Il Papa ha presentato il tempio barcellonese come un grande strumento di evangelizzazione e ha affermato che la chiesa più alta del mondo deve servire a «guidare i passi del popolo di Dio» e non a distinguersi nelle classifiche umane.
La Basilica della Sagrada Familia ha vissuto questo mercoledì uno dei momenti più significativi della visita apostolica di Leone XIV in Spagna. Dopo aver pregato davanti al Santissimo Sacramento e aver sostato qualche istante davanti alla tomba del venerabile Antoni Gaudí, il Pontefice ha presieduto la Santa Messa nel tempio barcellonese in coincidenza con il centenario della morte del suo architetto e, al termine della celebrazione, ha benedetto la Torre di Gesù Cristo, culmine del progetto concepito più di un secolo fa dal genio catalano.
Davanti a migliaia di fedeli riuniti all’interno della basilica, Leone XIV ha presentato l’opera di Gaudí come un’autentica catechesi costruita in pietra, luce e colore, capace di condurre l’uomo contemporaneo all’incontro con Cristo.
Un tempio che continua a crescere insieme alla Chiesa
All’inizio della sua omelia, il Papa ha ringraziato la presenza delle autorità civili e religiose, nonché dei rappresentanti di altre confessioni cristiane e religioni che hanno partecipato alla celebrazione.
Rivolgendosi ai fedeli anche in catalano, ha sottolineato che la Sagrada Familia apre le sue porte come braccia che accolgono tutti per ascoltare la Parola di Dio e riunirsi attorno all’Eucaristia.
Di seguito lasciamo l’omelia completa:
«Senyor, sobirà nostre, que n’és, de gloriós, el vostre nom per tota la terra!» (Sl 8,2.10). Con la lode di questo salmo, così pieno di gioia e stupore, saluto tutti voi, cari fratelli e sorelle. Esprimo la mia gratitudine alle Loro Maestà, ringrazio il Cardinale Juan José Omella, Arcivescovo di Barcellona, così come gli altri fratelli nell’Episcopato e tutti coloro che si uniscono alla nostra preghiera: sacerdoti, diaconi, religiosi e religiose. In questo pomeriggio di festa per tutta la città di Barcellona, estendo il mio saluto grato alle autorità pubbliche, così come ai membri di altre comunità cristiane e di altre religioni che partecipano alla nostra azione di grazie.
Avui la Basílica de la Sagrada Família ens acull en aquesta bella ciutat, obrint les seves portes com si fossin braços que conviden a cadascú en aquest altar a escoltar la Paraula de Déu. És un temple que ens constitueix en una família estimada pel Senyor, alimentada per la seva pròpia vida en l’Eucaristia. Així és com la ciutat comtal i tota Catalunya es reuneixen en aquest temple, signe també d’unitat i de concòrdia, i aixequen la seva mirada per trobar-se amb el rostre de Déu Pare, resplendent en el seu Fill fet home, Jesucrist.
Tot donant gràcies al Senyor per la seva caritat vers nosaltres, el lloem per tot el que realitza en la nostra vida. Li donem gràcies en especial per aquesta extraordinària basílica, que el Papa Benet XVI va consagrar el 2010, recordant que és signe visible del Déu invisible, i que per la seva glòria s’alcen les torres (cf. Homilia per a la consagració, 7 de novembre 2010). En continuïtat amb la pregària del meu Predecessor, en uns moments beneiré la torre més alta, la de Jesucrist.
[Hoy la Basílica de la Sagrada Familia nos acoge en esta hermosa ciudad, abriendo sus puertas como si fueran sus brazos para invitar a cada uno a este altar, a escuchar la Palabra de Dios. Es un templo que nos constituye en una familia amada por el Señor, alimentada por su propia vida en la Eucaristía. Así es com la ciutat comtal y toda Cataluña se reúnen en este templo, signo también de unidad y de concordia, y alzan su mirada para encontrarse con el rostro de Dios Padre, resplandeciente en su Hijo hecho hombre, Jesucristo.
Mientras damos gracias al Señor por su caridad hacia nosotros, le alabamos por lo que obra en nuestra vida. Le damos gracias en particular por esta extraordinaria basílica, que el Papa Benedicto XVI consagró en 2010, recordando que es signo visible del Dios invisible, por cuya gloria se alzan sus torres (cf. Homilía para la consagración, 7 noviembre 2010). En continuidad con la oración de mi Predecesor, dentro de unos momentos bendeciré la torre más alta, la de Jesucristo.]
Questa chiesa è un unico edificio, composto da molte pietre. Una casa che cresce con costanza nel corso degli anni, seguendo un unico progetto. Tutti noi siamo le pietre vive di quest’opera, che ha Cristo come fondamento e culmine, principio e fine. Molto più di un monumento, la Basilica della Sagrada Familia continua oggi a essere un’opera in costruzione, che ci ricorda come la vita cristiana sia sempre un cammino, perché si tratta di un progetto che Dio porta avanti.
