Il Rinnovamento carismatico cattolico, il Papa con i ragazzi di Villa Nazareth, Leone XIV e la famiglia ad Aparecida, Centesimus Annus Pro Pontifice, la Magnifica Humanitas sul New York Times, “Je suis Pie X”, Solennità della Trinità.

Il Rinnovamento carismatico cattolico, il Papa con i ragazzi di Villa Nazareth, Leone XIV e la famiglia ad Aparecida, Centesimus Annus Pro Pontifice, la Magnifica Humanitas sul New York Times, “Je suis Pie X”, Solennità della Trinità.

È domenica, concludiamo il mese di maggio con il rosario nella grotta di Lourdes nei giardini del Vaticano, dove si trova l’altare originale sul quale tanti e tanti hanno celebrato la Messa dalle apparizioni fino a quando, negli anni Settanta, fu sostituito dall’attuale pietra. Iniziamo un altro giorno, più sobrio nelle notizie, ma non meno interessante per i contenuti sempre ricchi.

Il Rinnovamento Carismatico Cattolico.

Udienza ai membri del Rinnovamento Carismatico Cattolico Mondiale (CHARIS) nel loro primo incontro con Papa Leone. Ha aperto il suo discorso con un saluto rivolto non solo ai presenti, ma anche alle comunità, ai gruppi e alle scuole di preghiera ed evangelizzazione che rappresentano, nonché ai responsabili dei Servizi di Comunione nazionali e internazionali che hanno organizzato l’incontro. Leone XIV ha ricordato come gli anni successivi al Concilio Vaticano II abbiano rappresentato un tempo di espansione e crescita per il Rinnovamento, ma anche di progressiva integrazione nella vita della Chiesa e di consolidamento delle sue strutture di servizio. Ha ricordato San Paolo VI, che a Pentecoste del 1975 definì la testimonianza di questo rinnovamento spirituale come la più necessaria per un mondo sempre più secolarizzato, fino a San Giovanni Paolo II, che ne valorizzò l’impulso missionario. Benedetto XVI riconobbe il suo merito ricordando la rilevanza dei carismi nella Chiesa.

Il discorso si è strutturato attorno a cinque aspetti centrali dell’esperienza spirituale carismatica. In primo luogo, il battesimo nello Spirito, che il Pontefice ha descritto come quell’esperienza personale capace di rendere efficace la grazia battesimale e condurre a una coscienza viva dell’amore di Dio; per illustrare questo, Leone XIV ha fatto ricorso alle parole di Sant’Agostino nelle Confessioni, dove il Vescovo di Ippona racconta l’inattesa dolcezza con cui, dopo la sua conversione, la privazione dei «dolci frivoli» gli divenne leggera. Ricordò la preghiera di lode, sottolineando l’adorazione e il ringraziamento come aspetti essenziali della preghiera cristiana che il movimento ha contribuito a riportare in primo piano; e la Parola di Dio, fonte di nutrimento spirituale e di discernimento per le decisioni quotidiane. Sul tema della comunione, il Papa ricordò l’invito di Leone XIII a recitare una novena allo Spirito Santo per l’unità dei cristiani ogni anno tra l’Ascensione e Pentecoste.

Leone XIV li invitò a mettersi al servizio delle diocesi e delle parrocchie, offrendo la propria esperienza e i propri metodi di evangelizzazione, a seguire fedelmente la guida dei sacerdoti e ad ascoltare, con discernimento comune, anche la voce delle persone sagge esterne ai gruppi. Il Papa raccomandò di coltivare l’armonia e la cooperazione tra le comunità, «avendo cura di non cedere mai al desiderio di autopromozione né alla ricerca di potere o prestigio personale».

Il Papa con i ragazzi di Villa Nazareth in Vaticano.

Udienza ai membri della Comunità Villa Nazareth: la Fondazione Sacra Famiglia di Nazareth, l’Associazione e Fondazione della Comunità Domenico Tardini e gli studenti del Collegio Universitario Romano. Presentati, come sempre, da Parolin, Segretario di Stato e attuale presidente dell’organizzazione. Raccontò la storia di Villa Nazareth: la sua fondazione nel 1946 da parte del Cardinale Domenico Tardini, l’accoglienza agli orfani di guerra e ai bambini delle famiglie più povere, il passaggio sotto la guida di Antonio Samorè e poi di Achille Silvestrini, fino alla sua trasformazione in un collegio d’eccellenza.

