Il vicepresidente degli Stati Uniti, JD Vance, ha pubblicato questa settimana Communion: Finding My Way Back to Faith («Comunione: come ho ritrovato la via della fede»), un libro in cui ricostruisce la sua conversione al cattolicesimo e racconta alcuni dei disaccordi che ha avuto con la Santa Sede su immigrazione, politica internazionale e il ruolo della religione nella vita pubblica.
L’opera si presenta come un seguito spirituale di Hillbilly Elegy, il libro autobiografico che lo ha reso noto in tutto il Paese nel 2016. Tuttavia, lontano dal concentrarsi sulla sua ascesa politica, Communion affronta principalmente il suo percorso religioso e le conseguenze che questo ha avuto sul suo modo di intendere la società, la famiglia e l’azione politica.
Nel corso delle sue pagine, Vance spiega come la fede cattolica sia passata dall’essere una realtà praticamente assente nella sua vita a diventare uno degli elementi centrali della sua visione del mondo, descrivendo al tempo stesso alcune delle differenze emerse con il Vaticano su questioni particolarmente delicate per la politica statunitense.
Dal protestantesimo all’ateismo
Vance racconta un’infanzia segnata dal cristianesimo evangelico degli Appalachi e dall’influenza di sua nonna, figura a cui ha già dedicato numerose pagine in Hillbilly Elegy.
Dopo la morte di quest’ultima, la sua pratica religiosa ha cominciato a indebolirsi progressivamente. Durante gli anni nel Corpo dei Marines e successivamente all’Università di Yale, si è allontanato dal cristianesimo fino a definirsi apertamente ateo.
Il vicepresidente ricorda anche l’influenza esercitata su di lui dalle idee della scrittrice Ayn Rand, la cui difesa dell’individualismo e dell’autosufficienza personale ha occupato per anni lo spazio che prima era stato della religione.
Tra gli episodi che menziona figura un incidente stradale avvenuto dopo il funerale di sua nonna. Sebbene non lo presenti come un evento miracoloso, riconosce che quell’esperienza ha continuato ad accompagnarlo anche durante il periodo in cui rifiutava qualsiasi credo religioso.
Il ritorno alla fede e l’ingresso nella Chiesa cattolica
Il libro dedica diverse pagine al processo intellettuale che lo ha condotto nuovamente verso il cristianesimo.
Vance spiega che alcune delle sue convinzioni hanno cominciato a cambiare entrando in contatto con persone che univano una solida formazione intellettuale a una fede religiosa praticata. Tra queste menziona l’imprenditore tecnologico Peter Thiel, che ha conosciuto negli anni successivi al suo passaggio da Yale.
Un ruolo importante lo ha avuto anche sua moglie, Usha Vance, praticante dell’induismo. Le conversazioni tra loro su questioni come la morte, la sofferenza o il senso dell’esistenza fanno parte del racconto della sua evoluzione spirituale.
Secondo quanto racconta nel libro, una visita nel 2018 a una cattedrale francese ha contribuito a rafforzare il suo interesse per il cattolicesimo. Un anno dopo è stato accolto formalmente nella Chiesa.
Un incontro «inquietante» con la diplomazia vaticana
Uno dei passaggi più rivelatori dell’opera è dedicato a un incontro tenutosi nell’aprile 2025 con il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato della Santa Sede, e con monsignor Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati.
L’incontro si è svolto durante una visita ufficiale a Roma, poche ore prima che Vance si incontrasse con papa Francesco.
Il vicepresidente descrive quella conversazione come «inquietante» a causa delle differenze esistenti tra l’Amministrazione Trump e la Santa Sede su immigrazione e vari conflitti internazionali.
Secondo quanto riferisce, i rappresentanti vaticani hanno insistito sulla necessità di garantire un trattamento dignitoso agli immigrati e ai rifugiati, mentre lui ha difeso il diritto degli Stati di controllare i propri confini e regolare i flussi migratori.
Vance scrive inoltre di aver ritenuto troppo generiche alcune delle obiezioni formulate dalla diplomazia vaticana, ritenendo che non affrontassero sufficientemente le difficoltà concrete che i governi affrontano nella gestione di questi fenomeni.
Da parte sua, il Vaticano ha informato allora che l’incontro era servito a scambiare opinioni su vari temi internazionali, inclusi i conflitti in Ucraina e a Gaza, la situazione dei migranti e diverse crisi umanitarie.
Il dibattito sull’ordo amoris
Le differenze tra Vance e la Santa Sede sono emerse anche intorno al concetto di ordo amoris, un’espressione classica della tradizione cristiana che il vicepresidente ha utilizzato per difendere l’esistenza di doveri prioritari verso la propria famiglia, la comunità locale e la nazione.
Questa interpretazione ha dato luogo a scambi pubblici di argomenti con responsabili ecclesiali durante il pontificato di Francesco, soprattutto nel contesto del dibattito sull’immigrazione.
Le divergenze si sono manifestate anche su questioni legate alla politica internazionale. Mentre l’Amministrazione Trump ha difeso determinate azioni militari in diversi scenari, sia Francesco che Leone XIV hanno insistito ripetutamente sulla necessità di favorire la negoziazione diplomatica ed evitare nuove escalation belliche.
La fede nella vita pubblica
Oltre a narrare il suo itinerario religioso, Vance dedica parte del libro a riflettere sul rapporto tra fede e politica.
Il vicepresidente sostiene che le convinzioni religiose non debbano rimanere confinate all’ambito privato e spiega come la sua conversione abbia influito sulla sua visione di questioni come la famiglia, la natalità o la responsabilità delle istituzioni pubbliche.
Durante la promozione dell’opera ha spiegato inoltre che, in occasioni eccezionali, un sacerdote ha celebrato la messa nella residenza ufficiale del vicepresidente, anche se ha precisato che normalmente preferisce recarsi in una chiesa per partecipare alla liturgia insieme ad altri fedeli.
Un libro tra fede e politica
La pubblicazione di Communion coincide con un periodo di particolare attenzione verso la figura politica di JD Vance all’interno del Partito Repubblicano.
Oltre a raccontare il suo ritorno al cattolicesimo, il libro mostra come alcune delle principali questioni che segnano attualmente i rapporti tra Washington e il Vaticano —dall’immigrazione ai conflitti internazionali— abbiano fatto parte dell’esperienza personale e politica di uno dei personaggi più visibili della vita pubblica statunitense.