Il Difensore del Popolo ha chiarito in una risoluzione datata 14 aprile 2026 —quando il sistema di riparazione per le vittime di abusi nel contesto ecclesiale iniziava a essere operativo— che l’accordo firmato con la Chiesa non ha carattere giuridico vincolante, ma si tratta di un “protocollo generale di azione senza effetti giuridici”.
Una chiarificazione successiva alla firma dell’accordo
La precisazione arriva dopo che il 30 marzo scorso è stato firmato un accordo tra il Ministero della Presidenza, il Difensore del Popolo, la Conferenza Episcopale Spagnola e la Conferenza Spagnola dei Religiosi per organizzare il sistema di riconoscimento e riparazione delle vittime.
Quel meccanismo è entrato in vigore a metà aprile. È in quel contesto che il Difensore del Popolo fissa ora la sua posizione sulla natura giuridica dell’accordo.
Secondo la risoluzione, alla quale ha avuto accesso Religión Confidencial, non esiste alcun convenzione con la Chiesa, ma solo un protocollo che “comporta dichiarazioni di intenti” e “non implica la formalizzazione di impegni giuridici concreti ed esigibili”.
Differenza tra convenzione e protocollo
Il documento insiste nel distinguere tra le due figure. Mentre una convenzione amministrativa implica obblighi legali tra le parti, il protocollo —secondo la Ley 40/2015— si limita a esprimere una volontà di collaborazione senza effetti giuridici.
La stessa clausola dell’accordo firmato stabilisce che non genera obblighi esigibili, il che permette al Difensore del Popolo di sottolineare che la sua indipendenza istituzionale rimane intatta.
Riaffermazione dell’indipendenza istituzionale
Nella stessa risoluzione, l’istituzione ricorda che l’articolo 6.1 della sua legge organica rimane pienamente vigente. Questo stabilisce che il Difensore del Popolo “non sarà soggetto a alcun mandato imperativo” e che “non riceverà istruzioni da alcuna autorità”.
In questo modo, l’organismo sottolinea che la sua partecipazione al sistema di riparazione non implica subordinazione né vincolo giuridico con nessuna delle parti firmatarie, inclusa la Chiesa.
Partecipazione a un sistema già in funzionamento
Nonostante quella chiarificazione, il Difensore del Popolo fa parte del sistema progettato per il riconoscimento delle vittime, in cui interviene insieme alle autorità pubbliche e alle istituzioni ecclesiali.
Il protocollo firmato articola un meccanismo concreto di azione, in cui il Difensore partecipa alla valutazione dei casi, mentre le entità ecclesiali assumono l’esecuzione delle misure di riparazione.