La FSSPX e la Rivoluzione Francese

La FSSPX e la Rivoluzione Francese
Second Vatican Council by Lothar Wolleh, c, 1965 [Source: Wikimedia Commons]

Di Mons. Thomas G. Guarino

Come ormai tutti sanno, la consacrazione episcopale compiuta dalla Fraternità San Pio X (FSSPX) ha comportato l’automatica scomunica dei sei vescovi coinvolti. Non importa come si cerchi di camuffare il suo status canonico: la Fraternità si trova oggi definitivamente fuori dalla Chiesa Cattolica.

Nella misura in cui la FSSPX nega l’autenticità del Vaticano II, questo esito era inevitabile. Del resto, lo stesso Papa Leone ha unito la Chiesa attorno al Concilio, dedicando le sue udienze settimanali a esaminare e lodare ampiamente l’insegnamento conciliare.

Non si può sostenere coerentemente, come fa la FSSPX, che il Vaticano II non sia stato un concilio legittimo. (Gli eventi successivi, naturalmente, possono essere discussi, e lo sono, all’interno della Chiesa). In realtà, il grande sinodo presenta tutti i segni di un autentico concilio ecumenico della Chiesa Cattolica. Quali sono questi segni?

• Il Concilio è stato convocato formalmente dal vescovo di Roma, Giovanni XXIII.

• Un numero enorme di vescovi, più di 2.500 provenienti da tutto il mondo, si è riunito nel Concilio per discutere e deliberare tra il 1962 e il 1965.

• Tutti i vescovi hanno potuto parlare liberamente o, se lo desideravano, presentare osservazioni per iscritto (che sono state poi esaminate attentamente dalla Commissione Teologica).

• La Commissione Teologica (dove sono stati redatti o revisionati i documenti conciliari) era composta da una mescolanza di vescovi e teologi più conservatori e più progressisti. Una revisione dei loro diari rivela che anche i punti più minuti sono stati discussi liberamente e con grande ampiezza.

• Chiunque studi i testi del Vaticano II potrà constatare l’eccezionale cura ed equilibrio raggiunti dai documenti, che hanno attraversato numerose bozze prima del voto finale.

• Paolo VI ha sempre insistito affinché le preoccupazioni della minoranza (più conservatrice) fossero adeguatamente accolte. Per citare solo due esempi: all’ultimo momento, Paolo ordinò diciannove modifiche al Decreto sull’Ecumenismo (Unitatis Redintegratio) per soddisfare quei vescovi che volevano un accento più forte sulla verità mediata dalla Sacra Tradizione. In secondo luogo, Paolo insistette sulla Nota Explicativa Praevia allegata alla Costituzione Dogmatica sulla Chiesa (Lumen Gentium). Questa nota interpretativa fu aggiunta per garantire, in linguaggio giuridico-canonico, che il primato papale non subisse alcun tipo di pericolo a causa della collegialità episcopale.

• Ciascuno dei sedici documenti conciliari è stato approvato da una schiacciante maggioranza di voti.

• Ciascuno dei documenti è stato promulgato formalmente dal Vescovo di Roma, Paolo VI.

In verità, si potrebbero sollevare dubbi con maggiore facilità sul Concilio Vaticano I, celebrato nel 1869-1870. In quel concilio, gli oratori episcopali furono talvolta messi a tacere a gran voce, e circa settanta vescovi lasciarono Roma per non votare “non placet” sull’infallibilità del magistero papale.

L’argomento contro la legittimità del Vaticano II, formulato dal fondatore della FSSPX, l’arcivescovo Marcel Lefebvre, è diretto. Egli e il suo movimento sostengono che il concilio più recente abbia realizzato il vecchio sogno del cattolicesimo liberale: sposare la Chiesa con la Rivoluzione Francese.

Si afferma che il Concilio abbia tradito l’antica fede cattolica incorporando i tre principi fondamentali della rivoluzione del 1789: liberté, égalité e fraternité. La dichiarazione conciliare sulla libertà religiosa (Dignitatis Humanae) non è altro che la “libertà” della rivoluzione, che conduce inevitabilmente all’indifferentismo in materia religiosa, minando così la verità cattolica.

E promuovendo la collegialità episcopale, Lumen Gentium ha fatto causa comune con la nozione rivoluzionaria di “uguaglianza”, parlando come se tutti i vescovi fossero uguali, erodendo così l’autorità e il primato del Papa.

E la “fratellanza” rivoluzionaria si può trovare più chiaramente nel Decreto sull’Ecumenismo, nel quale la FSSPX sostiene che i disprezzati eretici vengono ora chiamati con facilità “fratelli separati”.

È inoltre centrale per l’argomento della FSSPX una dichiarazione di Yves Congar, uno dei periti teologici più importanti del Vaticano II. Nell’ottobre del 1963, il Concilio ha effettuato diverse votazioni per orientare il lavoro di coloro che componevano Lumen Gentium. I voti hanno sostenuto in modo schiacciante l’importanza della collegialità episcopale.

A proposito di queste votazioni, Congar scrisse nel suo diario: «La Chiesa ha compiuto pacificamente la sua rivoluzione d’ottobre». Non fu forse la frase più felice, ma intendeva indicare che, dopo un lungo periodo di papato autocratico, il collegio dei vescovi aveva recuperato la sua suprema autorità nel governo della Chiesa; sebbene, come afferma la Costituzione Dogmatica, tale autorità debba essere esercitata sempre «insieme con il suo capo, il Romano Pontefice, e mai senza questo capo».

Congar difficilmente intendeva, come sostiene la FSSPX, paragonare il Vaticano II alla Rivoluzione Bolscevica. Al contrario, Lumen Gentium è in continuità fondamentale con l’insegnamento precedente della Chiesa, preservando chiaramente il primato papale anche mentre difende l’autorità apostolica del collegio episcopale.

Un effetto di chiaroscuro accompagna ogni insegnamento conciliare, ed è sempre stato così. Alcuni insegnamenti su cui si insiste lasceranno necessariamente altri nell’ombra. E insegnamenti che erano stati nell’ombra vengono talvolta messi di nuovo in luce.

Nel Vaticano II, la collegialità episcopale ha bilanciato l’accento precedente del Vaticano I sull’autorità papale. E l’accento del concilio più recente sul sacerdozio universale dei fedeli ha avuto lo scopo di bilanciare il legittimo accento di Trento sul sacerdozio ministeriale.

Certamente si può sostenere che alcuni accenti del Vaticano II necessitino di un maggiore equilibrio. Ma c’è un abisso di differenza tra cercare un maggiore equilibrio e rifiutare gli insegnamenti autentici di un concilio ecumenico.

Il Vaticano II è stato un sinodo straordinariamente fecondo, con notevoli progressi nell’ecumenismo, nel dialogo interreligioso e nella libertà religiosa. Per usare il linguaggio del teologo del V secolo San Vincenzo di Lérins, i documenti conciliari hanno permesso un vero progresso della fede (profectus fidei), non un’alterazione della fede (permutatio fidei).

In verità, non esiste alcun fondamento teologico solido su cui la FSSPX possa reggersi. Hanno seminato venti e oggi raccolgono tempeste.

Sull’autore

Mons. Thomas G. Guarino è professore emerito di Teologia Sistematica presso la Seton Hall University. È autore di The Disputed Teachings of Vatican ll: Continuity and Reversal in Catholic Doctrine e Vincent of Lérins and the Development of Christian Doctrine (Foundations of Theological Exegesis and Christian Spirituality).

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