Pelayo, sostenuto dalla cupola episcopale in attesa del suo processo

Pelayo, sostenuto dalla cupola episcopale in attesa del suo processo

Poco si è saputo sui media cattolici ed ecclesiali del processo penale che il sacerdote e veterano vaticanista Antonio Pelayo affronta a Roma da quando El Mundo ha pubblicato, il 26 gennaio scorso, che la giustizia italiana aveva disposto l’apertura del dibattimento nei suoi confronti per una presunta violenza sessuale. Il caso è tornato d’attualità il 15 maggio, quando El Norte de Castilla ha riferito del rinvio dell’udienza, inizialmente prevista per lo stesso mese, al 21 gennaio 2027 per problemi tecnici presso il Tribunale di Roma.

Tuttavia, al di là del ritardo della procedura, sono trapelate informazioni sul sostegno esplicito che Antonio Pelayo ha ricevuto dagli ultimi due presidenti della Conferenza Episcopale Spagnola. Come ha rivelato El Mundo, sia l’attuale presidente della CEE, monsignor Luis Argüello, sia il suo predecessore, il cardinale Ricardo Blázquez, hanno inviato lettere che la difesa ha inserito nel procedimento giudiziario.

Le missive non contengono una valutazione sul merito dell’accusa formulata dalla Procura italiana, ma offrono una testimonianza sul percorso sacerdotale e sulla reputazione personale del giornalista e sacerdote di Valladolid.

Nella lettera firmata il 20 febbraio 2026, il cardinale Ricardo Blázquez spiega che per anni ha mantenuto con Pelayo una relazione frequente quando questi si recava a Valladolid. «Ho sempre potuto apprezzare un’appartenenza cordiale al presbiterio della sua diocesi e anche un radicato senso di Chiesa», scrive l’arcivescovo emerito. Aggiunge poi di essere rimasto «profondamente sorpreso» dalle informazioni su presunti comportamenti inappropriati, poiché, a suo giudizio, contrastano con l’opinione che si era formato del sacerdote durante il lungo rapporto.

In termini analoghi si esprime monsignor Luis Argüello. L’attuale arcivescovo di Valladolid afferma che nell’arcidiocesi «non risulta alcuna notizia né commento negativo su possibili comportamenti inadeguati di don Antonio». Aggiunge inoltre che esistono «riferimenti positivi» da parte delle persone che lo hanno incontrato a Roma e conclude affermando di firmare tale testimonianza «nel caso possa servire a una migliore valutazione della persona e degli atteggiamenti di Antonio Pelayo Bombín».

Un processo giudiziario in corso

Il processo contro Antonio Pelayo avrebbe dovuto iniziare il 14 maggio scorso con il rito abbreviato previsto dalla legislazione italiana. Tuttavia, l’udienza è stata sospesa per problemi tecnici e rinviata al 21 gennaio 2027.

Secondo quanto riferito da El Norte de Castilla, Pelayo ha espresso personalmente a Luis Argüello la sua preoccupazione per la prolungazione del procedimento e il desiderio che la questione possa essere chiarita al più presto. Il sacerdote, che ha declinato di rilasciare dichiarazioni pubbliche su indicazione del suo avvocato, continua a proclamare la propria innocenza.

Il procedimento è stato avviato a seguito della denuncia presentata a Roma da un giovane produttore televisivo, il quale ha accusato Pelayo di aver compiuto «atti sessuali» senza il suo consenso durante un incontro avvenuto nel maggio 2025. Dopo le indagini condotte dai Carabinieri, la Procura di Roma ha chiesto l’apertura del dibattimento ritenendo sussistenti indizi sufficienti a sostenere l’accusa, richiesta accolta dal tribunale competente.

Un sostegno singolare

La presunzione di innocenza tutela pienamente Antonio Pelayo e sarà il Tribunale di Roma a stabilire, al termine del processo, se i fatti denunciati siano stati o meno provati.

Tuttavia, il sostegno pubblico degli ultimi due presidenti della Conferenza Episcopale Spagnola costituisce una circostanza poco frequente in un procedimento penale aperto contro un sacerdote. Le lettere inviate da Argüello e Blázquez non mettono in discussione l’operato della giustizia italiana né intendono inficiare le indagini della Procura. Il loro obiettivo è avallare il percorso personale e sacerdotale dell’imputato.

Proprio per questo motivo, desta attenzione che la massima rappresentanza dell’episcopato spagnolo abbia deciso di impegnarsi in modo così diretto in questo procedimento. In altri processi penali che hanno coinvolto sacerdoti spagnoli negli ultimi anni, la risposta istituzionale si è generalmente limitata a ricordare la presunzione di innocenza, a esprimere rispetto per le decisioni giudiziarie o a mantenere il silenzio fino alla conclusione delle indagini.

Questa differenza di trattamento non pregiudica l’esito del caso né inficia il diritto di Antonio Pelayo a ricevere il sostegno di chi lo conosce da decenni. Introduce tuttavia un elemento di riflessione sui criteri con cui la gerarchia ecclesiastica decide di intervenire pubblicamente a favore di alcuni sacerdoti, mentre altri affrontano procedimenti analoghi senza un sostegno istituzionale paragonabile.

Sarà infine la giustizia italiana a determinare la responsabilità o l’innocenza di Antonio Pelayo. Fino ad allora, la presunzione di innocenza deve essere pienamente rispettata, così come la prudenza istituzionale continua a essere una delle principali garanzie per preservare la credibilità della Chiesa in vicende di questa natura.

Aiuta Infovaticana a continuare a informare