Il Papa Leone XIV nella Serenissima di San Marino, a Rimini con Comunione e Liberazione, scritti di Prevost, aumentano le rinunce dei vescovi, la tonaca di Papa Francesco, il sacerdozio ordinato e la sinodalità.

Il Papa Leone XIV nella Serenissima di San Marino, a Rimini con Comunione e Liberazione, scritti di Prevost, aumentano le rinunce dei vescovi, la tonaca di Papa Francesco, il sacerdozio ordinato e la sinodalità.

Domenica, vangelo della consegna delle chiavi, le notizie di oggi molto concentrate sulla fitta visita di ieri di papa Leone a San Marino e Rimini. Non mancano mai altri temi interessanti.

Visita a San Marino.

Ieri, Leone XIV ha avuto una giornata molto intensa, tra San Marino e Rimini. Al mattino, incontro con i Capitani Reggenti nel Palazzo Pubblico, percorso nel centro storico e incontro nella Basilica del Santo. È stato ricevuto dal vescovo di San Marino-Montefeltro, mons. Domenico Beneventi, con adorazione davanti al Santissimo Sacramento e venerazione delle reliquie di san Marino. La visita è stata un’iniziativa esclusiva della Reggenza e non del problematico vescovo diocesano. Dopo essersi rivolto alle autorità civili, Leone XIV si è trovato di fronte alla Chiesa locale che porta sia il nome della Repubblica sia quello di Montefeltro.

«Vorrei che vivessimo insieme questo momento come una pausa nel nostro cammino condiviso seguendo le orme di Cristo». Si è riferito ai santi Marino e Leone, alla nascita cristiana di questa terra e a quella forma di convivenza che, nelle parole di Benedetto XVI nel 2011 e ripetute oggi da Leone, poneva «la persona umana, immagine di Dio» al centro. Il Papa ha ricordato che Marino e Leone erano laici e tagliapietre prima di essere chiamati, in momenti diversi, al ministero ordinato. Questo dettaglio ci riporta alle origini concrete di San Marino: lavoro, fede, vita comunitaria. Da quell’esperienza, ha ricordato Leone XIV, è nato un modello caratterizzato «dai principi cristiani di libertà, rispetto reciproco e comunione».

Una parte importante del discorso è stata dedicata ai giovani con continui riferimenti alle parole pronunciate da Benedetto XVI quindici anni fa e all’immagine del cuore come «una finestra aperta sull’infinito». «Tenete aperta questa finestra», invitandoli a non accontentarsi di risposte immediate e comode, ma a seguire quei desideri «di bellezza, bontà e vita» che possono condurre a un incontro con Dio. Il Papa ha menzionato senza esitazione il matrimonio, la consacrazione, il ministero ordinato, la vita professionale e l’impegno sociale e politico: «Non abbiate paura di prendere decisioni esigenti».

Il Papa si è concentrato anche sull’iniziazione cristiana e sulla liturgia. «Nelle nostre comunità, diamo testimonianza dell’unità: tra parrocchie e, al loro interno, tra parroci e fedeli, tra i diversi carismi e ministeri».

Leone XIV ha ascoltato con attenzione il saluto di mons. Domenico Beneventi. Il vescovo ha pronunciato un discorso in un linguaggio ancora da perfezionare, concentrandosi sui problemi segnalati dalla Segreteria di Stato, gli stessi emersi poco prima nel Palazzo Pubblico durante l’incontro con i Capitani Reggenti. È stato dedicato molto meno spazio al problema che continua a pesare di più sulla vita interna della diocesi: lui stesso e la sua incapacità di governarla. San Marino-Montefeltro ha accolto sacerdoti senza un reale legame con questa Chiesa locale. Alcuni sono arrivati perché hanno trovato una diocesi in cui l’ordinazione era più semplice. Accanto ai sacerdoti che lavorano quotidianamente nelle parrocchie e conoscono le famiglie, gli anziani, i giovani e la comunità locale, nel corso degli anni si sono unite persone che praticamente non avevano alcun rapporto con San Marino e Montefeltro. Una diocesi non si costruisce semplicemente incardinando sacerdoti che non hanno trovato accoglienza nelle loro Chiese di origine. Il vescovo non può essere un adolescente che si dedica a seminare discordia tra i sacerdoti, raccontando a Caio ciò che ha sentito dire da Tizio e insultando persino il suo predecessore. Il Papa non ha affrontato direttamente questi temi, nonostante li conosca a fondo. Ha parlato di unità e comunione, parole che inevitabilmente arrivano anche a quei sacerdoti che hanno fomentato divisioni e discordia. La visita alla Basilica è durata appena qualche decina di minuti.

