Il Tribunale Costituzionale polacco ha stabilito all’unanimità che i «matrimoni» tra persone dello stesso sesso celebrati all’estero non possono essere riconosciuti nel Paese, ritenendo che la Costituzione polacca definisca il matrimonio esclusivamente come l’unione tra un uomo e una donna.
La sentenza, emessa il 28 luglio scorso, rappresenta un nuovo sostegno all’articolo 18 della Costituzione e blocca il tentativo del Governo del primo ministro Donald Tusk di introdurre, per via amministrativa, il riconoscimento di questo tipo di unioni celebrate al di fuori della Polonia.
L’articolo 18 della Costituzione, fulcro della decisione
La pronuncia si basa sull’articolo 18 della Costituzione polacca, che stabilisce che «il matrimonio, come unione tra un uomo e una donna, così come la famiglia, la maternità e la paternità, saranno sotto la protezione e la cura della Repubblica di Polonia».
Il caso è nato dopo che una coppia di cittadini polacchi ha contratto «matrimonio» a Berlino e ha chiesto l’iscrizione del proprio certificato nel registro civile polacco. Le autorità hanno respinto la richiesta perché la legislazione nazionale non riconosce il matrimonio tra persone dello stesso sesso.
La coppia ha impugnato la decisione e, il 25 novembre 2025, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE) ha stabilito che la Polonia doveva riconoscere questi «matrimoni» celebrati in altri Stati membri dell’Unione Europea.
Il Governo di Tusk ha cercato di applicare la sentenza europea
L’Esecutivo del primo ministro Donald Tusk, di orientamento liberale e favorevole a un maggiore allineamento con le istituzioni dell’Unione Europea, ha sostenuto la risoluzione della CGUE e ha iniziato a prepararne l’applicazione.
Sebbene abbia dichiarato pubblicamente che la Costituzione polacca sarebbe stata rispettata e che Bruxelles non poteva modificare direttamente la definizione legale del matrimonio, a maggio ha approvato una regolamentazione amministrativa destinata a riconoscere i «matrimoni» tra persone dello stesso sesso celebrati in altri Stati membri.
La misura doveva entrare in vigore il prossimo 23 agosto. Tuttavia, il partito conservatore Diritto e Giustizia (PiS) ha impugnato la decisione davanti al Tribunale Costituzionale, sospendendone l’applicazione fino alla risoluzione definitiva.
La sentenza rafforza il blocco conservatore
La pronuncia del Tribunale Costituzionale rappresenta un importante colpo per il Governo di Donald Tusk e rafforza la posizione del presidente della Repubblica, Karol Nawrocki, di profilo conservatore e sostenuto dal PiS, che appena undici giorni prima aveva posto il veto a due progetti di legge promossi dall’Esecutivo per introdurre contratti di convivenza tra coppie che vivono insieme.
Con questa decisione, sia il presidente sia il Tribunale Costituzionale chiudono, per il momento, le principali vie utilizzate dal Governo per avanzare nel riconoscimento legale delle unioni tra persone dello stesso sesso senza una riforma della Costituzione.
I giudici hanno concluso che possono essere iscritti nel registro civile polacco solo quei matrimoni che rispettano la definizione contenuta nell’articolo 18 della Costituzione.
Secondo la sentenza, qualsiasi modifica che permettesse di riconoscere i «matrimoni» tra persone dello stesso sesso richiederebbe una riforma costituzionale e un’ampia revisione del Codice di Famiglia e del resto della legislazione relativa al matrimonio.
La risoluzione ribadisce quindi che nessuna disposizione amministrativa può alterare il contenuto dell’articolo 18 finché questo rimane in vigore.
L’Esecutivo attacca il Tribunale
Dopo la pubblicazione della sentenza, il Governo di Donald Tusk ha reagito mettendo in discussione la legittimità del Tribunale Costituzionale.
Il vice primo ministro e ministro della Digitalizzazione, Krzysztof Gawkowski, ha criticato la decisione e ha affermato che l’organo presieduto da Bogdan Święczkowski intende «privare centinaia, forse migliaia di persone in futuro, del diritto alla felicità».
Con questa risoluzione, il Tribunale Costituzionale torna a riaffermare la definizione del matrimonio contenuta nella Costituzione polacca e chiude, almeno per ora, la porta al riconoscimento in Polonia dei «matrimoni» tra persone dello stesso sesso celebrati all’estero.