Leone XIV chiede di recuperare la formazione nella dottrina sociale della Chiesa e ricorda che la politica deve servire al bene comune

Leone XIV chiede di recuperare la formazione nella dottrina sociale della Chiesa e ricorda che la politica deve servire al bene comune

Il papa Leone XIV ha dedicato l’udienza generale di questo mercoledì 4 novembre alla dimensione sociale della fede cristiana, ricordando che l’economia e la politica devono essere al servizio della dignità umana e del bene comune. Il Pontefice ha insistito sull’importanza del lavoro, della giustizia sociale e della responsabilità di chi esercita l’autorità pubblica, invitando al contempo le comunità cristiane a recuperare la formazione nella dottrina sociale della Chiesa.

Durante l’incontro con i fedeli in piazza San Pietro, Leone XIV ha proseguito il suo ciclo di catechesi sui documenti del Concilio Vaticano II, concentrando la sua riflessione sui capitoli della costituzione pastorale Gaudium et spes dedicati alla vita economica, sociale e politica.

Il Papa ha ricordato che lo sviluppo economico deve essere al servizio dell’uomo e che il lavoro costituisce una dimensione essenziale della sua dignità, poiché permette di sostenere la famiglia, sviluppare le proprie capacità e collaborare all’opera creatrice di Dio.

Inoltre, ha sottolineato che l’autorità politica esiste per procurare il bene comune e che la Chiesa e la comunità politica, pur essendo indipendenti nei rispettivi ambiti, possono collaborare al servizio delle persone e della società.

Nella parte finale della sua catechesi, Leone XIV ha incoraggiato in particolare i giovani a seguire l’esempio di coloro che hanno dato testimonianza cristiana nella vita pubblica. Ha anche esortato le comunità ecclesiali a rinnovare l’insegnamento della dottrina sociale della Chiesa.

Durante i saluti successivi, il Pontefice ha ricordato che venerdì 6 novembre inizierà il suo viaggio apostolico in Uruguay, Argentina e Perù, chiedendo preghiere affinché questa visita rafforzi la fede e l’evangelizzazione.

Leone XIV ha anche annunciato le beatificazioni previste per sabato 7 novembre: quella del francescano Augusto Rafael Ramírez Monasterio, assassinato per odio alla fede in Guatemala nel 1983, e quella del sacerdote Francisco González de Córdova e dei suoi 79 compagni martiri della persecuzione religiosa in Spagna.

Di seguito, riportiamo la catechesi del Santo Padre, pronunciata durante l’udienza generale di questo 4 novembre 2026:

Catechesi – I documenti del Concilio Vaticano II. IV. Costituzione Gaudium et spes. 7. La fede e la vita sociale, politica ed economica (GS, 53-62)

Cari fratelli e sorelle, buongiorno e benvenuti!

La dimensione sociale fa parte integrante, non solo della natura umana, ma anche della nostra fede in Gesù Cristo, come preziosa eredità che riceviamo dall’incarnazione del Figlio di Dio. La Costituzione Gaudium et spes (GS) lo ricorda nei capitoli III e IV della seconda parte, dedicati alla vita economica e sociale e a quella della comunità politica. Anche in questi ambiti la fede cristiana offre criteri di discernimento.

I Padri conciliari evidenziano soprattutto il pericolo per la pace mondiale derivante dagli squilibri legati a uno sviluppo economico non equo e che non rispetta la creazione (cf. GS, 63). Una visione a lungo termine, che purtroppo ha trovato conferma nella parte finale del secolo scorso e che oggi constatiamo ancora di più. Per correggere la rotta – avverte il Documento – non basta lo sviluppo tecnico, «sono necessarie molte riforme nella vita economico-sociale e un cambiamento di mentalità e di costumi in tutti» (ibid.).

Per questo, Gaudium et spes presenta in sintesi la visione cristiana dello sviluppo economico, che deve essere sempre al servizio dell’uomo e sotto il controllo dell’uomo (cf. GS, 64-65). Appare già qui chiaramente il concetto di sviluppo integrale, che poi San Paolo VI porrà al centro della sua Enciclica Populorum progressio (1967). Sono più attuali che mai gli appelli a impegnarsi per eliminare le discriminazioni contro i gruppi sociali più deboli e contro i migranti (cf. GS, 66).

Il cuore dell’economia è il lavoro. Attraverso di esso, l’uomo si sviluppa come persona, soddisfa i bisogni della sua famiglia, esprime il proprio talento, partecipa alla vita sociale e costruisce un mondo migliore collaborando all’opera creatrice di Dio. Il lavoro non può mai essere distorto a detrimento delle persone, del bene comune o della creazione. La vera sfida è offrire a tutti opportunità per mettere in pratica le proprie capacità: non sono accettabili la disoccupazione, lo sfruttamento e le condizioni di lavoro che mettono a rischio la salute e la stessa vita (cf. GS, 67). I lavoratori hanno il diritto e il dovere di partecipare alle decisioni che riguardano la loro attività, anche in forma associativa, affrontando i conflitti con il dialogo e azioni non violente (cf. GS, 68).

In questo contesto, il Concilio ricorda uno dei principi fondamentali del magistero sociale, ovvero la destinazione universale dei beni della terra (cf. GS, 69) e lo applica in campo finanziario, affermando che «i responsabili degli investimenti e dell’organizzazione della vita economica, sia i privati che i gruppi o le autorità pubbliche, devono […] vigilare, da una parte, affinché si provveda a quanto necessario per una vita dignitosa sia agli individui che all’intera comunità, e, dall’altra, prevedere il futuro e stabilire un giusto equilibrio tra le esigenze attuali del consumo individuale e collettivo e le esigenze di investimento per le generazioni future» (GS, 70).

Gaudium et spes passa poi a trattare il tema della comunità politica, apprezzando i vari segnali positivi dell’epoca contemporanea, soprattutto il fatto che «la coscienza più viva della dignità umana ha fatto sì che in diverse regioni del mondo sorgesse il proposito di stabilire un ordine politico-giuridico che protegga meglio nella vita pubblica i diritti della persona» (GS, 73).

La comunità politica esiste in funzione del bene comune, che consiste «nell’insieme di quelle condizioni della vita sociale con le quali gli uomini, le famiglie e le associazioni possono raggiungere con maggiore pienezza e facilità la propria perfezione» (GS, 74). E sempre verso il bene comune deve guardare l’esercizio dell’autorità politica, che si struttura e opera secondo le circostanze locali e storiche, ma avendo sempre presente il bene dell’intera famiglia umana (cf. ibid.).

Gaudium et spes riafferma che «la comunità politica e la Chiesa sono indipendenti e autonome, ciascuna nel proprio ambito. Entrambe, tuttavia, sebbene a diverso titolo, sono al servizio della vocazione personale e sociale dell’uomo. Questo servizio lo realizzeranno tanto più efficacemente, a vantaggio di tutti, quanto più sana e migliore sarà la cooperazione tra loro» (GS, 76).

Cari fratelli, impegnarsi nell’economia e nella politica secondo questi criteri è un modo di costruire la pace. Come ricordava Papa Francesco, «la guerra è un fallimento della politica e dell’umanità, una vergognosa capitolazione, una sconfitta di fronte alle forze del male» (Lettera enc. Fratelli tutti, 261). Al contrario, la politica che si prende cura delle ferite dei popoli e di chi subisce ingiustizie offre motivi di speranza per il futuro dell’umanità.

Per questo, incoraggio i giovani a seguire l’esempio di quegli uomini e di quelle donne che in questi ambiti hanno dato buona testimonianza. E rinnovo la mia esortazione alle comunità

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