Il Papa a Rimini.

«Sono molto lieto di presiedere questa Eucaristia con voi e per voi, la Chiesa di Rimini. Lo faccio al termine di una giornata intensa, durante la quale ho visitato la Repubblica di San Marino e l’Incontro per l’Amicizia tra i Popoli. »Nella Chiesa la missione di «legare» e «slegare», se da un lato riguarda il ruolo di coloro che, nel nome del Signore, sono chiamati a esercitare l’autorità, dall’altro descrive uno stile e un compito che coinvolge ogni persona battezzata: quello di accogliere, riunire, dare il benvenuto, liberare, perdonare ed emancipare chiunque sia prigioniero del peccato e delle sue conseguenze, facendoci amministratori giusti e saggi dei beni che Dio ci affida, affinché tutto cooperi, nella carità, al bene di tutti».

Durante il suo percorso nei padiglioni della fiera, il Papa si è concentrato sulla parola «incontro». «Liberiamo dunque la convivenza dal sospetto, la cultura dall’arroganza, l’educazione dall’ideologia, il lavoro dall’idolatria del profitto, la tecnologia e la finanza dagli affari della morte. Partendo dalle organizzazioni che abbiamo creato e in cui operiamo, denunciamo le relazioni di potere ingiuste che sono alla radice della povertà e della disuguaglianza, della guerra e dei disastri ambientali. Disarmiamo lo sviluppo tecnologico quando diventa onnipresente e distruttivo. Abbiamo bisogno di pionieri coraggiosi che, partendo dal proprio cambiamento di rotta, rendano convincente e credibile la conversione di cui tutti abbiamo bisogno».

Non può mancare un invito al cammino sinodale: «È un cammino che esige anche il rinnovamento di ogni realtà associativa e movimento ecclesiale. Vi invito, sia all’interno del Movimento di Comunione e Liberazione sia nelle Chiese particolari a cui ciascuno appartiene, a vivere questo cammino insieme: che ciascuno ascolti, si lasci trasformare dalla fede degli altri e, insieme, sotto la guida dei pastori, maturi nuove coscienze, nuovi passi e una coraggiosa obbedienza allo Spirito Santo. La sinodalità non è il nome di un processo, ma la natura di un popolo che, nell’amicizia e nell’incontro con gli altri, sente di appartenere solo a Dio. L’autorità diventa allora servizio, che onora la diversità e favorisce l’armonia. Questo approccio è un vero segno dei tempi in quest’epoca convulsa».

La Serenissima Repubblica di San Marino.

Nell’aprile del 1926, la Santa Sede e la Serenissima Repubblica di San Marino formalizzarono per la prima volta le relazioni diplomatiche. Questa mattina, giorno in cui si celebra il centenario, Leone XIV ha compiuto una visita. Questa è la terza visita papale nella storia della repubblica più antica d’Europa, dopo Giovanni Paolo II nel 1982 e Benedetto XVI nel 2011. Tutto sarà minuscolo ma sono state rispettate tutte le formalità e prima di lasciare l’Italia, il Papa ha inviato un telegramma al presidente Sergio Mattarella, che nella sua risposta ha richiamato l’attenzione sulle «pericolose tendenze verso la legge del più forte» nell’attuale ordine internazionale: una frase che anticipa, quasi per eco, alcuni passaggi del discorso che Leone XIV avrebbe pronunciato poche ore dopo. Dopo gli onori militari in Piazza della Libertà e un incontro privato con i Capitani Reggenti nella Sala del Consiglio dei Dodici, ha pronunciato un discorso che ha trasc<|eos|>

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