Le confessioni amministrate dai sacerdoti della Fraternità Sacerdotale San Pio X rimarrebbero valide finché il Papa non revochi espressamente le facoltà concesse da Francesco, mentre i matrimoni celebrati senza delega del vescovo sarebbero nulli per difetto di forma.
Così ha spiegato l’arcivescovo Juan Ignacio Arrieta, canonista e già segretario del Dicastero per i Testi Legislativi, in un’intervista esclusiva a AdVaticanum sulle conseguenze del decreto promulgato dal Dicastero per la Dottrina della Fede dopo le consacrazioni episcopali celebrate dalla FSSPX senza mandato pontificio il 1° luglio scorso.
Arrieta non minimizza la gravità di quanto accaduto. Definisce le consacrazioni «una profonda ferita all’unità della Chiesa istituita da Cristo» e respinge lo «stato di necessità» invocato dalla Fraternità per giustificare l’ordinazione di vescovi in aperta disobbedienza al Papa.
A suo giudizio, il problema non si limita a un’infrazione disciplinare. Le nuove consacrazioni rivelano una divergenza più profonda sulla costituzione stessa della Chiesa e rendono «altamente problematico» qualsiasi futuro dialogo dottrinale.
Il decreto dichiara una scomunica già avvenuta
Arrieta spiega che il decreto della Dottrina della Fede non ha inflitto una pena nuova, ma ha dichiarato pubblicamente una scomunica automatica già prevista dal diritto canonico.
«Il decreto ora emesso rappresenta ciò che si suole chiamare un “atto dovuto”», ha sottolineato. Il Dicastero era tenuto a constatare che i vescovi coinvolti erano incorsi latae sententiae nella scomunica riservata alla Santa Sede.
La sanzione ha riguardato anche il vescovo co-consacrante. Secondo Arrieta, in questo caso non sussisteva alcun dubbio sulla libertà con cui hanno agito i coinvolti, a differenza di altre ordinazioni illecite in cui potevano esserci pressioni esterne.
Il decreto ha inoltre incluso un’espressa avvertenza ai sacerdoti e ai fedeli affinché non aderiscano allo scisma.
Non tutti i fedeli restano automaticamente scomunicati
La situazione dei fedeli che frequentano le cappelle della FSSPX non può essere risolta in modo automatico.
Arrieta distingue tra chi accetta consapevolmente una posizione scismatica e la manifesta esternamente, e coloro che da anni sono legati a quelle comunità per tradizione familiare, ignoranza o buona fede.
Perché esista un’adesione formale allo scisma non basta assistere occasionalmente a una Messa. Deve esserci un’accettazione interiore della rottura con Roma e una condotta esterna che la renda visibile.
Il canonista ammette che alcuni fedeli potrebbero non incorrere in sanzione per mancanza di grave colpevolezza. Avverte, tuttavia, che la buona fede non può essere usata come scusa generale e che la coscienza deve formarsi conformemente all’insegnamento e all’autorità della Chiesa.
Le confessioni rimarrebbero valide
La questione più rilevante per i fedeli riguarda la validità dei sacramenti.
Nel caso della confessione, il sacerdote ha bisogno di una facoltà specifica per assolvere validamente. Papa Francesco ha concesso tale facoltà ai sacerdoti della FSSPX durante il Giubileo della Misericordia e successivamente ha deciso di mantenerla senza fissare un termine.
Arrieta sostiene che, trattandosi di una concessione fatta direttamente dal Papa, solo un altro atto pontificio può ritirarla.
«Questi sacerdoti hanno ricevuto la facoltà di ascoltare le confessioni mediante un atto pontificio, e per revocarla è necessario un atto della stessa natura», ha affermato.
Pertanto, finché non vi sia una decisione espressa del Romano Pontefice, le assoluzioni impartite dai sacerdoti della Fraternità rimarrebbero valide, sebbene il loro ministero continui a essere illecito.
AdVaticanum ha chiesto al Dicastero per la Dottrina della Fede se sia stato promulgato un atto pontificio che revochi tali facoltà. La risposta è stata unicamente: «Senza commenti».
I matrimoni potrebbero essere nulli
La situazione dei matrimoni è diversa.
Nel 2017, Francesco ha permesso ai vescovi diocesani di delegare ai sacerdoti della FSSPX la facoltà necessaria per assistere validamente ai matrimoni. Non si trattava di una concessione universale a tutti i sacerdoti della Fraternità, bensì di un’autorizzazione dipendente dall’ordinario del luogo.
Dopo le nuove consacrazioni episcopali e la dichiarazione di scisma, Arrieta ritiene «improbabile» che un vescovo possa concedere legittimamente tale delega.
In sua assenza, i matrimoni celebrati unicamente davanti a un sacerdote della FSSPX sarebbero canonicamente nulli per difetto di forma.
La differenza è, quindi, chiara: le facoltà per confessare provengono direttamente da un atto pontificio ancora non revocato; quelle necessarie per assistere a un matrimonio dipendono da una delega episcopale concreta.
Il ricorso della FSSPX ha poche possibilità
La Fraternità ha presentato un ricorso preliminare contro il decreto del 2 luglio. Tuttavia, una fonte vicina al Dicastero citata da AdVaticanum ritiene improbabile che abbia esito positivo.
La ragione è che la scomunica non è stata inflitta discrezionalmente da Roma, ma si è prodotta automaticamente con la commissione del delitto. Il decreto si è limitato a dichiararla pubblicamente.
Il presupposto necessario per rimuovere una pena di questa natura sarebbe il pentimento di coloro che hanno compiuto le consacrazioni episcopali senza mandato pontificio.