¡Congratulazioni Santità!, il perdono senza conti, cardinali assolti, successore a Rabat, sanzioni senza carta, addio alle antifone, Rupnik ad Aparecida, chierichetti in Francia, l'ambiguità, media del Vaticano, anno giubilare guadalupano.

¡Congratulazioni Santità!, il perdono senza conti, cardinali assolti, successore a Rabat, sanzioni senza carta, addio alle antifone, Rupnik ad Aparecida, chierichetti in Francia, l'ambiguità, media del Vaticano, anno giubilare guadalupano.

Oggi, 14 settembre, festa dell’Esaltazione della Santa Croce, Leone XIV compie 71 anni. Ieri, all’Angelus, ha spiegato che il perdono non ammette contabilità: settanta volte sette significa, appunto, smettere di tenere i conti. Abbiamo un fine settimana con molti conti da regolare, andiamo verso un lunedì molto carico. Buona lettura.

Settantuno candeline e una battuta su Sinner

Papa Leone XIV compie 71 anni, la laurea in matematica, la passione per il baseball e la battuta su Sinner: 10 curiosità sul Pontefice americano: la laurea in matematica conseguita a Villanova, i White Sox, le cinque lingue, i vent’anni trascorsi in Perù. E la battuta del 12 maggio 2025, quando una giornalista gli propose una partita di tennis benefica offrendosi di portare Agassi e il Papa neoeletto accettò con una condizione: «basta che non porti Sinner». Due giorni dopo ricevette in Vaticano il tennista, che gli regalò una racchetta e gli propose di scambiare qualche palla; il Papa guardò gli oggetti antichi della sala e preferì lasciar perdere. In una settimana, il pontificato aveva già prodotto il suo primo gioco di parole bilingue e la sua prima rinuncia prudenziale. Il fratello del Papa: «non è crollato, lo aiuta l’umorismo» Il fratello del Papa, «orgoglioso non sia crollato, si aiuta con l’umorismo», un’intervista in occasione del compleanno. Conviene precisare di quale fratello si parli: è John Prevost, il mediano, non Louis, il maggiore, che è quello che appare alla Casa Bianca. John racconta che suo fratello gli ha dato una mano con il computer e con la dichiarazione dei redditi, e che a Castel Gandolfo si sono dedicati al nuoto; nella versione di Leggo aggiunge che ha «una vasta gamma di conoscenze».

La corsa dell’intelligenza artificiale.

Cosa vuol dire fermare la corsa dell’AI?. Commenta l’allarme lanciato da Dario Amodei, di Anthropic, e osserva che la soluzione che propone —controlli all’esportazione che rallentino la Cina abbastanza da ampliare il vantaggio statunitense nei tre o cinque anni decisivi— non risolve il problema della concorrenza, ma lo riformula come una corsa. Non è stampa cattolica, ma è esattamente il terreno di Magnifica humanitas: chi chiede di frenare di solito chiede, nella stessa frase, di frenare gli altri.

L’Angelus del perdono senza conti

Leone XIV e all’Angelus di domenica, commentando la domanda di Pietro su quante volte si debba perdonare, il Papa ha spiegato che il «settanta volte sette» di Gesù non è una cifra ma l’abbandono della contabilità morale: «il perdono è indispensabile e se manca non si può vivere in pace». Ha usato l’immagine del vento che spazza le nuvole più dense finché si rivede il sole, e ha ricordato Pietro, a cui il Risorto non rimprovera il rinnegamento ma gli chiede se lo ama, «come se non fosse successo nulla». Dopo la preghiera ha ricordato il venticinquesimo anniversario dell’11 settembre e ha chiesto preghiere per la pace.

