Leone XIV all'Angelus: Dio chiama tutti alla sua vigna e la sua misericordia non si misura con calcoli umani

Leone XIV all'Angelus: Dio chiama tutti alla sua vigna e la sua misericordia non si misura con calcoli umani

Leone XIV ha ricordato questa domenica che la logica della misericordia di Dio supera i calcoli umani e ha invitato i cristiani ad abbandonare l’invidia, le rivalità e la pretesa di considerare la grazia come una ricompensa meritata.

Durante la recita dell’Angelus dalla finestra del Palazzo Apostolico, il Papa ha riflettuto sulla parabola dei lavoratori della vigna (Mt 20,1-16), in cui coloro che sono stati assunti alla fine della giornata ricevono la stessa paga di chi ha lavorato fin dalle prime ore. Leone XIV ha posto l’accento sulla decisione del proprietario di rendere visibile la sua generosità anche a chi si considerava creditore di un trattamento diverso.

«Tutti, al contrario, guadagniamo gioia, intelligenza e futuro quando la legge dell’amore interrompe quella del calcolo, l’esperienza della misericordia estende quella del merito, il dono della pace ferma le rivalità e ci rende vicini nella gratitudine», ha affermato.

Il Pontefice ha ricordato che «è una grazia essere collaboratori di Dio» e lavorare per il suo Regno di giustizia e di pace: «Non c’è posto per l’invidia e la divisione là dove irrompe la novità di Dio».

Dopo l’Angelus, Leone XIV ha espresso inoltre la sua «grande preoccupazione» per la crisi umanitaria in alcune zone della Somalia, aggravata da episodi di violenza e fenomeni climatici estremi, e ha chiesto un intervento generoso della comunità internazionale per garantire l’assistenza necessaria alla popolazione, in particolare alle donne e ai bambini.

Di seguito, le parole integrali di Leone XIV:

Cari fratelli e sorelle, buona domenica!

Nella liturgia di oggi, il Signore, per bocca del profeta Isaia, ci dà un grande motivo di speranza, dicendoci che i suoi pensieri non sono i nostri pensieri e che le sue vie non sono le nostre vie (cf. Is 55,8). Sì, i disegni di Dio sono infinitamente più grandi e, diciamo, più “umani” di quelli che noi, uomini e donne segnati dal peccato, possiamo concepire e realizzare. Per questo, ecco l’appello più attuale che mai del profeta: abbandonare le nostre vie tortuose e tornare al Signore, che è misericordia e perdono (cf. vv. 6-7).

Nel Vangelo, le parabole di Gesù descrivono la novità di ciò che Dio ha riservato per noi, ma in genere rivelano anche la resistenza che siamo portati a opporre a una giustizia più generosa e a un amore più grande. Oggi, in particolare, ascoltiamo la storia dei lavoratori chiamati a lavorare nella vigna (cf. Mt 20,1-16), alcuni hanno lavorato tutto il giorno, altri solo poche ore, e altri ancora dal tramonto. Ma il punto centrale della parabola è nel momento della retribuzione, quando il proprietario, mantenendo la sua parola, paga secondo l’accordo i lavoratori della prima ora, ma vuole che vedano la sua generosità e, davanti ai loro occhi, tratta gli ultimi allo stesso modo.

Infatti, c’è un dettaglio che non dobbiamo lasciare passare inosservato. Il proprietario dà all’amministratore un ordine preciso da seguire: bisogna pagare i lavoratori «cominciando dagli ultimi e finendo con i primi» (Mt 20,8). La reazione negativa di chi aveva lavorato tutto il giorno avrebbe potuto essere facilmente evitata; tuttavia, è intenzionale, perché la rivelazione della bontà di Dio è per tutti, non solo per alcuni. Dio ha vie diverse e pensieri nuovi anche per coloro che si considerano i primi e credono di aver guadagnato ciò che sono, di aver meritato i risultati che hanno raggiunto. Tutti, al contrario, guadagniamo gioia, intelligenza e futuro quando la legge dell’amore interrompe quella del calcolo, l’esperienza della misericordia estende quella del merito, il dono della pace ferma le rivalità e ci rende vicini nella gratitudine.

Fratelli e sorelle, è una grazia essere collaboratori di Dio, lavorare nella sua vigna, servire il suo Regno di giustizia e di pace. Non c’è posto per l’invidia e la divisione là dove irrompe la novità di Dio. Cerchiamo, dunque, il Signore mentre si lascia trovare; invochiamolo mentre è vicino; abbandoniamo le vie tortuose e i pensieri iniqui (cf. Is 55,6-7).

Guardiamo alla nostra Santissima Madre: è una creatura come noi, ma è libera da ogni macchia; per questo ci aiuta ad avere speranza in Dio e a confidare nella sua misericordia, affinché le sue vie diventino le nostre vie e i suoi pensieri diventino i nostri pensieri.

Dopo l’Angelus

Cari fratelli e sorelle:

Con grande preoccupazione seguo le notizie sulla crisi umanitaria che sta avvenendo in alcune zone della Somalia, dove alcuni episodi di violenza e fenomeni climatici estremi stanno aggravando le già precarie condizioni di vita della popolazione, in particolare di donne e bambini. Spero in un generoso intervento da parte della comunità internazionale, affinché non manchi l’assistenza necessaria a questi nostri fratelli e sorelle.

E ora, rivolgo il mio saluto a tutti voi, romani e pellegrini.

Do il benvenuto al vescovo e ai fedeli della diocesi di Toruń in Polonia, che stanno visitando i luoghi dei miracoli eucaristici in Italia; così come alle famiglie provenienti dalla diocesi di Spiš in Slovacchia.

Saluto i padri gesuiti che iniziano il loro nuovo ciclo di studi a Roma; e al gruppo della parrocchia romana della Sacra Famiglia di Nazareth, con la Polisportiva Centocelle e l’Oratorio “San Giuseppe Manyanet”.

Invio la mia benedizione alla popolazione di Pescantina, vicino a Verona, che oggi si riunisce attorno al Monumento agli ex internati, per ricordare quanti furono deportati e imprigionati durante la Seconda Guerra Mondiale. Lo faccio per evidenziare che non dobbiamo dimenticare, ma imparare dalla storia per non ricadere negli errori del passato.

Cari fratelli, vi ringrazio di essere venuti. Buona domenica a tutti!

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