Episcopato Messicano avverte sui rischi di una sovraregolamentazione nei diritti del pubblico

Episcopato Messicano avverte sui rischi di una sovraregolamentazione nei diritti del pubblico

 

La Conferenza dell’Episcopato Messicano ha emesso il 13 agosto 2026 un messaggio solenne intitolato «Conocerán la verdad y la verdad los hará libres», citando il versetto di Giovanni 8,32, nel quale si pronuncia sulla consultazione pubblica delle Linee Guida Generali per la Protezione dei Diritti del Pubblico aperta dalla Commissione Regolatrice delle Telecomunicazioni. Firmato dal vescovo di Cuernavaca e presidente dell’Episcopato, Ramón Castro Castro, insieme al vescovo ausiliare del Messico e segretario generale, Héctor M. Pérez Villarreal, il testo arriva in un momento di intensa discussione pubblica. La consultazione, che si svolge dal 27 luglio al 21 agosto 2026, è stata aperta dopo che il governo di Claudia Sheinbaum ha presentato il progetto nelle conferenze mattutine attraverso la consigliera giuridica Luisa María Alcalde. Da allora, la presidente ha insistito ripetutamente sul fatto che non esiste censura né intenzione di sanzionare contenuti giornalistici, ma di garantire diritti costituzionali del pubblico mediante codici etici, difensori del pubblico e meccanismi chiari di reclamo.

Il progetto di linee guida stabilisce obblighi per i concessionari di radio e televisione aperta, a pagamento e per i programmatori, sia commerciali che pubblici e sociali. Tra questi figurano l’obbligo di pubblicare un codice etico, designare almeno una persona difensore del pubblico che agisca con imparzialità e indipendenza, distinguere in modo esplicito mediante cortinille, pleche o menzioni l’informazione giornalistica dall’opinione e dalla pubblicità, garantire il diritto di replica e astenersi dal diffondere informazioni false, decontestualizzate o fatti storici presentati come attuali.

Le sanzioni, che possono raggiungere fino all’uno per cento dei ricavi annuali del concessionario, sono contemplate come ultima risorsa quando non si accolgono le raccomandazioni della difesa o non si rispettano gli obblighi formali. Il governo ha sottolineato che l’articolo corrispondente proibisce espressamente qualsiasi forma di censura preventiva e che l’intervento dell’autorità si limita a questioni procedurali. Sheinbaum ha ribadito che l’obiettivo è l’autoregolamentazione e che il diritto del pubblico a ricevere informazioni plurali e tempestive è un principio costituzionale già riconosciuto da anni.

La Conferenza dell’Episcopato Messicano riconosce con sincerità lo scopo che ispira il progetto e valuta elementi concreti come il divieto di censura preventiva, la non discriminazione per motivi religiosi, il diritto a contenuti che riflettano il pluralismo della Nazione e la protezione speciale ai gruppi vulnerabili contro la manipolazione o contenuti che degradano la dignità della persona. Tuttavia, i vescovi avvertono che proprio perché il bene ricercato è reale, importa come si raggiunge. Il principio che deve essere salvaguardato con particolare enfasi, affermano, è che la libertà di espressione è pilastro fondamentale dell’ordine democratico. Nessuna autorità amministrativa può erigersi a qualificatrice della verità, particolarmente trattandosi di idee, opinioni, convinzioni o credenze, siano o meno religiose. La veridicità che legittimamente si esige dall’informazione giornalistica è un dovere di diligenza: confrontare fonti, verificare dati, distinguere il fatto dall’opinione e rettificare l’errore quando necessario. Tale esigenza è cosa diversa dalla verità delle convinzioni, che non ammette verifica amministrativa né sanzione, e la cui qualificazione da parte dello Stato sarebbe di per sé incompatibile con la libertà di coscienza e la libertà di espressione. La verità non si decreta, ma si cerca e si riconosce nel dibattito libero e pluralistico.

Il messaggio ecclesiale segnala che la qualificazione amministrativa di informazioni come “false” o “decontestualizzate”, senza tipizzare con chiarezza i limiti di tali concetti, e accompagnata da eventuali sanzioni, ha come rischio condizionare la libertà di espressione a criteri ufficiali di veridicità. Tale meccanismo risulta incompatibile con il sistema democratico tutelato dagli articoli 6 e 7 della Costituzione Politica degli Stati Uniti Messicani, con l’articolo 13 della Convenzione Americana sui Diritti Umani, con vari precedenti della Suprema Corte di Giustizia della Nazione e con il quadro giuridico interamericano sul diritto alla libertà di espressione. In un contesto in cui le associazioni religiose non possono possedere né amministrare concessioni di radio e televisione, il pluralismo che le linee guida invocano deve includere anche quello delle convinzioni e credenze religiose. La salvaguardia di tale pluralismo deve essere enunciata come principio generale a beneficio di tutte le confessioni e di chi non professa alcuna, in modo che non siano soggetti a giudizi amministrativi di veridicità né a etichette obbligatorie.

Un altro componente che merita attenzione speciale, secondo l’episcopato, è la protezione dell’indipendenza editoriale. Il progetto autorizza l’autorità a rivedere e validare i codici etici dei media, documenti che esprimono la loro identità, missione e valori, e a rivedere in ultima istanza le decisioni dei difensori del pubblico, potendo persino ordinare di rettificare o modificare contenuti. L’autoregolamentazione etica è un bene che fiorisce nella libertà; soggetta in modo permanente alla validazione ufficiale, cessa di essere autoregolamentazione. Questa osservazione tocca il cuore della controversia: il rischio che un meccanismo concepito per proteggere il pubblico si trasformi, nella pratica, in uno strumento di supervisione permanente sulle decisioni editoriali dei media.

