A Zamora, il vescovo Fernando Valera ha difeso l’operato della diocesi di fronte all’accusa di abusi sessuali nei confronti di un sacerdote diocesano e ha respinto l’idea che il Vescovato fosse a conoscenza del caso dal 2023. Secondo quanto ha spiegato, la prima informazione su un possibile abuso è arrivata il 10 settembre 2025 e, da quel momento, è stata aperta l’indagine canonica, sono state contattate le possibili vittime, sono state informate le autorità civili e il fascicolo è stato infine inviato a Roma.
Valera ha ora dettagliato la procedura seguita dalla diocesi dopo che il 27 agosto scorso è stata resa pubblica l’esistenza del caso. Il vescovo ha sottolineato che si è recato personalmente a Roma per affrontare il fascicolo e cercare di accelerarne l’iter presso il Dicastero per la Dottrina della Fede. Il sacerdote rimane cautelarmente sospeso dalle sue funzioni mentre proseguono i procedimenti, senza che fino ad ora esista una sentenza.
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La diocesi colloca il primo avviso a settembre 2025
Secondo la spiegazione offerta da Valera e riportata da ZamoraNews, ciò che inizialmente ha ricevuto il Vescovato non è stata una denuncia formale, bensì un avviso sulla possibile esistenza di un caso di abuso sessuale.
Il vescovo colloca questa prima comunicazione al 10 settembre 2025 e respinge così l’idea che la diocesi fosse a conoscenza dei fatti dal 2023. Dopo aver ricevuto l’avviso, assicura di aver contattato le persone che potevano essere state vittime per conoscere la loro disponibilità a rendere dichiarazione e di aver avviato la corrispondente indagine preliminare canonica.
Durante questa fase sono state raccolte testimonianze e documentazione. Una volta conclusa, il fascicolo è stato inviato al Dicastero per la Dottrina della Fede, competente a esaminare questo tipo di casi.
Valera ha inoltre spiegato di essere andato personalmente a Roma per trattare la questione e accelerarne l’iter. Secondo il suo racconto, una seconda comunicazione della Santa Sede è arrivata il 27 luglio scorso, dopo che l’indagine preliminare era stata inviata al Vaticano. Il vescovo ritiene che i tempi seguiti nella procedura siano stati particolarmente rapidi.
Misure cautelari e comunicazione alle autorità civili
La diocesi non si è limitata alla procedura canonica. Ha anche portato i fatti a conoscenza delle autorità civili competenti e ha ribadito la propria disponibilità a collaborare con la Giustizia in tutto ciò che le verrà richiesto. Questa azione risulta altresì nel comunicato ufficiale pubblicato dal Vescovato il 27 agosto.
In ambito ecclesiastico sono state imposte misure cautelari al sacerdote: la sospensione temporanea degli uffici di parroco, la sospensione dell’esercizio pubblico del ministero e il divieto di partecipare a qualsiasi attività in cui siano coinvolti minori.
Valera ha difeso di aver agito preventivamente dal momento in cui la diocesi è venuta a conoscenza del caso e di aver mantenuto contatti con chi poteva essere stato vittima. Allo stesso tempo, il Vescovato ha ricordato che le misure adottate sono cautelari, non costituiscono una dichiarazione di colpevolezza e deve essere preservata la presunzione di innocenza del sacerdote finché non vi sia una risoluzione dei procedimenti in corso.
«Dolorosa» e «difficile»
Il vescovo ha definito la situazione «dolorosa» e «difficile» e ha collocato l’operato della diocesi su tre criteri: chiarire quanto accaduto, collaborare con le autorità e rispettare sia le persone denuncianti sia il sacerdote indagato.
La spiegazione di Valera fornisce così nuovi dettagli alle informazioni note alla fine di agosto. Allora, la diocesi comunicò pubblicamente che le testimonianze ricevute attribuivano al sacerdote fatti che presumibilmente si sarebbero verificati quando le persone denuncianti erano minorenni e che la Santa Sede, dopo aver studiato l’indagine preliminare condotta a Zamora, aveva stabilito l’apertura del corrispondente procedimento canonico.
Formazione e prevenzione degli abusi
Valera ha inoltre rivendicato il lavoro preventivo sviluppato nella diocesi. Secondo quanto ha spiegato, durante il suo episcopato è stata intensificata la formazione di chi lavora abitualmente con minori in ambiti educativi, catechetici e ricreativi.
Le azioni di prevenzione sono state rivolte a sacerdoti, catechisti, educatori e animatori di campi estivi, nell’ambito del lavoro di protezione dei minori e delle persone vulnerabili che la diocesi sta sviluppando. Già nel luglio 2025, presentando il bilancio annuale dell’Ufficio Diocesano per la Protezione dei Minori, Valera aveva definito questa questione «prioritaria» e difeso un’azione basata sulla «massima trasparenza, serietà e impegno».