La Chiesa cattolica celebra questa domenica 1 novembre la solennità di Tutti i Santi, una delle grandi feste del calendario liturgico, dedicata non solo a coloro che sono stati canonizzati ufficialmente, ma anche a tutti gli uomini e le donne che hanno raggiunto la gloria celeste e la cui santità è conosciuta unicamente da Dio.
In queste vigilie della solennità, la celebrazione invita i fedeli a contemplare il destino a cui è chiamato ogni cristiano: la vita eterna insieme a Dio. La festa ricorda che la santità non è un privilegio riservato a pochi, ma una vocazione universale, e che la Chiesa non è formata unicamente da coloro che pellegrinano sulla terra, ma anche da coloro che partecipano già alla gloria del cielo.
Una moltitudine innumerevole davanti al trono di Dio
La liturgia di Tutti i Santi presenta un passo dell’Apocalisse in cui san Giovanni contempla «una folla immensa, che nessuno potrebbe contare, di tutte le nazioni, razze, popoli e lingue» (Ap 7,9), riunita davanti al trono di Dio e dell’Agnello.
Questa visione esprime l’universalità della chiamata alla salvezza e ricorda che la santità non appartiene esclusivamente a un’epoca, nazione o condizione sociale. Tra i beati si trovano martiri, confessori della fede, religiosi, sacerdoti, padri e madri di famiglia e numerosi cristiani che hanno vissuto fedelmente il Vangelo senza arrivare a essere conosciuti pubblicamente.
La solennità affonda le sue radici nella venerazione che le prime comunità cristiane tributavano ai martiri. Con il passare dei secoli, questa memoria si estese ad altri fedeli riconosciuti per la loro santità fino a consolidarsi in una celebrazione comune di tutti i santi.
La data del 1 novembre rimase legata a questa festa nella tradizione liturgica occidentale durante il Medioevo, specialmente a partire dal IX secolo.
La Chiesa trionfante e la comunione dei santi
La solennità ricorda una delle verità fondamentali della fede cattolica: la comunione dei santi, professata nel Credo.
La Chiesa insegna che esiste un’unione spirituale tra i fedeli che pellegrinano sulla terra, le anime che si purificano dopo la morte e coloro che già godono della visione di Dio in cielo. Tradizionalmente, queste realtà sono conosciute come Chiesa militante, purgante e trionfante.
I santi non rimangono indifferenti alle necessità di coloro che continuano il loro pellegrinaggio terreno, ma intercedono presso Dio per loro. Il loro esempio costituisce anche uno stimolo a perseverare nella fede e a vivere secondo gli insegnamenti di Gesù Cristo.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica ricorda che l’intercessione dei santi costituisce il loro servizio più elevato al piano di Dio e che i fedeli possono chiedere loro aiuto per raggiungere la santità.
Questa venerazione non va confusa con l’adorazione, che spetta esclusivamente a Dio. La Chiesa distingue tra il culto di latria, riservato alla Santissima Trinità, e la venerazione tributata ai santi, tra i quali la Vergine Maria occupa un posto singolare.
Nel suo Angelus del 1 novembre 2012, Benedetto XVI spiegò che la solennità permette di contemplare la comunione tra la Chiesa pellegrina e la Chiesa celeste, ricordando che tutti i battezzati sono chiamati a partecipare della stessa gloria.
La santità si raggiunge anche nella vita quotidiana
Tutti i Santi ricorda che la santità non è riservata a chi svolge grandi responsabilità ecclesiastiche, compie opere straordinarie o abbraccia la vita consacrata.
La Chiesa insegna che tutti i battezzati sono chiamati alla perfezione della carità, ciascuno secondo il proprio stato di vita e le circostanze concrete in cui Dio lo ha posto.
Questa vocazione può essere vissuta nel matrimonio, nell’educazione dei figli, nel lavoro quotidiano, nel sacerdozio, nella vita religiosa e nel compimento fedele dei propri doveri.
Il Concilio Vaticano II, nella costituzione dogmatica Lumen gentium, ricordò che tutti i fedeli cristiani, qualunque sia la loro condizione, sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità.
La santità, quindi, non consiste necessariamente nel compiere grandi azioni visibili, ma nel rispondere alla grazia di Dio mediante la fede, la speranza e la carità, perseverando nel compimento della sua volontà.
Dal giorno di Tutti i Santi alla commemorazione dei Fedeli Defunti
La solennità di Tutti i Santi precede la commemorazione di Tutti i Fedeli Defunti, che la Chiesa celebra ogni 2 novembre.
Sebbene entrambe le giornate siano strettamente collegate, possiedono un significato distinto. Mentre il 1 novembre la Chiesa celebra la gloria di coloro che già contemplano Dio, il giorno successivo è dedicato specialmente alla preghiera per i defunti che hanno ancora bisogno di purificazione prima di entrare in cielo.
La dottrina cattolica insegna che le anime del purgatorio, destinate alla salvezza eterna, possono essere aiutate mediante le preghiere dei fedeli, specialmente attraverso il sacrificio eucaristico, così come mediante le elemosine, le indulgenze e le opere di penitenza offerte per loro.
Per questo motivo, la tradizione cristiana ha mantenuto per secoli l’usanza di visitare i cimiteri, pregare per i defunti e offrire messe per l’eterno riposo delle loro anime.
In questi giorni, la Chiesa concede anche indulgenze a determinate condizioni ai fedeli che visitano piamente i cimiteri e pregano per i defunti, specialmente durante i primi giorni di novembre.
Le due celebrazioni manifestano così la speranza cristiana nella risurrezione e nella vita eterna. Tutti i Santi dirige lo sguardo verso la gloria celeste, mentre la commemorazione dei Fedeli Defunti ricorda il dovere di carità verso coloro che sono partiti da questo mondo.
Alla vigilia del 1 novembre, la solennità invita i cristiani a rinnovare il loro desiderio di santità, seguendo l’esempio di coloro che hanno già raggiunto la meta definitiva della vita cristiana: l’unione eterna con Dio.