Il cardinale Christoph Schönborn ha lanciato un nuovo avvertimento sulla direzione del Cammino Sinodale tedesco. L’arcivescovo emerito di Vienna ritiene che il processo riformista sia finito intrappolato in una serie di «vicoli ciechi» per non aver prestato sufficiente attenzione agli orientamenti che Papa Francesco ha rivolto alla Chiesa tedesca nel 2019. Il porporato mette in discussione soprattutto la fiducia nelle riforme strutturali come soluzione alla crisi ecclesiale e ricorda che il vero rinnovamento della Chiesa non procede dalla riorganizzazione delle sue istituzioni, ma dalla fede vissuta e dai sacramenti.
In una intervista concessa al settimanale cattolico tedesco Die Tagespost, pubblicata l’8 ottobre, Schönborn si è riferito espressamente alla situazione del Cammino Sinodale, i cui promotori da anni promuovono cambiamenti su questioni come la morale sessuale, il sacerdozio e le strutture di governo della Chiesa.
«Se la lettera di Papa Francesco alla Chiesa in Germania fosse diventata il principio guida del Cammino Sinodale, non ci troveremmo nei vicoli ciechi in cui ci troviamo attualmente», ha affermato il cardinale. Tuttavia, ha aggiunto che «non è ancora troppo tardi» per correggere la rotta.
Gli avvertimenti di Francesco che la Germania ha ignorato
Le parole di Schönborn rimandano alla lettera che Francesco indirizzò ai cattolici tedeschi il 29 giugno 2019, quando il Cammino Sinodale cominciava a prendere forma.
In quel documento, il Pontefice riconosceva la gravità della crisi che stava attraversando la Chiesa in Germania, ma avvertiva del pericolo di cercare risposte unicamente attraverso cambiamenti organizzativi o adattamenti alle esigenze della società contemporanea.
Francesco insisteva sul fatto che l’evangelizzazione doveva occupare il centro del processo e ricordava che nessuna riforma istituzionale poteva sostituire l’azione dello Spirito Santo né la necessità di conversione.
Sette anni dopo, il Cammino Sinodale tedesco continua a essere segnato dalle tensioni con Roma. Le sue proposte sulla benedizione delle coppie omosessuali, il celibato sacerdotale, la morale sessuale e la partecipazione dei laici al governo ecclesiale hanno provocato ripetuti avvertimenti da parte della Santa Sede.
A ciò si aggiunge il progetto di costituire una Conferenza Sinodale permanente, concepita come organo di partecipazione congiunta di vescovi e laici, la cui configurazione ha suscitato obiezioni per le sue possibili implicazioni sull’autorità episcopale.
«Credere che le riforme strutturali producano il rinnovamento è un’illusione»
Schönborn, che ha partecipato in modo decisivo alla stesura del Catechismo della Chiesa Cattolica, ha messo in discussione l’idea che una trasformazione delle strutture possa risolvere da sola i problemi della Chiesa.
«Credere che il rinnovamento si ottenga unicamente attraverso riforme strutturali è un’illusione», ha affermato.
Il cardinale ha ricordato che la storia della Chiesa è attraversata da periodi di crisi, ma anche da movimenti di rinnovamento che non sono nati principalmente da riforme amministrative.
«Sono stati i grandi santi, così come gli sconosciuti, a portare il rinnovamento in ogni secolo», ha indicato. E ha aggiunto che non è mai esistito un secolo in cui non ci fosse sia decadenza che rinnovamento.
La sua conclusione è stata chiara: «La vera forza proviene dalla fede vissuta, dai sacramenti».
La riflessione del porporato punta a una delle questioni centrali del dibattito ecclesiale tedesco: se la crisi di fede e il calo della pratica religiosa possano essere affrontati attraverso nuove strutture di partecipazione e modifiche disciplinari, o se la priorità debba essere posta nell’evangelizzazione, nella conversione e nella vita sacramentale.
Schönborn non nega la necessità di riforme, ma rifiuta che queste possano sostituire ciò che costituisce il fondamento della Chiesa. Il suo avvertimento assume particolare importanza in un momento in cui l’episcopato tedesco continua a cercare una formula per dare continuità istituzionale al Cammino Sinodale.
Il cardinale, che ha lasciato il governo dell’arcidiocesi di Vienna nel 2025 dopo tre decenni, non dà per chiuso il futuro del processo tedesco. Tuttavia, le sue dichiarazioni lasciano un avvertimento difficile da ignorare: senza un autentico rinnovamento della fede, nessuna riforma strutturale basterà a far uscire la Chiesa dalla sua crisi.