Un cardinale assolto, e l’elenco dei precedenti

Il cardinale scagionato (e gli altri), firma Lorenzo Prezzi su Settimana News. Il giudice Martin Castonguay, del Tribunale Superiore del Québec, ha condannato il 31 agosto Pamela Groleau a pagare 100.000 dollari al cardinale Marc Ouellet, prefetto del Dicastero per i Vescovi tra il 2010 e il 2023, per averlo accusato falsamente di violenza sessuale nell’ambito di una causa collettiva contro l’arcidiocesi; i giudici hanno riscontrato incongruenze manifeste e intento diffamatorio. Ouellet, già assolto in sede canonica nel 2021 dopo l’indagine preliminare di p. Jacques Servais, ha donato l’intera somma alle vittime di abusi tra le popolazioni indigene canadesi. Prezzi aggiunge l’elenco cardinalizio: Lacroix, Pell, Barbarin, Bernardin, Danneels, Rodé. E lo chiude con un caso aperto: il cardinale Cristóbal López Romero, arcivescovo di Rabat, sotto indagine preliminare da luglio e autosospeso. Indovinate di cosa parla la notizia successiva.

Rabat ha già un successore per López Romero

El Vaticano confía a otro religioso español el futuro de la archidiócesis de Rabat, titola RFI. Sabato 12 la Sala Stampa ha annunciato la nomina di Mario León Dorado, missionario oblato di Maria Immacolata, nato a Madrid nel 1974, come arcivescovo coadiutore di Rabat; era prefetto apostolico del Sahara Occidentale dal 2013 e amministratore apostolico di Rabat dai primi di agosto, come abbiamo raccontato. La figura del coadiutore include il diritto di successione: quando la sede diventerà vacante, l’arcidiocesi sarà sua. Il comunicato vaticano ripercorre il suo percorso senza menzionare nemmeno una volta López Romero, che resta l’arcivescovo titolare e nega le accuse. Roma non ha detto nulla sul merito della questione; ha detto chi verrà dopo, che è un modo per dire qualcosa.

Alessandria: né una riga scritta, né sanzione, né diocesi

Se il tabù Tesla conta più della verità: il caso Gallese è preoccupante. I fatti: l’11 settembre Leone XIV ha accettato le dimissioni di mons. Guido Gallese, 64 anni, vescovo di Alessandria dal 2012 —il più giovane d’Italia all’epoca—, e ha nominato amministratore apostolico il vescovo di Acqui, Luigi Testore. Il Sole 24 Ore riassume le accuse circolate per mesi: l’acquisto di una Tesla, il kitesurf, la gestione dei beni della curia, gli scritti inviati a Roma, la visita apostolica affidata a gennaio al cardinale Bertello. E la dichiarazione dell’interessato al settimanale diocesano: «non ho ricevuto né una riga scritta né alcuna sanzione». Tipico di questi tempi, una campagna senza documenti, con foto rubate e senza una sola fonte probatoria; alla fine nessuna sanzione, nessuna riga scritta e un pensionamento anticipato per non chiarire nulla.

Aparecida scopre il Giudizio Universale di Rupnik; Lourdes lo copre

Aparecida ha scoperto i mosaici della facciata ovest della basilica: quasi 4.000 metri quadrati opera di 39 artisti del Centro Aletti, con pietre del Brasile, dell’Italia, della Grecia e dell’Afghanistan, finanziati con la Campagna dei Devoti. Con essa si conclude il progetto Giornata Biblica, iniziato nel 2019 e proseguito dopo le accuse. Il santuario ricorda che dal 2020 è diretto da Maria Campatelli e che la visita canonica al Centro Aletti non ha riscontrato problemi. E ora il dettaglio che non abbiamo inventato noi: la facciata ovest è dedicata all’Apocalisse, alla seconda venuta e al giudizio universale; secondo il santuario, rappresenta «la vittoria di Dio sul male». Nel frattempo, a Lourdes i mosaici di Rupnik nella basilica del Rosario rimarranno coperti con pannelli durante la visita di Leone XIV del 26 e 27 settembre, e anche dopo, per decisione del vescovo Jean-Marc Micas, in attenzione alle vittime. E alla nunziatura di Parigi, dove il Papa dormirà il 25 e il 26, c’è una cappella privata decorata anch’essa da Rupnik. Il Brasile scopre il Giudizio Universale; la Francia lo copre. In Italia abbiamo un convegno sul caso Rupnik a Modena, La Chiesa di Leone XIV nella strettoia del caso Rupnik. Il festival si tiene dal 23 al 27 settembre sotto il motto «Bella Ciao» e prevede una trentina di convegni.