Villa Nazareth non è solo la nobile intuizione caritatevole di Tardini. È anche, e soprattutto, il luogo dove il cardinale Achille Silvestrini, energico e pubblico oppositore di Joseph Ratzinger, esercitò il suo insegnamento per decenni. Diplomatico di razza, erede dell’Ostpolitik di Casaroli, Silvestrini fu uno degli artefici di quel circolo di cardinali noto nella storia come il «gruppo di San Gallo»: il gruppo che nel conclave del 2005 tentò di bloccare l’elezione di Benedetto XVI e che nel 2013 fece tutto il possibile, e ci riuscì, perché Jorge Mario Bergoglio venisse eletto. Infatti, alla vigilia di quel conclave, i cardinali appartenenti a questo gruppo furono ricevuti a Villa Nazareth. Nel 2016, un riconoscente Papa Francesco visitò persino Villa Nazareth.

Silvestrini fu, in ambito nazionale, uno degli oppositori più tenaci della linea Wojtyła-Ratzingeriana. In ambito civile, fu il padre spirituale del cattolicesimo democratico italiano e del centrosinistra: amico di Romano Prodi, mentore di Giuseppe Conte, che studiò a Villa Nazareth. Dalle aule del collegio sono emersi ecclesiastici e figure governative i cui percorsi, eufemisticamente, hanno diviso tanto la Chiesa quanto l’opinione pubblica.

La Fondazione Tardini è presieduta ora da Claudio Maria Celli, originario della Romagna come Silvestrini, uno degli artefici dell’accordo tra la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese. Uno di quei prelati che introducono figure problematiche in Vaticano, concedendo loro accesso senza motivo alcuno, spesso per cene insignificanti e per consegnare souvenir che poi vengono esibiti come se fossero stati ricevuti «direttamente dal Papa».

Leone XIV declinò di presiedere la Santa Messa, che fu celebrata dal Cardinale Pietro Parolin. Arrivò il Papa e pronunciò un discorso che, letto in controluce, possiede un’eloquenza contenuta. Leone XIV ricordò la vocazione originaria dell’opera: formare giovani «leader nel bene», rendendo accessibile un cammino spirituale, intellettuale e morale a coloro che sono ricchi di talento ma privi di risorse. Ricordò i suoi predecessori: San Giovanni Paolo II, che nel 1996 esortò la comunità a una sapienza capace di liberare l’intelligenza «dalla prigione dell’orgoglio e dalla logica del dominio»; e Benedetto XVI, che nel 2006 —davanti alla stessa realtà— chiese che i giovani fossero formati «nel coraggio delle decisioni», con «riferimento alla ragione purificata nel crogiolo della fede».

Suonò molto strano udire Leone XIV in questo contesto ricordare le parole di Benedetto XVI. Il Papa ribadì, davanti agli eredi di Silvestrini, l’avvertimento dell’uomo a cui Silvestrini si opponeva; mise in guardia contro la «logica del dominio» e la tentazione di Babele, proprio in una sala affollata di coloro che da tempo praticano certe logiche. Non si sa quanti dei presenti abbiano colto le implicazioni. È una comunità che parla sempre delle sue origini più pure —gli orfani, la stella, la carità del Fondatore— e mai dei suoi periodi più ambigui.

La famiglia ad Aparecida.

Papa Leone XIV in un messaggio video rivolto ai partecipanti del XVI Simposio Nazionale sulla Famiglia, patrocinato dalla Commissione per la Vita e la Famiglia della Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile, che si tiene ad Aparecida. È necessario guardare le famiglie con realismo e compassione, riconoscendo le numerose difficoltà che le affliggono: la loro fragilità, le crisi, le ansie e molte altre situazioni di sofferenza.» Tutto questo richiede un atteggiamento misericordioso e un discernimento prudente e maturo da parte della Chiesa e degli operatori pastorali. Il Papa ha inoltre ribadito che la famiglia è una comunità «formata da un uomo e una donna, uniti nell’amore fino a diventare “una sola carne”».

Centesimus Annus Pro Pontifice.

Nell’Aula Clementina, Leone XIV ha ricevuto i partecipanti all’incontro annuale della Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice e ha offerto un’importante riflessione sulla libertà, sul pluralismo e sulle radici antropologiche delle crisi contemporanee, collegandola alla sua recente enciclica Magnifica Humanitas. Questa fondazione è nota come una delle porte d’accesso attraverso cui vengono selezionati fratelli con caratteristiche adatte a occupare spazi nell’universo vaticano.

