’astrologia e alle promesse del primo venerdì, la festa di oggi di San Giuseppe Operaio è una novità nel mio calendario.
La devozione a Giuseppe tardò a svilupparsi nella Chiesa. Alcune fonti affermano che i cristiani orientali presero l’iniziativa nei primi secoli della Chiesa. Aquino sottolineò la necessità del ruolo di Giuseppe. Ma scrivendo nel XIV secolo, Dante non lo menziona tra i beati nel Paradiso. La sua festa del 19 marzo fu aggiunta al calendario universale solo nel XV secolo.
Come spiega Elizabeth Lev nel Magnificat di questo mese, nel XVII secolo si verificò un «cambiamento sismico nelle rappresentazioni artistiche di San Giuseppe». Da essere raffigurato «come un geriatrico debilitato, essenzialmente inoffensivo per le donne», gli artisti trasformarono San Giuseppe in un uomo più giovane, vigoroso e credibile come protettore di Maria e Gesù, forse nella pienezza della sua vita lavorativa.
La devozione a Giuseppe crebbe rapidamente. Nel 1870, il Papa Pio IX lo dichiarò Patrono e Guardiano della Chiesa Universale, un titolo potente se ce n’è uno, e aggiunse una seconda festa.
Nel 1955, il Papa Pio XII spostò la seconda festa al 1º maggio e la nominò per San Giuseppe come Operaio. Questo è un esempio raro, forse unico, di una festa collocata nel calendario in risposta alle maree politiche secolari. Doveva coincidere con la Festa Internazionale dei Lavoratori, offrendo un’alternativa cattolica alle celebrazioni dei movimenti marxisti atei.
La festa di oggi è una memoria facoltativa, ma ha un peso superiore per molti cattolici che amano questo riconoscimento della santità di un umile carpentiere o costruttore di case.
«L’Operaio» è uno dei molti titoli che porta San Giuseppe. Sentiamo parlare di San Giuseppe il Silenzioso, che non dice nulla nei Vangeli ma agisce prontamente al comando divino. Il «San Giuseppe Dormiente» è un tema ricorrente per gli artisti.
C’è un altro titolo possibile che suggerisce un aspetto vitale della vita di Giuseppe, in armonia con il suo lavoro e il suo silenzio: San Giuseppe il Contemplativo.
I Padri del Deserto mantennero le loro vite eremitiche e spirituali sulla retta via partecipando al tipo di lavoro manuale che San Giuseppe aveva praticato. I monaci benedettini presero come etica l’ora et labora, «prega e lavora». Il loro opus Dei o «opera di Dio» originale era e rimane la Liturgia delle Ore. E assegnavano tempo allo studio, così come al lavoro manuale nei campi o nei mestieri che sostenevano il monastero.
Quella autosufficienza, lontana dal mondo, era essenziale per San Benedetto nella sua Regola per i monasteri, allo stesso modo in cui Giuseppe fu guidato a Nazaret, lontano dalle autorità civili, che avrebbero minacciato Cristo nella sua infanzia.
A differenza degli attuali «lavoratori della conoscenza», consumati da compiti intellettuali, prestigio e avanzamenti in corporazioni, agenzie governative, università e studi legali, i contemplativi hanno solitamente combinato il tipo di lavoro manuale di San Giuseppe con la preghiera e lo studio.
San Carlo di Foucauld enfatizzò la natura contemplativa della Sacra Famiglia. Ci esorta a «riservare alcune ore per la pura Adorazione e Contemplazione di Gesù, come fecero Maria e Giuseppe a Betlemme e Nazaret».
Il modello della vita contemplativa lungo la storia della Chiesa segue la vita della contemplativa Sacra Famiglia. San Carlo ci esorta, come Giuseppe imbarcato nella fuga in Egitto, a «fare ciò che Dio vuole, ma farlo come lo fecero Maria e Giuseppe, con gli occhi fissi su Gesù e le anime sempre unite a lui».
Forse i Tre Magi che visitarono Gesù a Betlemme, a volte caratterizzati come astrologi, insegnarono a Giuseppe qualcosa sulla contemplazione della Causa reale dell’universo, annunciata da una stella. Giuseppe morì, secondo la tradizione, prima del venerdì che sarebbe stato conosciuto come Venerdì Santo, con i primi venerdì che ne sarebbero derivati più tardi.
Ma in tutti gli eventi della sua vita, San Giuseppe Operaio, Silenzioso e Contemplativo, dovette guardare in alto occasionalmente dopo una dura giornata per apprezzare la bellezza di una luna piena, mentre custodiva e contemplava Colui per opera del quale fu creata e sarebbe stata, come tutta la Creazione, redenta.
Dell’autore
Joseph Wood è assistente professore in filosofia presso la Catholic University of America. È un filosofo pellegrino e un eremita accessibile.