Non abitiamo, dunque, un’opera incompiuta, ma un tempio ancora in costruzione. La sua imperfezione non è un difetto, perché testimonia un desiderio; non significa una mancanza, ma esprime una promessa che vogliamo onorare con coerenza. La nostra gratitudine si trasforma allora in impegno, mentre cooperiamo al progetto di Dio, cioè alla costruzione alla quale Egli stesso ci chiama. Poiché siamo tempio dello Spirito Santo (cf. 1 Co 6,16.19), quest’opera coincide con la nostra vita, che Dio concepisce come un capolavoro che dobbiamo realizzare insieme e che ci chiama a collaborare con Lui (cf. 1 Co 3,9).
A questo proposito, conserviamo nel nostro cuore le parole che il Signore rivolse al re Davide: «Vuoi forse tu costruirmi una casa perché io vi abiti?» (2 Sam 7,5). Al contrario, «il Signore ti annuncia che ti edificherà una casa» (v. 11). Con questo annuncio, la Scrittura ci insegna che non siamo noi a dare un luogo a Dio, come se fosse un elemento di una serie o parte di un tutto più grande di Lui. È Dio invece che dà un luogo a noi, e il luogo che ci dona è il suo stesso cuore: il luogo del Figlio, per noi che eravamo stranieri; il luogo dell’Amato, per noi che siamo peccatori.
Questa sua volontà si compie attraverso Gesù; possiamo allora comprendere il senso di ciò che abbiamo ascoltato nel Vangelo, quando il Signore dice ai farisei: «Se non crederete che “Io sono”, morirete nei vostri peccati» (Gv 8,24). Parole forti, che non sono affatto minacce né un ricatto. Sono un invito alla salvezza, cioè un richiamo alla libertà da parte di Cristo, che vuole per noi il bene definitivo, eterno. Di fronte alla minaccia del male, il Signore è sempre con noi, sempre a nostro favore. “Io sono”: questo è il Nome Santissimo che Dio consegnò a Mosè dal roveto ardente, rivelando la sua incrollabile fedeltà. Fatto uomo, Egli diventa per noi l’Emmanuele, fonte di grazia e perdono, di salvezza e di vita nuova. È per questo che, se non crediamo in Gesù Cristo, rimaniamo nel peccato e non solo moriamo noi, ma provochiamo la morte del prossimo. Cari fratelli, non possiamo credere in Gesù e promuovere la guerra. Non possiamo credere in Gesù e uccidere l’innocente ancora prima che nasca. Non possiamo credere in Gesù e abbandonare chi soffre, chi piange, chi fugge dalla miseria.
In aquesta nit, doncs, la Creu de Crist, que corona aquesta basílica, és la Creu dels últims, que es tornen els primers, dels pecadors que es tornen sants, dels morts que ressusciten. Les tres façanes de la Sagrada Família en donen testimoni: el Primer es fa el darrer per a nosaltres en el Nadal; amb el seu sacrifici ens redimeix mitjançant la Passió; la seva mort ens dóna la vida eterna fent-nos partícips de la glòria divina. En admirar la torre de Jesucrist, alcem la mirada cap a Ell, cap a Aquell que ens revela la veritat de Déu i la veritat de nosaltres mateixos. Mirant Crist podem veure el món amb ulls renovats: la torre de la creu es converteix aleshores en un estàndard de caritat, perquè Déu ens estima així, transformant un instrument de mort en signe d’esperança. En la creu de Jesús la nostra fe aconsegueix el cim, com professa la inscripció que es troba en la base de l’agulla: “Tu solus Sanctus, Tu solus Dominus, tu solus Altíssimus”. Aquesta creu brilla de dia, reflectint la llum del sol i brilla de nit, il·luminant la ciutat com un far obert al Mediterrani.
[Esta noche recordemos, pues, que la Creu de Crist, que corona esta basílica, és la Creu dels últims que se vuelven los primeros, de los pecadores que se vuelven santos, de los muertos que resucitarán. Las tres fachadas de la Sagrada Familia lo atestiguan: el Primero se hace el último por nosotros en la Natividad; con su sacrificio nos redime mediante la Pasión; su muerte nos da la vida eterna haciéndonos partícipes de la gloria divina. Al admirar la torre de Jesucristo, alzamos la mirada hacia Él, hacia Aquel que sólo nos revela la verdad de Dios y la verdad de nosotros mismos. Mirando a Cristo podemos ver el mundo con ojos renovados: la torre de la cruz se convierte entonces en estandarte de caridad, porque Dios nos ama así, transformando un instrumento de muerte en signo de esperanza. En la cruz de Jesús nuestra fe alcanza su culmen, como profesa la inscripción que se encuentra en la base de la aguja: “Tu solus Sanctus, Tu solus Dominus, tu solus Altissimus”. Esta cruz brilla de día, reflejando la luz del sol, y brilla de noche, iluminando la ciudad como un faro abierto al Mediterráneo.]