Oltre al pronunciamento dei vescovi, il dibattito ha riunito voci accademiche, giuridiche e dell’industria che coincidono nel segnalare rischi di sovraregolamentazione. Il giornalista e accademico Raúl Trejo Delarbre ha sostenuto che le linee guida non implicano censura preventiva, ma si eccedono nell’incorporare concetti come informazione falsa o decontestualizzata che la legge non contempla in tal modo e nel conferire alla Commissione Regolatrice delle Telecomunicazioni attribuzioni di revisione che la norma non le attribuisce espressamente. La legge parla di informazione professionale verace, ma non autorizza un’autorità amministrativa a erigersi a giudice della falsità o verosimiglianza delle notizie. Specialisti come Irene Levy hanno avvertito che il progetto crea attribuzioni, procedure e conseguenze sanzionatorie che eccedono quanto previsto dalla legislazione vigente, particolarmente nel permettere che la CRT riveda, confermi, modifichi o revochi le determinazioni delle difese del pubblico. Organizzazioni dedicate alla libertà di espressione hanno allertato sul possibile effetto inibitorio: i media potrebbero iniziare ad autocensurarsi per evitare procedimenti amministrativi o sanzioni, specialmente quando l’autorità regolatrice dipende dal Potere Esecutivo.

La Camera Nazionale dell’Industria della Radio e Televisione (CRT) ha espresso in un primo momento obiezioni per ambiguità, discrezionalità e possibile subordinazione delle difese. Dopo dialoghi con la CRT, ha moderato le sue preoccupazioni e riconosciuto progressi: l’intervento del regolatore si limiterebbe a questioni procedurali su richiesta di chi presenta un reclamo preventivo al mezzo, senza entrare nel contenuto editoriale. La presidente Sheinbaum ha celebrato tale avvicinamento come un progresso democratico. In senso contrario, la Commissione Nazionale dei Diritti Umani ha sostenuto il progetto, respinto le accuse di censura e ricordato che la libertà di espressione non equivale al diritto di diffondere bugie o travisamenti presentati come verità assolute. Analisi preliminari dei commenti ricevuti nella consultazione hanno mostrato una maggioranza critica, sebbene l’autorità abbia riportato migliaia di partecipazioni e abbia insistito sul fatto che il processo è aperto e trasparente.

Il messaggio dell’episcopato non si limita all’avvertimento. Esorta in modo enfatico i fedeli laici, i comunicatori cattolici, le università e istituzioni educative, i collegi di professionisti, le organizzazioni della società civile e tutta la cittadinanza a partecipare alla consultazione prima del 21 agosto 2026. La partecipazione cittadina non è un adempimento del processo regolatorio, ma un esercizio di corresponsabilità con il bene comune. Una democrazia si rafforza quando i cittadini partecipano, non quando tacciono. Ai comunicatori del Messico ricorda che il loro mestiere è più di un lavoro: chi informa con onestà sostiene la vita comune di un paese; chi lo fa con paura o al servizio di interessi estranei alla verità la indebolisce. Papa Leone XIV ha espresso la solidarietà della Chiesa con i giornalisti incarcerati per aver tentato di raccontare la verità e ha chiesto di custodire il bene prezioso della libertà di espressione e di stampa, perché solo i popoli informati possono decidere in libertà. Alle autorità e ai concessionari, la Conferenza dell’Episcopato Messicano esprime la sua disponibilità al dialogo franco e costruttivo e mette a disposizione la sua rete educativa e pastorale per collaborare in programmi di educazione e alfabetizzazione mediatica, nella formazione di pubblici critici e nella diffusione dei meccanismi di difesa dei loro diritti. Il diritto all’informazione verace si garantisce sia regolando l’offerta che formando il discernimento di chi la riceve.

Infine, il messaggio si rivolge a chi ascolta e vede. Il diritto a un’informazione verace comporta una responsabilità. Nessuna norma libererà dal dovere di discernere ciò che si riceve, di verificare prima di condividere e di non propagare ciò che ferisce la fama del prossimo o semina confusione. La calunnia diffusa da un social network fa tanto danno quanto quella diffusa in onda. La prima difesa della verità non è un regolamento, è una coscienza formata.

In chiusura, i vescovi ricordano l’evento guadalupano: la Parola si fece comprensibile quando Santa Maria di Guadalupe parlò a Juan Diego nella sua lingua, con le sue immagini e la sua musica, non lo corresse, ma lo ascoltò e lo inviò a parlare davanti a chi aveva autorità. Lì è il modello di ogni comunicazione vera: quella che rispetta il destinatario fino al punto di parlargli nella sua lingua e quella che confida in lui fino al punto di affidargli un messaggio. A lei, Madre della Speranza e Stella dell’Evangelizzazione, affidano questo processo di consultazione e a chi vi partecipa, affinché in Messico la parola, umana e divina, possa sempre pronunciarsi e ascoltarsi in libertà.

Il testo definitivo delle linee guida si conoscerà dopo la chiusura della consultazione. Ciò che è in gioco non è solo un insieme di regole tecniche su radio e televisione, ma il delicato equilibrio tra il legittimo diritto del pubblico a contenuti responsabili e il principio democratico che lo Stato non può diventare arbitro della verità delle opinioni e delle convinzioni. In tale equilibrio si gioca, in buona misura, la qualità del dibattito pubblico e la libertà di chi comunica e di chi ascolta.

https://acnmex.com/de-la-conferencia-del-episcopado-mexicano-conoceran-la-verdad-y-la-verdad-los-hara-libres-sobre-la-consulta-publica-de-los-lineamientos-generales-para-la-proteccion-de-los-derechos-de-las-audien/

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