Vatican News ha pubblicato lunedì un editoriale firmato dal suo direttore editoriale, Andrea Tornielli, in cui sostiene che Papa Leone XIV «parla sempre come pastore», anche quando affronta questioni come la guerra, l’immigrazione o l’intelligenza artificiale. Il testo arriva pochi giorni dopo che l’ambasciatore degli Stati Uniti presso la Santa Sede, Brian Burch, ha affermato che le valutazioni del Pontefice sul conflitto con l’Iran devono essere intese nella sua condizione di capo di Stato e non come espressione del suo magistero.
L’editoriale, intitolato «La parola del Papa è sempre quella del Pastore», sostiene che il fatto che il Vescovo di Roma sia anche sovrano dello Stato della Città del Vaticano in virtù dei Patti Lateranensi del 1929 non significa che agisca o si esprima come un dirigente politico quando interviene su questioni che riguardano l’umanità.
La sovranità del Vaticano al servizio della missione spirituale
Tornielli afferma che l’esistenza dello Stato della Città del Vaticano risponde alla necessità di garantire la piena indipendenza del Successore di Pietro per esercitare la sua missione spirituale e non all’esistenza di una duplice funzione, politica e religiosa.
Per fondare questa idea, cita il discorso pronunciato da san Paolo VI davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 4 ottobre 1965. In quell’intervento, il Pontefice spiegò che la ridotta sovranità temporale della Santa Sede esiste unicamente per assicurare la libertà con cui può svolgere la sua missione spirituale.
«Non ha alcun potere temporale né ambizione di competere con voi; non abbiamo nulla da chiedere, nessuna questione da porre; solo, semmai, un desiderio da esprimere e un permesso da chiedere: quello di potervi servire in ciò che ci è dato fare, con disinteresse, umiltà e amore».
Il direttore editoriale di Vatican News riprende anche alcune parole dell’allora cardinale Giovanni Battista Montini, pronunciate nell’ottobre del 1962, in cui sosteneva che, dopo la fine degli Stati Pontifici, il papato poté sviluppare con maggiore vigore la sua missione di maestro e testimone del Vangelo.
«Non sta parlando come capo di Stato»
L’articolo sostiene che «ogni esaltazione o sovradimensionamento del ruolo del Pontefice come capo di Stato risulta ingannevole», perché distoglie l’attenzione dalla sua «unica vera missione di pastore universale».
Come esempio, Tornielli menziona gli interventi del Papa in difesa della vita umana, i suoi appelli alla pace e al disarmo, l’invito a superare il concetto di «guerra giusta», il ricorso al dialogo e alla negoziazione, la difesa della dignità dei migranti, l’attenzione ai poveri, la libertà religiosa e la cura del creato.
«Il Successore di Pietro non sta parlando come capo di Stato. Sta semplicemente annunciando il Vangelo».
Le dichiarazioni dell’ambasciatore statunitense
La pubblicazione del testo avviene dopo che Brian Burch, ambasciatore degli Stati Uniti presso la Santa Sede, ha concesso un’intervista a The New York Times in cui ha messo in discussione la portata delle dichiarazioni del Papa sulla guerra tra Israele, Stati Uniti e Iran.
Burch ha sostenuto che la Santa Sede «non ha detto né dichiarerà definitivamente» se quel conflitto costituisca una guerra giusta o ingiusta. Secondo il diplomatico, quando il Papa si pronuncia su queste questioni lo fa nella sua condizione di sovrano della Santa Sede, equiparabile ad altri capi di Stato, e non come capo della Chiesa cattolica.
L’ambasciatore ha aggiunto che il Pontefice dispone di informazioni limitate sul conflitto e che, per questo, non può emettere un giudizio definitivo sulla sua legittimità.
Una pubblicazione interpretata come risposta
Il vaticanista Gerard O’Connell, di America Magazine, ha segnalato che editoriali di questa portata di solito contano sull’approvazione delle più alte istanze della Santa Sede e ha ritenuto che il testo fosse rivolto all’ambasciatore statunitense, anche se senza citarlo espressamente per ragioni diplomatiche.
Nell’edizione in tedesco di Vatican News, inoltre, l’articolo è stato illustrato con una fotografia in cui appaiono insieme Leone XIV e Brian Burch.
Relazioni segnate da precedenti divergenze
Non è la prima volta che Brian Burch dissente pubblicamente da dichiarazioni del Pontefice. Dal suo arrivo in carica nel 2025, dopo essere stato nominato dal presidente Donald Trump, ha difeso in diverse occasioni le posizioni dell’Amministrazione statunitense riguardo ad alcuni interventi di Leone XIV.
Prima di assumere la rappresentanza diplomatica, Burch dirigeva l’organizzazione Catholic Vote, vicina all’ambiente politico di Trump, ed è stato critico verso alcune decisioni del pontificato di Francesco. Tra le altre questioni, ha contestato la destituzione del vescovo statunitense Joseph Strickland e si è espresso contro la dichiarazione Fiducia supplicans.
In un’intervista concessa al quotidiano italiano Avvenire, l’ambasciatore ha affermato che esistono più coincidenze tra Donald Trump e il Papa di quante abitualmente si percepiscano. Ha anche assicurato che Leone XIV gli aveva spiegato personalmente che la sua visita all’isola italiana di Lampedusa lo scorso 4 luglio non intendeva essere interpretata come un gesto contro gli Stati Uniti.
Lo stesso Burch ha inoltre sottolineato che quel medesimo giorno il Pontefice è andato a cena alla residenza dell’ambasciatore statunitense presso la Santa Sede, una visita che ha definito eccezionale nella storia recente delle relazioni diplomatiche tra i due Stati.