La Fondazione fu istituita personalmente da San Giovanni Paolo II nel 1993 e prende il nome e l’ispirazione dall’enciclica Centesimus Annus, promulgata da Papa Wojtyła il 1° maggio 1991, nel centenario dell’enciclica Rerum Novarum di Leone XIII. Il suo tratto distintivo risiede nel suo carattere laico: riunisce imprenditori, banchieri, professionisti e accademici cattolici di tutto il mondo, chiamati a studiare e diffondere la dottrina sociale della Chiesa e a tradurla in pratica economica e civile. Tra le sue iniziative figurano corsi di formazione, conferenze internazionali e il Premio «Economia e Società».

Il punto di partenza è la diagnosi di un’epoca «caratterizzata da guerre e crescente polarizzazione», segnata da divisioni culturali e sociali. Il Papa ricordò che «in mezzo alla fragilità nasce una nuova speranza»: ciò che veramente unisce le persone, al di là delle fratture, è la nostra comune umanità. «Dove andiamo? Verso quale meta vogliamo orientarci?», una manifestazione della sete di verità e di Dio e dei doni della ragione e della libertà. Il Papa insistette su quest’ultimo aspetto, ribadendo l’insegnamento di Giovanni Paolo II in Evangelium Vitae: la vera libertà non è semplicemente fare ciò che si vuole, ma si realizza nel «dono di sé e nell’accoglienza degli altri», cioè quando viene usata per amare; quando, invece, viene assolutizzata in modo individualistico, si svuota e contraddice la propria dignità.

È il contesto adatto per ricordare che dietro alla «crisi delle democrazie contemporanee e all’indebolimento del multilateralismo», si nasconde in realtà «una crisi antropologica» derivata dall’oblio del Creatore. La risposta non è lo scoraggiamento, ma la fedeltà quotidiana: «la civiltà dell’amore non nasce da un gesto unico e spettacolare, ma dalla somma di piccole e tenaci fedeltà, che agiscono come barriera contro la disumanizzazione». In un ambito così fraterno non può mancare il riferimento al dialogo «fondato sulla verità» e al «sano pluralismo»: il riconoscimento della dignità intrinseca di ogni persona ci permette di superare l’egoismo e gli interessi particolari in nome del bene comune e di valorizzare la ricchezza dei contributi di origini diverse, in una convivenza pacifica.

La Magnifica Humanitas sul New York Times.

Il New York Times ha suggerito recentemente che la prima enciclica di Papa Leone XIV potrebbe aiutare il cattolicesimo a liberarsi dalla presunta ossessione per la cosiddetta “teologia pelvica”, l’insieme degli insegnamenti della Chiesa sulla morale sessuale. Secondo questa interpretazione, decenni di attenzione ai “peccati sotto la cintura” hanno distratto la Chiesa dalla sua missione sociale, indebolendo la sua voce in difesa dei lavoratori e dei marginali. Questo sembra essere il pensiero di molti, anche all’interno della Chiesa, e tra il clero, inclusi coloro che occupano cariche mitrate. Ampia intervista a Dominique Wolton (Pape François. Politique et société, 2017/2018): «Esiste un grande pericolo per i predicatori: quello di condannare solo la moralità che è —scusate— “sotto la cintura”. Ma gli altri peccati, più gravi: l’odio, l’invidia, l’orgoglio, la vanità, l’omicidio, l’assassinio… vengono raramente menzionati». Aggiunse che i peccati della carne sono «i più lievi, perché la carne è debole», mentre i più pericolosi sono quelli dello spirito. Citò con ammirazione un cardinale che, davanti a confessioni di questo tipo, rispose: «Capisco, andiamo avanti». Anche Papa Leone XIV si è fatto eco di temi simili, ricordando che l’unità (o divisione) della Chiesa non deve ruotare principalmente attorno a questioni sessuali e che la morale non può ridursi a esse. Nel volo di ritorno da un viaggio (aprile 2026), disse: «Tendiamo a pensare che quando la Chiesa parla di morale, l’unica questione morale sia la sessualità. In realtà, credo che ci siano questioni molto più ampie e importanti, come la giustizia, l’uguaglianza, la libertà… che dovrebbero avere la priorità su quel tema in particolare».