La scomparsa delle antifone

L’infelice sparizione delle Antifone. La tesi è tecnica e ben impostata: nel rito di san Paolo VI le rubriche prevedono come prima opzione il canto dell’antifona del Messale o del Graduale, e l’applicazione sistematica dell’opzione alternativa —«altro canto adeguato»— ha eliminato di fatto la Parola di Dio dall’entrata, dall’offertorio e dalla comunione, sostituita da pezzi generici sulla gioia di stare insieme, sul pane e sul vino e sull’amicizia. L’autore la definisce mutilazione del rito e appiattimento della pedagogia dell’anno liturgico. Il dato normativo è che ciò che si è perso non è stato proibito, è stato semplicemente mai scelto.

I novissimi, dall’omelia al mosaico

La Messa Tradizionale i novissimi, apparso su The Catholic Thing. A partire dal funerale di un giovane celebrato nel rito antico, Royal rimpiange le Quattro Novissime —morte, giudizio, inferno e gloria—, che si insegnavano ai bambini e che oggi, dice, si menzionano a malapena nemmeno nei funerali, e ricorda che restano nel Catechismo, numeri 1020-1060. La deriva del testo verso i musulmani che sognano Gesù e verso chi rischia di più per proclamare la verità è affar suo. Lo stesso fine settimana, ad Aparecida si inauguravano quattromila metri quadrati di Giudizio Universale. I novissimi godono di salute migliore nel mosaico che nell’omelia.

Chierichette nelle messe del Papa in Francia

Chiesa in uscita (di testa) con l’occasione del viaggio papale in Francia dal 25 al 28 settembre, la Conferenza Episcopale Francese ha confermato che alcune ragazze serviranno all’altare insieme ai ragazzi nelle messe del Papa. Valli ammette che la Chiesa non lo proibisce espressamente, ma sottolinea il come: la decisione arriva dopo la pressione di Magdala, l’associazione prima nota come Comité de la jupe, che secondo Le Parisien considera «rara violenza simbolica» la distinzione tra chierichetti e chierichette e vede nelle messe papali un «segnale forte» per una Chiesa sinodale. Magdala chiede inoltre l’ordinazione sacerdotale femminile, la fine del celibato obbligatorio, l’inclusione LGBTQ e l’accesso alla contraccezione e all’aborto.

Evangelizzare la storia non è storicizzare il Vangelo

Evangelizzare la storia non è storicizzare il Vangelo. La distinzione è classica e ben fatta: evangelizzare la storia parte dall’Incarnazione e consiste nel parlare agli uomini del loro tempo in un linguaggio comprensibile senza modificare ciò che si annuncia; storicizzare il Vangelo è rileggere ciò che la Chiesa ha sempre annunciato alla luce delle esigenze culturali del momento, così che non è più il Vangelo a giudicare la storia. Nessuna novità dottrinale, ma è il pezzo che ordina concettualmente metà della Specola di oggi.

Ciò che allontana i giovani è l’ambiguità

«È l’ambiguità dottrinale, non la fermezza, ad allontanare i giovani», omelia dell’arcivescovo di Varsavia ai catechisti, costruita sul Battista, colui che non ebbe paura di dire a Erode «non ti è lecito». La frase che ha circolato: se i giovani si allontanano dalla Chiesa è anche perché alcuni presentano il suo insegnamento in modo così poco chiaro che risulta «come acqua saponata, come gelatina mescolata», e non si distingue in nulla da ciò che offrono gli altri banchi del mercato. UCCR la collega a una citazione di Leone XIV di qualche mese fa: non si rende attraente il cristianesimo annacquando i contenuti. La tesi è discutibile empiricamente —la pratica religiosa cala anche dove la dottrina viene predicata senza diluirla—, ma l’argomento commerciale è impeccabile: nessuno cambia banco per comprare la stessa cosa.

