Medjugorje cambia visitatore, Alvarado prende possesso, la Villanova University, i sindaci del terremoto, le tessere dell’islam, quattro vescovi cinesi e l’«accordo imperfetto», Villa Nazareth, processi di abusi che non sono mai stati aperti.

Medjugorje cambia visitatore, Alvarado prende possesso, la Villanova University, i sindaci del terremoto, le tessere dell’islam, quattro vescovi cinesi e l’«accordo imperfetto», Villa Nazareth, processi di abusi che non sono mai stati aperti.

Domenica e solennità di Tutti i Santi, e la giornata inizia con un avvicendamento firmato ieri e una partita che si gioca oggi. Medjugorje ha un nuovo visitatore apostolico, Montse Alvarado prende possesso alla Comunicazione, e il Papa ha ricevuto sabato settemila persone di due università americane che oggi pomeriggio si affrontano a Roma in una partita ufficiale della NCAA.

Il resto della giornata: la formula della nomina di Medjugorje non è nuova, è il calco del 2021; la Conferenza Episcopale Italiana smentisce una notizia sulle sue schede sull’islam; i vescovi cinesi che sono stati a Roma non sono quelli che verranno al congresso del centenario; un titolo mette tra virgolette una frase che il suo protagonista non ha detto; e l’articolo che sostiene che il Sinodo è una nebbia viene pubblicato mentre il Sinodo ha un calendario con date e scadenze. E sabato c’è stata una seconda udienza, con i delegati dei comuni del terremoto del Centro Italia, a dieci anni dai sismi.

Medjugorje cambia visitatore

La notizia di governo l’ha pubblicata il Bollettino di ieri, nel bollettino 857, con i due atti nella stessa voce: il Papa accetta le dimissioni di monsignor Aldo Cavalli e nomina monsignor Francesco Cavina «visitatore apostolico di carattere speciale per la parrocchia di Medjugorje», in Bosnia ed Erzegovina, «a tempo indeterminato e ad nutum Sanctae Sedis». Due precisazioni che si perderanno per strada. L’ufficio è per la parrocchia, non per il santuario né per il luogo né per il Paese. E il Bollettino non dà alcun motivo del cambio: né età, né salute, né fine mandato. Non c’è nota, né comunicato, né lettera allegata.

E la formula non è nemmeno la notizia, anche se sembra. Il bollettino del 27 novembre 2021 che nominò Cavalli diceva esattamente lo stesso, con la stessa denominazione, lo stesso ambito parrocchiale e le stesse cinque parole latine. E veniva già da prima: quando Francesco nominò visitatore monsignor Henryk Hoser, il 31 maggio 2018, il comunicato descrisse l’incarico come «esclusivamente pastorale», senza termine e ad nutum. Tre nomine in otto anni, identica lettera. Chi titolerà che Leone XIV inasprisce il regime di Medjugorje, o che cambia criterio, non ha un documento dietro: c’è continuità.

Del cambio, quello che consta. Vatican News aggiunge il contesto che la Santa Sede non dà: Cavalli ha compiuto ottant’anni il 18 ottobre. È nunzio apostolico, è arrivato all’incarico dalla nunziatura dei Paesi Bassi e rinuncia solo a Medjugorje. Non è mai stato nunzio in Bosnia ed Erzegovina: il visitatore apostolico e il rappresentante diplomatico presso quello Stato sono uffici distinti, uno pastorale e l’altro diplomatico, e non sono lo stesso.

Cavina e i due sensi di «sette anni»

Chi entra è vescovo emerito di Carpi, nato a Faenza nel 1955, e lì c’è una data che spiega perché questa nomina si legge come si legge. Il 26 giugno 2019 il Papa accettò le sue dimissioni dal governo pastorale della diocesi e affidò l’amministrazione apostolica all’arcivescovo di Modena-Nonantola, Erio Castellucci. Cavina aveva 64 anni, undici in meno di quelli indicati dal canone 401, e, come di consueto, non fu dato alcun motivo. Questa sì è un’assenza che vale la pena annotare, perché la cessazione di un vescovo diocesano è materia seria e non si spiegò nulla.