Noelle Mering, nel suo articolo pubblicato su eppc.org, smantella questa tesi con argomenti solidi: «coloro che separano la morale sessuale dalla dottrina sociale danno per scontata una dicotomia che la Chiesa ha sempre rifiutato. La sessualità non appartiene a una sfera privata e irrilevante: «Il sesso crea obblighi. Crea madri, padri, figli, dipendenze, legami e vulnerabilità». È, in altre parole, il tessuto connettivo di ogni società. Mering lo dimostra con esempi concreti e innegabili. Lo sfruttamento denunciato dal movimento MeToo è forse semplicemente una questione privata? L’epidemia di assenza paterna non rivela forse il profondo legame tra castità, carità e stabilità sociale? Le crisi di solitudine e sfiducia che colpiscono le nostre comunità non sono forse collegate alla riduzione del sesso a “preferenze private e soddisfazione personale”?

Papa Leone XIII, in Rerum Novarum, denunciò il trattamento riservato ai lavoratori come «strumenti di produzione o unità di utilità economica». Quella stessa logica utilitaristica, osserva Mering, «non si è fermata alle porte della fabbrica. Si è estesa a tutti gli ambiti della vita umana», fino a mercificare il corpo, la fertilità e l’intimità. Pertanto, la «teologia pelvica» è parte integrante —non antagonista— della dottrina sociale cattolica. Molti riconoscono i pericoli della mercificazione nell’economia, ma li ignorano sistematicamente negli ambiti sessuale e familiare. Si oppongono giustamente al lavoro precario, ma «celebrano una rivoluzione sessuale che ha generato enormi profitti per industrie basate sull’instabilità, sull’appetito e sull’alienazione». App di incontri, pornografia industriale, aziende farmaceutiche che traggono profitto dall’ideologia di genere: tutte manifestazioni della stessa disumanizzazione. «La rivoluzione industriale ha rischiato di ridurre l’uomo a una forza lavoro. La rivoluzione sessuale ha rischiato di ridurlo a un appetito. La rivoluzione dell’IA rischia di ridurlo a una macchina». La risposta della Chiesa è sempre la stessa: la persona umana è «una creatura fatta a immagine di Dio, dotata di una dignità inviolabile che nessun mercato, Stato, ideologia o tecnologia può cancellare». Separare la morale sessuale dalla giustizia sociale non è un segno di sofisticazione intellettuale, ma un errore che impoverisce e distrugge entrambe.

Solidarietà con la “Società di San Pio X”: “Je suis Pie X.”

Joachim Heimerl espone la sua visione del rapporto tra la Fraternità San Pio X e il Vaticano. «Forse sei d’accordo con me? Non appartengo alla Società Sacerdotale di San Pio X, ma seguo da vicino il suo lavoro e ne sono grato. Senza la Società, la Messa tradizionale sarebbe oggi dimenticata, e io stesso non l’avrei mai conosciuta. Esistono certamente molte comunità tradizionaliste che celebrano la Messa “antica”, ma nessuna di esse sarebbe nata senza la Società Sacerdotale di San Pio X; è la prima comunità che ha preservato la fede tradizionale della Chiesa e l’unica che la difende senza concessioni, anche quando altre comunità tradizionaliste tacciono».

Ricevo regolarmente il bollettino della Società Sacerdotale di San Pio X e lo leggo con grande interesse. Non vi ho mai trovato nulla che contraddica o oscuri la fede cattolica, a differenza di quanto accade costantemente nei testi ufficiali della Chiesa e del Papa. Non c’è dubbio sul cattolicesimo della Società; recentemente ha pubblicato un’impressionante «Critica della Fede», che riassume quei principi fondamentali che la Chiesa ha sempre insegnato, ma che oggi raramente condivide.

