Il papa Leone XIV visita questo pomeriggio la chiesa di Sant Agustí, nel pieno cuore del quartiere del Raval di Barcelona, uno dei luoghi socialmente più complessi e multiculturali della città. Conosciuta come la “cattedrale dei poveri” per il suo stretto legame con le realtà di esclusione, povertà e immigrazione, questa storica chiesa barocca ospiterà un incontro del Pontefice con rappresentanti di Cáritas e varie entità sociali.
La visita si è svolta in un clima cordiale ed è stata caratterizzata dal dialogo tra il Papa e i presenti. Uno dei momenti più significativi è stata la conversazione con Renzo, un bambino di sei anni che ha posto diverse domande al Santo Padre sullo sport, la vocazione, la sofferenza, la solitudine degli anziani e il perdono.
«La vita non è una gara per mettersi in mostra»
A proposito di una domanda sul calcio, Leone XIV ha approfittato della vicinanza dell’inizio dei Mondiali per sottolineare il valore educativo dello sport. Il Pontefice ha spiegato che il calcio insegna una lezione fondamentale per la vita: nessuno può avanzare da solo.
«La vita non è una gara per mettersi in mostra individualmente, ma un cammino che impariamo a percorrere insieme», ha affermato il Papa, che ha confessato la sua passione per il tennis e il suo interesse per il calcio. Secondo quanto ha spiegato, chi non sa condividere il pallone con i compagni non ha nemmeno compreso pienamente il senso della convivenza umana.
L’amicizia con Gesù, più importante di qualsiasi professione
Il bambino ha chiesto anche al Papa se avesse mai sognato di diventare Pontefice. Leone XIV ha risposto che non ci aveva mai pensato da piccolo, anche se da giovane aveva sentito il desiderio di dedicare la sua vita a Dio.
A partire da questa esperienza personale, ha invitato i bambini a non ossessionarsi per il futuro professionale, ma a coltivare una relazione autentica con Cristo.
«Più importante che chiedersi cosa si diventerà in futuro è chiedersi se si vuole essere amici di Gesù», ha sottolineato il Santo Padre, che ha insistito sul fatto che questa amicizia aiuta a scoprire la vocazione concreta che Dio ha preparato per ogni persona.
La sofferenza e la fiducia in Dio
Un’altra delle questioni poste da Renzo è stata il problema della sofferenza e delle ingiustizie che molte persone sperimentano. Leone XIV ha riconosciuto che non esiste una risposta semplice, ma ha ricordato che lo stesso Gesù Cristo ha subito il rifiuto e la morte nonostante avesse dedicato la sua vita a fare il bene.
Il Papa ha invitato a contemplare la Resurrezione come risposta definitiva al dolore umano e ha assicurato che Dio non abbandona mai i suoi figli, nemmeno nei momenti più difficili.
Un appello a prendersi cura degli anziani
La solitudine delle persone anziane ha occupato anche una parte importante dell’incontro. Il Pontefice ha deplorato che molti anziani vivano isolati e ha chiesto ai giovani di mantenere sempre il cuore aperto verso di loro.
Leone XIV ha ricordato che i nonni svolgono un ruolo essenziale nella vita delle famiglie e ha sottolineato che la cura verso di loro non deve limitarsi solo ai legami familiari.
«Non permettiamo che la solitudine e l’abbandono diventino qualcosa di normale nella vita degli anziani», ha affermato.
Il perdono non consiste nel dimenticare
L’ultima domanda del bambino ha riguardato il perdono. Il Santo Padre ha ricordato il passo evangelico in cui san Pietro chiede a Gesù quante volte deve perdonare chi lo offende.
Secondo quanto ha spiegato Leone XIV, perdonare non significa necessariamente dimenticare ciò che è accaduto, ma impedire che l’odio si impadronisca del cuore.
«Gesù ci chiede di perdonare perché è l’unico modo per sperimentare la pace di Dio e guarire le ferite spirituali», ha sottolineato.
Il servizio ai più vulnerabili
Dopo aver risposto alle domande del piccolo Renzo, il Papa ha rivolto un discorso ai responsabili delle organizzazioni caritative presenti all’evento. In esso ha ringraziato il lavoro che svolgono quotidianamente a favore di chi soffre per povertà, esclusione, dipendenza o varie forme di vulnerabilità.
Leone XIV ha ricordato che la dignità umana non dipende dalle capacità personali, dal successo sociale né dalla ricchezza accumulata, ma dall’amore di Dio che sostiene ogni persona.
Il Pontefice ha incoraggiato le istituzioni ecclesiali a continuare ad avvicinarsi «con discrezione, delicatezza e perseveranza» a chi soffre, soprattutto in un’epoca in cui, come ha avvertito, sembra essersi indebolita la coscienza della dignità inerente a ogni essere umano.
Testimoni di speranza
Prima di concludere l’incontro, Leone XIV ha esortato le associazioni presenti a perseverare nella loro missione e a continuare a mostrare «la bellezza della vita cristiana» attraverso il servizio concreto ai bisognosi.
L’evento si è concluso con la benedizione del Papa e il saluto personale a diversi membri di enti assistenziali. Il cardinale Juan José Omella, arcivescovo di Barcelona, ha ringraziato la visita del Santo Padre e ha assicurato che la Chiesa barcellonese continuerà a lavorare per difendere la dignità delle persone più vulnerabili e rendere visibile in esse il volto di Cristo.