L’origine della controversia fu un articolo de L’Espresso di aprile 2019; da lì uscirono accuse di cui non consta esito. E sulla sua situazione processuale i media si contraddicono: Avvenire descrisse un archiviazione chiesta dalla procura di Modena e concessa dal giudice, il che presuppone che sia stato indagato, mentre ANSA affermò che non lo fu mai e Crux riportò che la polizia considerava il caso chiuso senza indagine formale. Senza documento giudiziario alla vista, è una discrepanza tra media e non un fatto. Non c’è condanna né procedimento aperto noto. Parole sue di allora, nella sua lettera: fece un passo indietro «esclusivamente per l’amore che ho per questa Chiesa locale di Carpi», e parlò di «continui tentativi di delegittimazione».

Resta la precisazione dottrinale, quella che quasi tutti rovinano quando esce Medjugorje. La nota del Dicastero per la Dottrina della Fede «La Regina della Pace», del 19 settembre 2024, concesse un nihil obstat: autorizza il culto pubblico e dice espressamente che ciò non implica «una dichiarazione del carattere soprannaturale del fenomeno», né dichiarare autentici i presunti eventi, e che il decreto corrispondente lo emette il vescovo di Mostar-Duvno. Non fu l’approvazione delle apparizioni. I messaggi, nel testo, sono «presunti messaggi».

Udienza alla Villanova University

Sabato, nell’Aula Paolo VI, il Papa ha ricevuto circa settemila persone tra professori, studenti e ex alunni della Villanova University e della University of Notre Dame, con i due rettori. Il discorso è pubblicato e ha tre frasi che valgono: che lo sport, ben vissuto, «è medicina per il corpo e per lo spirito»; che «nessuno nasce campione, come nessuno nasce santo»; e, delle due squadre, che «anche se tra loro c’è rivalità competitiva, certo non sono nemici».

Quest’ultima conviene leggerla due volte, perché ANSA la porta in titolo come se lo sport insegni che «i rivali non sono mai nemici», e questo non è nel testo. Il Papa dice qualcosa di più limitato e con la condizione davanti: essendoci rivalità sportiva, certo non sono nemici. La formula assoluta, con il «mai», è dell’agenzia. Chi la cita come parola papale starà citando un titolo.

Di quello che è successo nell’aula. Vatican News racconta che il Papa si è mosso alzandosi dalla sedia per stare quasi all’altezza degli atleti nella foto di gruppo, e gli hanno consegnato una maglia commemorativa con il numero XIV. Che sia salito sul palco è un fatto, che l’abbia fatto per sembrare più alto è lettura dei redattori: l’Associated Press scrive che è salito per guadagnare qualche centimetro, e Vatican News descrive il gesto senza attribuirgli intenzione.

E un titolo che già conosciamo. Il pezzo di EWTN in spagnolo porta nell’indirizzo «campione santo», e non c’è nessun atleta in causa. Il titolo reale è la citazione del Papa sul campione e sul santo; il santo che appare nel discorso è Pier Giorgio Frassati, nominato come uno dei patroni degli atleti, più il beato Basilio Moreau tra gli intercessori.

La partita, e i «primi» che si sostengono

La partita è oggi, e non è un’amichevole di pellegrinaggio: è partita ufficiale di regular season della Divisione I della NCAA. Notre Dame l’ha annunciata il 17 aprile, doppia giornata, maschile e femminile, e la sede è il Palazzo dello Sport. L’università dice che l’evento è stato concepito in seguito all’elezione di Leone XIV e che l’udienza papale era prevista dalla primavera. La biografia ufficiale di Leone XIV dice che si è laureato in Matematica a Villanova nel 1977 e che lì ha studiato filosofia. L’annuncio di Notre Dame, invece, non afferma alcun legame tra Villanova e il Papa: il «legame evidente» che si legge in giro è glossa di chi scrive, non dato delle università.