Sì, la luce di Cristo brilla nelle tenebre, anche se le tenebre non l’hanno accolta (cf. Gv 1,5.11). Tuttavia, questo rifiuto non fa mancare l’amore di Dio: «Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo —dice il Signore— allora saprete che Io Sono e che nulla faccio da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato» (Gv 8,28). È necessario passare attraverso la passione del Crocifisso per essere illuminati dalla gloria del Risorto: da sempre, infatti, il Padre insegna a dare la vita e il Figlio, che la riceve da Lui, la dà a tutti con la potenza dello Spirito Santo. Ecco perché proprio la croce è il segno luminoso del suo amore.
És la fe que dóna forma a les pedres i sentit a l’edifici que habitem junts. En la nostra pregària descobrim, per tant, el vincle originari de les coses amb Déu, creador del cel i de la terra: Ell és l’artista que ha imprès el seu esplendor en el cosmos. Creat a la seva imatge, l’home respon a l’obra de Déu amb el seu propi enginy: així es com l’artista converteix el talent en lloança i la creativitat en testimoni del mateix Creador. Com arquitecte ardent de fe, el venerable Antoni Gaudi va concebre aquests espais amb el desig de narrar els misteris de la vida del Senyor: d’aquesta manera ens ha proposat un pelegrinatge espiritual, que condueix a la trobada amb Crist nascut, mort i ressuscitat per nosaltres. Juntament amb Gaudí, de qui commemorem el centenari de la seva mort, recordem i donem gràcies en aquesta tarda a tots els promotors i benefactors, als artistes i als treballadors que cooperen en la construcció d’una obra mestra arquitectònica, que és també una eloqüent catequesi feta de pedres, colors i llum. En la saviesa, l’Església renova així la Biblia pauperum de les antigues catedrals, que són elles mateixes missatges d’evangelització d’una gran riquesa. En aquest temps de la imatge, resulta encara més evident com l’art i la bellesa son eminents canals d’evangelització.
[Es precisamente la fe la que da forma a las piedras y sentido al edificio que habitamos juntos. En nuestra oración descubrimos, por tanto, el vínculo originario de las cosas con Dios, creador del cielo y de la tierra: Él es el artista que ha impreso su esplendor en el cosmos. Creado a su imagen, el hombre responde a la obra de Dios con su propio ingenio: así es como el artista convierte el talento en alabanza y la creatividad en testimonio del mismo Creador. Como arquitecto ardiente de fe, el venerable Antoni Gaudí concibió estos espacios con el deseo de narrar los misterios de la vida del Señor: de este modo nos ha propuesto una peregrinación espiritual, que conduce al encuentro con Cristo nacido, muerto y resucitado por nosotros. Junto con Gaudí, de quien conmemoramos el centenario de su muerte, recordamos y damos las gracias esta tarde a todos los promotores y benefactores, a los artistas y a los trabajadores que cooperan en la construcción de una obra maestra arquitectónica, que es también una elocuente catequesis hecha de piedras, colores y luz. En su sabiduría, la Iglesia renueva así la Biblia pauperum de las antiguas catedrales, que son en sí mismas mensajes de evangelización de gran riqueza. En este tiempo de la imagen, resulta aún más evidente cómo el arte y la belleza son eminentes canales de evangelización.]
Estimats germans i germanes, la bellezza di questo tempio ci incoraggia a imparare sempre più dal nostro Maestro e Signore l’arte di vivere secondo il suo Vangelo. Mentre alzamos la mirada hacia Él, il Crocifisso Risorto, impegniamoci a sollevare il volto di chi giace nella polvere (cf. 1 Sam 2,8). E dimostriamo così che la Sagrada Familia è la chiesa più alta del mondo, non per distinguersi nelle classifiche mondane, ma per guidare i passi del popolo di Dio che pellegrina in Spagna, con la croce che illumina il cammino, come una lampada accesa nell’attesa del ritorno dello Sposo.
La benedizione della Torre di Gesù Cristo
Dopo la celebrazione della Messa, Leone XIV ha presieduto la cerimonia di benedizione della Torre di Gesù Cristo, la più alta delle diciotto torri progettate da Gaudí e l’elemento che corona definitivamente il profilo della basilica.
Durante la preghiera di benedizione, il Papa ha ricordato che Gesù Cristo è «principio e fine di tutte le cose» e ha chiesto che quanti contemplano la croce posta sulla torre possano raggiungere i frutti della redenzione.
Ha anche pregato per coloro che hanno lavorato alla costruzione del tempio e per tutti i pellegrini che trovano nella Sagrada Familia un luogo di preghiera, pace e incontro con Dio.
Al termine della benedizione, Leone XIV ha asperto con acqua benedetta i presenti e ha rivolto lo sguardo verso la croce che corona la nuova torre, in un gesto che ha evocato il motto del suo viaggio apostolico in Spagna: «Alzad la mirada».