Il papa Leone XIV ha dedicato l’udienza generale di questo mercoledì 12 agosto all’importanza dell’anno liturgico e, in particolare, alla centralità della domenica come «giorno del Signore». Davanti ai pellegrini riuniti nella basilica di San Pietro, il Pontefice ha ricordato che la celebrazione domenicale dell’Eucaristia richiede l’incontro dei fedeli e ha sottolineato che questa «non può essere sostituita da una presenza meramente virtuale». Ha inoltre incoraggiato a creare le condizioni necessarie affinché coloro che devono lavorare la domenica possano partecipare alla Santa Messa.
Al termine dell’udienza, Leone XIV ha rivolto un appello speciale alla Colombia dopo il devastante terremoto che ha causato numerose vittime, feriti e gravi danni materiali. Il Papa ha pregato per l’eterno riposo dei defunti, ha assicurato la sua vicinanza alle famiglie e ai colpiti e ha ringraziato il lavoro di coloro che partecipano alle operazioni di soccorso e assistenza.
Di seguito lasciamo l’intervento completo di Leone XIV:
Cari fratelli e sorelle,
il quinto capitolo della Costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium (SC) è dedicato all’anno liturgico, tema sul quale oggi vogliamo soffermarci, per spiegarne l’importanza nella vita di ogni credente.
In primo luogo, bisogna ricordare che questo modo di definire il ciclo delle celebrazioni cristiane “anno liturgico” si è diffuso nel linguaggio ecclesiale grazie all’opera del Servo di Dio, l’abate Prosper Guéranger (1805-1875).
Nell’enciclica Mediator Dei, Papa Pio XII afferma che «non è una rappresentazione fredda e inerte di cose che appartengono a tempi passati, né un semplice […] ricordo di un’età passata. Piuttosto, l’anno liturgico è Cristo stesso che persevera nella sua Chiesa e che continua quel cammino di immensa misericordia che iniziò in questa vita mortale […] con il fine misericordiosissimo che le anime degli uomini entrino in contatto con i suoi misteri e per mezzo di essi in certo modo vivano; misteri che sono presenti e operano costantemente» (III Divinum Officium et Annus Liturgicus, II Cyclus Mysteriorum). Pertanto, l’anno liturgico deve essere inteso come costante attualizzazione dell’opera di salvezza che Cristo realizza nella storia. Lungo questo ciclo temporale, la Chiesa rimane in contatto con l’azione redentrice del Signore, affinché i fedeli possano riempirsi della grazia della salvezza (cf. SC, 102c). L’incontro con Gesù, che è morto e risorto per noi, è il fine che la Chiesa persegue sempre, ponendo al centro di ogni momento la celebrazione dell’evento pasquale.
Per questo motivo, i padri conciliari considerano «fondamento e nucleo di tutto l’anno liturgico» proprio la domenica «il giorno della festa primordiale» (cf. SC, 106). In diverse lingue moderne, il suo nome attesta che è il “dies Domini”, “il giorno del Signore”. Anche in quelle lingue in cui ha prevalso il riferimento al “giorno del sole” (Sunday, Sonntag), si intravede il legame con Cristo: Cristo è il vero “sole di giustizia” che illumina ogni uomo!
San Giovanni Paolo II, nella Lettera apostolica Dies Domini (31 maggio 1998), insegna che la domenica è il giorno del Signore, il giorno della Chiesa, il giorno dell’uomo e, infine, “il giorno dei giorni”: «Essendo la domenica la Pasqua settimanale, in cui si ricorda e si rende presente il giorno in cui Cristo è risorto dai morti, è anche il giorno che rivela il senso del tempo. […] Scaturendo dalla Risurrezione, attraversa i tempi dell’uomo, i mesi, gli anni, i secoli come una freccia diritta che li penetra orientandoli verso la seconda venuta di Cristo. La domenica prefigura il giorno finale, quello della Parusia» (n.75), quando tutti risorgeremo.
Per santificare la domenica è fondamentale celebrare l’Eucaristia. L’ascolto della Parola e la partecipazione al Corpo di Cristo implicano, secondo i Padri conciliari, il convenire in unum (cf. SC, 106), cioè la convocazione festosa dei fedeli. In tale assemblea, la comunità cristiana rende visibile la sua comunione con il Signore e dà testimonianza della sua appartenenza a Cristo e della sua fedeltà alla Chiesa. Questa assemblea non può essere sostituita da una presenza meramente virtuale, né si riduce a un incontro meramente passivo. L’assemblea liturgica si realizza, infatti, nella partecipazione attiva di fratelli e sorelle, convocati insieme affinché «rendano grazie a Dio, che li «ha fatti rinascere a una viva speranza mediante la Risurrezione di Gesù Cristo dai morti (1Pt, 1,3)» (ibid.).
In questo senso, vi incoraggio tutti a creare le migliori condizioni possibili affinché possano partecipare alla Santa Messa anche coloro che la domenica non hanno la possibilità di assentarsi dal lavoro.
Cari fratelli, l’anno liturgico, segnato dalle domeniche, ha una storia interessante, in cui si intrecciano la fede e la devozione della Chiesa. Infatti, già dal II secolo d.C., alla celebrazione della Pasqua settimanale si è aggiunta quella della Pasqua annuale, «la massima solennità» (SC, 102), che si estendeva a quello che viene chiamato il «tempo di grande gioia» di cinquanta giorni, che culminava nella Pentecoste e si preparava mediante il tempo di Quaresima con il suo carattere penitenziale (cf. SC, 109). Lo sviluppo del ciclo natalizio, avvenuto successivamente seguendo il modello del ciclo pasquale, ha permesso di rivivere i misteri dell’incarnazione del Verbo di Dio, della sua nascita e della sua manifestazione al mondo. La Chiesa ha inoltre incorporato nei diversi tempi la venerazione della Santissima Vergine Maria, «unita con vincolo indissolubile all’opera salvifica del suo Figlio» (SC, 103), e «il ricordo dei martiri e degli altri santi […] cantano la perfetta lode a Dio in cielo e intercedono per noi» (SC, 104).
L’anno liturgico propone così, in forma sacramentale, la pedagogia della storia della salvezza, guidando i fedeli dall’attesa del Messia fino alla pienezza del mistero pasquale e all’anticipazione della gloria futura. In esso, la Chiesa celebra l’attualità salvifica del mistero di Cristo, permettendo ai credenti di parteciparvi sempre più profondamente. Per questo, l’anno liturgico costituisce il principio ispiratore e il quadro di riferimento essenziale di ogni azione pastorale.
Saluti
Saluto cordialmente i pellegrini di lingua spagnola. Chiediamo alla Vergine Maria, che portò Cristo nel suo seno, di intercedere per noi affinché, anche come lei, possiamo partecipare ai misteri di Cristo, specialmente nella celebrazione domenicale dell’Eucaristia.
Che Dio vi benedica. Grazie mille.
Appello
Desidero esprimere la mia vicinanza alle sorelle e ai fratelli colombiani che hanno subito gli effetti del recente terremoto che ha causato numerose vittime e feriti, nonché grandi danni materiali. Mentre prego il Signore per l’eterno riposo dei defunti, assicuro le mie preghiere per le loro famiglie e per tutti coloro che sono stati colpiti da questa tragedia. Esprimo la mia gratitudine a quanti lavorano nelle operazioni di soccorso e di assistenza ai colpiti.