«Evangelium vitae» e la legge imperfetta

L’Eutanasia della Profezia e è il seguito della questione che già avevamo raccolto: l’autore sostiene che sotto il cardinale Zuppi e gli ultimi due presidenti della Pontificia Accademia per la Vita, Paglia e Pegoraro, il vertice ecclesiale italiano sta spingendo di fatto i politici cattolici a una legge sull’aiuto al suicidio, e che la lettura che Pegoraro fa del numero 73 di Evangelium vitae confonde difendersi da una legge ingiusta con promuoverla. Il punto giuridico è preciso e merita dibattito: una cosa è limitare il danno di una legge già approvata e un’altra è dare forma legale a ciò che oggi esiste solo per la sentenza 242/2019 della Corte Costituzionale. Il resto —mutazione genetica, eutanasia della profezia— è retorica dell’autore. Lo stesso blog pubblica questi giorni la nota dei vescovi del Triveneto e la notizia del rifiuto del progetto di legge britannico sul fine vita: conviene leggerle insieme, perché il confronto con Francia e Regno Unito è la parte più solida dell’argomento. Nello stesso blog, Il ritorno alle barbarie: un raffronto con la società secolarizzata di oggi e il mondo precristiano (parte 3), terza puntata di una serie di grande interesse.

I vescovi degli Stati Uniti, l’AR-15 e la balestra

USSCB , la Conferenza Episcopale degli Stati Uniti ha presentato il 4 settembre un amicus curiae in Viramontes contro la contea di Cook, sulla proibizione di più di cento armi semiautomatiche, tra cui l’AR-15. Secondo Catholic World Report, i vescovi sostengono che le armi di oggi sono «fondamentalmente diverse» da quelle del XVIII secolo, che risultano «pericolose e insolite» e che le comunità locali possono regolarle. Formalmente lo scritto non sostiene nessuna delle parti, cosa che i suoi critici considerano una neutralità dai chiari effetti pratici, e obiettano di passaggio l’analogia con la balestra medievale. Ci asteniamo sulla Seconda Emenda. Sulla balestra diremo soltanto che il Concilio Lateranense del 1139 la proibì contro i cristiani, la permise contro gli infedeli e non riuscì a farla smettere di usare. Come precedente argomentativo, i vescovi avrebbero potuto sceglierne uno con un miglior record di osservanza.

I media vaticani entrano nella Stampa

Media vaticani: accordo con il gruppo SAE, Dal 11 settembre, Vatican News, Radio Vaticana e L’Osservatore Romano alimentano un widget multimediale con notizie e video sul Papa, ventiquattr’ore al giorno, sul sito de La Stampa e delle altre testate del gruppo SAE. È la prima volta che un gruppo editoriale italiano firma un accordo del genere con un dicastero; il direttore editoriale dei media vaticani, Andrea Tornielli, parla di «massima diffusione del messaggio», e il presidente di SAE, Alberto Leonardis, considera la Chiesa «un punto di riferimento etico fondamentale». Antonio Socci ha obiettato l’evidenza: La Stampa, Il Tirreno, la Gazzetta di Modena e La Nuova Ferrara non sono precisamente testate cattoliche né proiettano il messaggio del Papa «al mondo». A pochi giorni dal lasciare il dicastero sorprendono questo tipo di accordi; nessuno dice se ci sia denaro di mezzo né in che direzione, e la circolazione della stampa cartacea italiana cala da quindici anni. Sembra un cattivo affare, e il Dicastero per la Comunicazione non ha comprato un altoparlante; ha affittato una vetrina in una strada con sempre meno transito.

Anno giubilare guadalupano al Tepeyac

México vivirá Año Jubilar Guadalupano, Leone XIV ha concesso, tramite la Penitenzieria Apostolica, un anno giubilare guadalupano dal 12 ottobre 2026 al 12 ottobre 2027, in occasione del cinquantesimo anniversario della dedicazione della nuova basilica e del trasferimento dell’immagine, avvenuti il 12 ottobre 1976. Ci sarà la porta santa e l’indulgenza plenaria per chi visiterà il santuario con devozione, parteciperà a un atto liturgico o dedicherà un tempo alla preghiera, alle condizioni consuete. L’apertura sarà a mezzogiorno, nella Messa delle Rose; la data coincide inoltre con il 131° anniversario dell’incoronazione pontificia. Il Tepeyac concatena così il giubileo ordinario del 2025 con il proprio e con il conto alla rovescia verso il quinto centenario del 1531. In materia di contabilità, i messicani hanno un vantaggio.
Concludiamo con un Buon compleanno, Santità.
«Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio Unigenito…»
 

 

 

Aiuta Infovaticana a continuare a informare