I sindaci del terremoto

Lo stesso sabato c’è stata un’altra udienza nel Palazzo Apostolico, ed è quella che meno si è raccontata. Il Bollettino la registra nel bollettino 855: il Papa ha ricevuto i delegati dei comuni delle zone colpite dal terremoto del Centro Italia, a dieci anni dalla sequenza di sismi che ha lasciato centinaia di morti. L’udienza cade il giorno dopo del decimo anniversario del sisma del 30 ottobre 2016.

Del discorso, quello che ha sostanza. Si appoggia sul libro di Neemia, e lo fa rimandando al numero 8 di Magnifica humanitas: da lì trae due cose, la responsabilità comunitaria e lo sguardo capace di vedere cosa si può costruire con le rovine. Nomina santa Rita da Cascia, san Nicola da Tolentino, san Benedetto e san Francesco d’Assisi, per gli ottocento anni della sua morte, e ricorda che la casa che il Signore gli comandò di riparare era la Chiesa. Chiede che la ricostruzione materiale sia il più rapida possibile, sicura e trasparente, perché la speranza ha bisogno di risposte concrete e di una direzione chiara. E da Aggeo prende l’ordine delle cose, che è ricostruire prima il centro, per chiudere con il versetto: «forza, popolo intero del paese, dice il Signore, e al lavoro, perché io sono con voi».

L’intelligenza artificiale, e una data a Ginevra

Venerdì, nella Sala del Concistoro, c’è stato un discorso sull’intelligenza artificiale, e bisogna situare cosa è e cosa non è. Il pezzo dell’Osservatore Romano che circola come articolo non è né cronaca né editoriale: è la traduzione integrale del discorso papale fatta dal giornale, senza firma, con un’occhiello proprio che lo avverte. L’originale è il discorso ai partecipanti a un incontro della Pontificia Accademia per la Vita con il Future of Life Institute, tenutosi nella Casina Pio IV.

Lo riassumiamo in quattro frasi. Che «le macchine sono strumenti, non persone». Che c’è chi propone di concedere a quei sistemi diritti «o persino personalità giuridica», cosa che espone per respingerla. Che devono restare «sempre soggetti a un controllo umano efficace, informato e responsabile». E la richiesta concreta: fare «passi concreti verso il divieto delle armi letali autonome», con richiesta di «standard condivisi, supervisione indipendente e meccanismi di responsabilità chiari». Vatican News mette la data che il discorso non mette: la conferenza di revisione della convenzione su certe armi convenzionali si celebra a Ginevra dal 16 al 20 novembre. Lì c’è l’aggancio databile di un testo che, per il resto, non crea nulla: né organismo, né commissione, né norma.

Il discorso si appoggia una e un’altra volta su Magnifica humanitas, la prima enciclica di Leone XIV, firmata il 15 maggio e pubblicata il 25. È glossa dell’enciclica, non sviluppo. Si noti che non cita Antiqua et nova, la nota congiunta del 2025 sull’intelligenza artificiale e l’intelligenza umana, nemmeno una volta.

Alvarado prende possesso

Oggi, Tutti i Santi, prende possesso la nuova prefetta del Dicastero per la Comunicazione. Il Bollettino la nominò il 2 giugno e fissava già lì questa data, in modo che tra una cosa e l’altra sono passati cinque mesi. Ieri abbiamo raccontato l’addio di Paolo Ruffini e il quantificatore che si rovinerà: Montse Alvarado è la prima donna laica alla guida di un dicastero, non la prima donna, che fu suor Simona Brambilla nel gennaio 2025. Sul cessato, dimissioni, o quel che sia di Ruffini, che compie settant’anni, a quest’ora nulla.

Il voto, seconda ondata di informazioni

Due giorni dopo la nota dell’Ufficio Stampa sulla scheda inviata per posta, la stampa italiana ha prodotto una seconda tornata, e il riassunto è che nessuno porta un fatto nuovo. Continua a non constare che la scheda sia arrivata e a non constare che sia stata scrutinata.