La Chiesa ha sempre affermato, sulla base della testimonianza della Sacra Scrittura, che la nuova alleanza ha sostituito l’alleanza di Dio con il popolo di Israele. Oggi considera questa affermazione offensiva e monopolistica, e accusa malignamente di «antisemitismo» coloro che insistono sulla sua dottrina precedente. Purtroppo, questo vale anche per la verità rivelata che non c’è salvezza fuori dalla Nuova Alleanza e che solo la Chiesa Cattolica amministra questa salvezza mediante i sacramenti. Heimerl ricorda il suo percorso personale, che non è dissimile da quello di molti altri sacerdoti: «nacqui dopo il Concilio Vaticano II e vissi la mia educazione cattolica —valga la ridondanza— con una menzogna scandalosa che, come molti altri, impiegai molto tempo a riconoscere e che oggi mi inorridisce ancora di più. Mi riferisco alla menzogna della presunta continuità, la menzogna che afferma che la Chiesa è rimasta uguale dopo il Concilio e che non ha radicalmente cambiato né la sua dottrina né la sua liturgia». La Chiesa di oggi assomiglia a un paesaggio di rovine e la sua fede si presenta come una rovina.

Heimerl manifesta ciò che molti altri sacerdoti cattolici pensano e non osano dire pubblicamente: «È comprensibile che la Società di San Pio X abbia deciso di consacrare propri vescovi in questa situazione, e mi rallegro che lo facciano. Tuttavia, se ciò avviene senza un mandato papale, evidenzia solo lo stato desolante della Chiesa. Significa anche che potrebbe comportare la scomunica. La questione non è più la «scomunica». Piuttosto, la domanda dovrebbe essere se sia davvero possibile scomunicare coloro che sono gli unici a professare la fede cattolica, mentre i papi proclamano eresie e si inginocchiano davanti a idoli falsi. Credo che tale «scomunica» non reggerebbe davanti a Dio, e solo per questo motivo nessuno è obbligato ad accettarla. Questo è ancora più vero se consideriamo che, in generale, oggi nessuno viene scomunicato, nemmeno per eresia o apostasia, nemmeno i vescovi di Germania, Austria e Svizzera».

Le consacrazioni episcopali della Società Sacerdotale di San Pio X ci pongono la seguente domanda: da che parte stiamo? Dalla parte della nuova fede pseudocattolica della Chiesa postconciliare e, quindi, della «nuova» Messa? O dalla parte della fede tradizionale, che si esprime unicamente nella Messa tradizionale e in nessun altro luogo? Non esiste una via di mezzo semplice, e anche le comunità tradizionaliste che nominalmente riconoscono il Concilio Vaticano II restano, in ultima analisi, escluse dal rispondere a questa domanda; è tutto o niente.

La Santissima Trinità.

Oggi è la Festa della Santissima Trinità, che cominciò a essere celebrata verso l’anno 1000, forse un po’ prima. Sembra che siano stati i monaci ad assegnare la domenica dopo Pentecoste alla sua celebrazione. In precedenza esisteva una messa votiva e un ufficio in onore della Trinità, ma non un giorno di festa come tale. Le chiese diocesane cominciarono a seguire l’esempio dei benedettini e dei cistercensi, e nei due secoli successivi la celebrazione si estese in tutta Europa. Roma tardò ad ammettere la nuova festa e infine, nel 1334, papa Giovanni XXII la introdusse come festa della Chiesa universale.

La domenica della Santissima Trinità è una devozione che affonda le radici nello stesso Nuovo Testamento; ma ciò che le diede un impulso particolare fu la lotta della Chiesa contro le eresie dei secoli IV e V. L’arianesimo negava la divinità di Cristo. Nel 325, il concilio di Nicea affermò che Cristo è coeterno e consustanziale al Padre, condannando così l’arianesimo. Questo fu ribadito nel concilio di Costantinopoli, nel 381, che dichiarò inoltre che lo Spirito Santo è distinto dal Padre e dal Figlio, ma consustanziale, uguale e coeterno con essi.

In che modo dobbiamo avvicinarci a questo mistero? Cominceremo dall’unità di natura o dalla trinità di persone? Per secoli l’insegnamento della Chiesa ha accentuato l’unità dell’essere e così si faceva anche nella catechesi popolare. Una preghiera popolare irlandese, tradotta da Tomás Kinsella, illustra questa idea:

Tre pieghe in un solo tessuto,
ma non c’è che un tessuto.
Tre falangi in un dito,
ma non c’è che un dito.
Tre foglie in un trifoglio,
ma non c’è che un trifoglio.
Brina, neve, ghiaccio…,
i tre sono acqua.
Tre persone in Dio
sono parimenti un solo Dio.

«…affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia la vita eterna».

Buona lettura.

 

 

FSSPX. Come si Fa a Scomunicare gli Unici che Professano la Fede Cattolica? P. Joachim Heimerl.

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