Misiones Salesianas porta in Spagna quattro attiviste amazzoniche per parlare di «femminismo decoloniale» e «diritti LGTBIQ+»

Misiones Salesianas porta in Spagna quattro attiviste amazzoniche per parlare di «femminismo decoloniale» e «diritti LGTBIQ+»
Foto: ohchr.org

Misiones Salesiane, la procura missionaria della congregazione fondata da san Giovanni Bosco in Spagna, ha organizzato un tour di quasi tre settimane, dal 15 settembre al 6 ottobre, per Madrid, i Paesi Baschi e la Navarra con quattro donne presentate come «difensore dell’Amazzonia venezuelana». Il programma, secondo la stessa organizzazione, include «incontri e laboratori con movimenti femministi e collettivi per la difesa dei diritti LGTBIQ+», oltre a riunioni con responsabili della cooperazione, organizzazioni sociali e mezzi di comunicazione, come ha anticipato El Debate.

Un progetto sovvenzionato dal Governo basco

Il tour fa parte di un progetto intitolato Aulas en acción frente a la emergencia climática: alternativas al modelo de desarrollo desde el feminismo decolonial de las defensoras de la Orinoquía, coordinato da Misiones Salesianas e sovvenzionato dall’Agenzia Basca per la Cooperazione allo Sviluppo, organismo dipendente dal Governo basco.

L’iniziativa, spiegano i salesiani, «cerca di generare spazi di scambio e far conoscere alternative indigene basate sul «buen vivir» e sull’armonia con la natura». Oskar Pérez, responsabile della sede Nord di Misiones Salesianas, ha dichiarato: «Vogliamo ascoltare la voce delle difensore ancestrali del territorio e conoscere gli effetti dell’attività mineraria sulla vita dell’Orinoquía, per impegnarci nella loro lotta pacifica».

Cos’è il «femminismo decoloniale»

La denuncia dei danni causati dall’estrazione mineraria illegale nell’arco minerario dell’Orinoco è una causa che la Chiesa venezuelana sostiene da anni, con il Vicariato Apostolico di Puerto Ayacucho in prima linea. Ciò che ha attirato l’attenzione è il quadro teorico scelto per veicolarla.

Il «femminismo decoloniale» è una corrente accademica che, secondo i suoi promotori, critica la «colonialità del potere» basata «sull’imposizione e invenzione del concetto di razza da parte dei colonizzatori europei», identificati come «uomini bianchi di classe media». Sostiene inoltre che «il «genere» è anch’esso un’invenzione europea imposta attraverso il colonialismo, che non esisteva prima di quel periodo», e che tale imposizione servì per «il controllo delle donne colonizzate», relegandole all’ambito domestico e dando «per scontata l’eterosessualità». Le sue teoriche difendono che in America Latina «persiste ancora il modello di dominio coloniale del potere e del sapere».

Si tratta di tesi difficilmente conciliabili con l’antropologia cristiana, che afferma la differenza sessuale come dato della creazione, e con la stessa storia dell’evangelizzazione dell’America, di cui l’opera missionaria salesiana nell’Alto Orinoco è diretta erede.

Le quattro invitate

Le partecipanti sono Lisa Lynn Henrito Percy, leader del popolo pemón e coordinatrice della Guardia Territoriale Pemón; María Arana, del popolo uwottüja e coordinatrice della Comunicazione dell’Organizzazione delle Donne Indigene di Autana; Norayma Ángel, coordinatrice dell’Ufficio dei Diritti Umani del Vicariato di Puerto Ayacucho e consulente della Rete Indigena dei Difensori dei Diritti Indigeni e della Natura; e Crusita Yuvisay, comunicatrice sociale e promotrice dei diritti umani.

Condivideranno, secondo gli organizzatori, «le loro esperienze di lotta contro il degrado ambientale, la violazione dei diritti dei popoli indigeni e le conseguenze delle attività estrattive sulle comunità e sulle loro risorse naturali».

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