Il caso più vistoso è un titolo che promette un dato e non ce l’ha. Poste Vaticane. Cosa significa il voto per corrispondenza di Leone XIV, di Antonello De Oto, professore ordinario di Diritto Ecclesiastico e Canonico a Bologna, non menziona il servizio postale vaticano nemmeno una volta: né le Poste Vaticane, né Poste Italiane, né la valigia, né per quale canale è uscita la scheda. Quello che c’è dentro è diritto canonico, con una sola norma citata, il canone 287, per concludere che non c’è ostacolo perché votare senza rivelare il senso del voto non è presa di posizione politica. E commette l’unico scivolone verificabile della tornata: dà il voto per validamente espresso, quando l’emissione valida è precisamente quello che nessuno ha confermato.

AGI attribuisce allo storico Michael Walsh, e lo attribuisce a sua volta alla CNN, che Leone XIV sarebbe il primo Papa a votare in un’elezione democratica; e poche righe dopo la stessa agenzia lo riduce al condizionale. Aggiunge, per la stessa via, che già come cardinale avrebbe votato alle primarie e alle presidenziali del 2024. Franco Monaco, su Domani, scrive espressamente che la curiosità su chi ha votato non sarà soddisfatta, e non specula: questo è più di quanto abbiano fatto altri. Ma dice che il Papa «ha voluto che si sapesse», e questa è un’intenzione che non consta, perché la nota è stata diffusa in risposta a domande della stampa. E parla di un «recente» scontro con Trump senza datarlo. Quello che sostiene, e verificato, è la sua citazione documentale: il paragrafo 39 di Magnifica humanitas tratta della democrazia e cita per nome Centesimus annus.

Le schede sull’islam dei vescovi italiani

C’è un caso italiano che merita i tre piani separati, perché l’accusa è grave e il verificabile è più fine. Schede sull’islam e ora di religione, la CEI attacca mentendo, editoriale di Riccardo Cascioli sostiene che la Conferenza Episcopale Italiana mente nel smentire di promuovere l’insegnamento dell’islam a scuola.

Riccardo Benotti la ricostruisce su SettimanaNews: le undici schede sull’islam sono state pubblicate dalla Conferenza Episcopale e dal Pontificio Istituto di Studi Arabi e Islamici il 10 novembre 2025, seguendo il modello delle sedici sul giudaismo presentate con le comunità ebraiche italiane a Ferrara nel marzo 2023. Il 21 ottobre di quest’anno c’è stata una seconda presentazione, nel Palazzo Borromeo. E il detonante del caso non è stata la presentazione: è stata una frase del cardinale Matteo Zuppi, «manderei tutti a scuola, perché c’è una notevole ignoranza», che alcuni titoli hanno trasformato in un invito a che tutti studino l’islam.

Il secondo è quello che dice la Conferenza. A voce di Vincenzo Corrado, direttore del suo ufficio comunicazioni, ha chiamato la faccenda «bufala» nata da una distorsione, ha situato il materiale come fonti per gli editori di libri di testo di religione cattolica, ha detto che chi sostiene che si sia svuotata l’ora di religione «lo fa con malevolenza» e ha ricordato che le indicazioni della materia si adottano per decreto del presidente previo accordo con la stessa Conferenza.

E il terzo è quello che è scritto, che è dove la cosa si affina. La pagina del 2025 inquadra il progetto come fornitura alla scuola italiana di «testi per l’insegnamento della religione cattolica di qualità». La pagina del 19 ottobre di quest’anno dice che le schede sono «destinate in primo luogo alla scuola», e quella del suo ufficio educazione riporta don Alberto Gastaldi dicendo che danno ai docenti strumenti per rispondere alle domande degli alunni. In modo che il documentato è che la smentita descrive il progetto in forma più stretta della sua stessa web. L’affermazione che centinaia di professori di religione hanno accolto con piacere le schede, non appare in nessuna delle pagine ufficiali.

Quattro vescovi cinesi, non due

Qui c’è una confusione che ci trasciniamo e che conviene disfare, perché sono persone diverse. Ferruccio Michelin, su Formiche, racconta che due vescovi cinesi hanno viaggiato a Roma per il decimo anniversario di Amoris laetitia e non hanno potuto incontrarsi né con il Papa né con i responsabili della Segreteria di Stato che seguono le relazioni con Pechino. Non li nomina. Li nomina l’agenzia Fides, che li colloca nell’incontro del 7 al 14 ottobre: Matteo Zhen Xuebin, vescovo coadiutore di Pechino, e Giuseppe Huang Bingzhang, vescovo di Shantou.

Quelli del congresso sono altri due. Giovedì 5 novembre, alla Pontificia Università Urbaniana, Fides organizza «Il volto della Chiesa universale in Cina, cento anni dalla consacrazione dei primi sei vescovi cinesi», con il cardinale Parolin, il cardinale Stephen Chow di Hong Kong, il cardinale Tagle, e i vescovi Giuseppe Li Shan, di Pechino, e Ignazio Ding Zuyao, di Haimen, consacrato il 15 ottobre. Il centenario è della consacrazione che Pio XI celebrò in San Pietro il 28 ottobre 1926. Ding Zuyao succede a Haimen, inoltre, a uno di quei sei.

L’accordo imperfetto

«Meglio un accordo imperfetto che niente». Il Vaticano e la complicata relazione con la Cina, di Matteo Matzuzzi su Il Foglio, porta la frase tra virgolette nel titolo. Non è citazione di nessuno. Quello che monsignor Paul Richard Gallagher ha detto a un gruppo ristretto di giornalisti vaticani, secondo il Catholic Herald, è che le imperfezioni «sono evidenti» e che la situazione è «certamente un miglioramento» rispetto a prima dell’accordo. «Meglio un accordo imperfetto che niente» è la resa giornalistica di quella posizione: nel Herald è sottotitolo del redattore e su Il Foglio è titolo. Tra virgolette, sembra sua.

E la cronologia dell’accordo, che circola anche male. È stato firmato a Pechino il 22 settembre 2018, da monsignor Antoine Camilleri e dal viceministro Wang Chao. È stato rinnovato per due anni il 22 ottobre 2020, altri due il 22 ottobre 2022 e quattro di più il 22 ottobre 2024, in modo che corre fino a ottobre 2028: non c’è rinnovo nuovo, e il recente è dichiarativo. Il testo continua a non essere pubblicato. E la data di firma si confonde spesso con ottobre, perché le scadenze di rinnovo cadono in ottobre; è settembre. AsiaNews, da parte sua, ha dato conto di un altro congresso per lo stesso centenario, quello dell’Università Fu Jen di Taipei, i giorni 16 e 17 ottobre.

Il Sinodo ha calendario

Che fine farà il Sinodo?, di Vinicio Albanesi è opinione e si presenta come tale. Sostiene che i risultati sono indecifrabili perché il processo si prolunga senza sosta, che la partecipazione l’hanno fissata i vescovi, che il linguaggio dei documenti è gerarchico e che le diocesi sono ferme in attesa di istruzioni. E chiude con un rimprovero di fondo: che il Sinodo abbia taciuto di fronte alla guerra, alla povertà e alla disuguaglianza.

Il contrasto è che il calendario esiste e ha date. Le «Tracce per la fase attuativa», del 29 giugno 2025, firmate dal cardinale Grech, fissano le tappe e dicono che il primo responsabile in ogni Chiesa locale è il vescovo diocesano. E la Segreteria ha pubblicato a maggio il dettaglio con scadenze: nel 2026 non ci sono assemblee previste; assemblee diocesane nel primo semestre del 2027, con materiali prima del 30 giugno; delle conferenze episcopali nel secondo, prima del 31 dicembre; continentali nel primo quadrimestre del 2028, prima del 30 aprile; e Assemblea ecclesiale in Vaticano nell’ottobre 2028. Si può discutere che il calendario serva; quello che non si può è dire che non ci sia. Si aggiunga un dettaglio: la fase «profetica 2025-2030» che cita l’articolo non appare in quei documenti, che culminano nel 2028.

E il pezzo è stato pubblicato il 31, un giorno dopo che il Sinodo ha nominato due sottosegretari, il gesuita Giacomo Costa e la salesiana Elena Massimi, per un quinquennio. Non li menziona, né menziona Grech. Può darsi che fosse scritto prima; quello che non sappiamo è perché sia stato pubblicato senza una riga su di loro.

Uruguay, Argentina e Perù

Conviene mettere il viaggio al suo posto, perché si sta raccontando come un viaggio in Perù con scali. Non lo è. Il Bollettino l’ha annunciato il 5 agosto: viaggio apostolico in Uruguay, Argentina e Perù, dal 6 al 17 novembre, su invito dei capi di Stato e delle autorità ecclesiastiche. Uruguay dal 6 all’8, con Montevideo, Paysandú e Florida; Argentina dall’8 all’11, con Buenos Aires, Córdoba e Luján; e Perù dall’11 al 17, con Lima, Chiclayo, Cusco e Pucallpa. Il programma dettagliato è stato pubblicato il 21 settembre. Il Perù è la terza tappa, non il viaggio. Della prima, Vatican News ha pubblicato un’intervista a Guzmán Carriquiry in cui sostiene che la visita aggiornerà le radici cattoliche del Paese. È valutazione di un ex ambasciatore, non annuncio, e così conviene leggerla: il pezzo che circola riproducendola in altri siti è la stessa intervista.

Villa Nazareth, e un presidente che cita Parolin

Un atto piccolo con un dettaglio che merita di essere annotato perché tutto ciò che circonda Villa Nazareth non passa inosservato in Vaticano. Sergio Mattarella ha ricevuto una delegazione di Villa Nazareth per il suo ottantesimo anniversario e ha detto che «sono tempi non facili, particolarmente complessi, in cui l’incertezza è un tratto diffuso», e che il futuro «non è pre-costituito, dipende da noi; va disegnato, e lo devono disegnare particolarmente i giovani». Villa Nazareth è il collegio universitario romano che presiede il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, e il presidente della Repubblica ha citato parole del Papa e dello stesso Parolin. Non è un atto di governo, ma è la Segreteria di Stato che appare al Quirinale dalla porta di un’opera educativa e a tutti è nota l’influenza nella vita politica italiana.

Procedimenti per abusi che non si sono aperti

Federica Tourn ha pubblicato il 26 ottobre la seconda puntata di una serie su denunce di abusi nel seminario di Ugento, nella diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca, riferite al rettorato dal 1987 al 1995. C’è un denunciante, ex seminarista. Quello che importa qui è lo stato di ogni via, perché è quello che si confonde quando queste cose si raccontano in fretta.

In civile c’è causa davanti al tribunale di Lecce, con prima udienza il 22 ottobre e richiesta di un milione di euro; i convenuti negano e allegano prescrizione, e non c’è risoluzione. L’indagine previa canonica è stata richiesta e sembra che non si sia aperta. La richiesta formale di indagine al Dicastero per la Dottrina della Fede e al metropolita è stata presentata il 27 maggio e non consta risposta. Processo canonico non iniziato. Via penale non si menziona. In modo che non c’è condanna alcuna, né civile né canonica, e quello che c’è è il racconto di un denunciante e una causa in corso. I quattro vescovi che il pezzo indica per silenzio o omissione appaiono in quel racconto, non come fatto stabilito, e il rapporto tecnico e le registrazioni che lo accompagnano sono materiale di parte. Non lo raccoglie nessun altro mezzo.

Concludendo la giornata

Stiamo finendo. Oggi prende possesso Alvarado e si gioca la partita; domani è la commemorazione dei fedeli defunti, con Messa al Verano; martedì votano gli Stati Uniti e si presenta a Roma la denuncia di PETA sui sacerdoti e la corrida; mercoledì 5 la Messa di suffragio all’altare della Cattedra, e quello stesso giorno il congresso del centenario cinese all’Urbaniana; il giorno 6 inizia il viaggio in Uruguay. Resta senza sapersi se la scheda è arrivata, perché si è cambiato il visitatore di Medjugorje e perché se ne è andato da Carpi chi entra.

Buona giornata. E il Vangelo di oggi, che è quello delle beatitudini e viene a proposito di una giornata che inizia con la Regina della Pace.

«Beati coloro che lavorano per la pace».

Aiuta Infovaticana a continuare a informare