La Segreteria del Sinodo si distanzia dal rapporto del Gruppo 9

La Segreteria del Sinodo si distanzia dal rapporto del Gruppo 9

La Segreteria Generale del Sinodo ha tentato di prendere le distanze dal controverso rapporto elaborato dal Gruppo di Studio 9 del Sinodo sulla Sinodalità, dopo la forte reazione provocata da un documento che include critiche all’apostolato Courage e testimonianze di persone che vivono in unioni omosessuali civili.

In dichiarazioni a Religión Confidencial, il team di comunicazione della Segreteria ha assicurato che i rapporti pubblicati “non possono essere attribuiti alla Segreteria Generale” e ha sottolineato che si tratta unicamente di “documenti di lavoro”. La precisazione arriva dopo diversi giorni di critiche da vari settori ecclesiali e dopo che Courage ha denunciato pubblicamente “calunnie” e “diffamazioni” nel testo.

Il rapporto, diffuso il passato 5 maggio, è stato coordinato dall’arcivescovo di Lima, il cardinale Carlos Castillo, nell’ambito dei lavori dedicati al discernimento di questioni dottrinali, pastorali ed etiche controverse nel quadro del processo sinodale.

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Roma tenta di ridimensionare la portata del documento

La Segreteria Generale del Sinodo ha spiegato che la sua funzione si è limitata “unicamente alla traduzione dei riassunti, all’editing dei rapporti e alla loro pubblicazione e diffusione”, insistendo sul fatto che i vari gruppi di lavoro hanno agito “in modo autonomo”.

Inoltre, l’organismo vaticano ha evidenziato che i testi pubblicati non portano nemmeno il logo ufficiale della Segreteria Generale, ma unicamente quello del processo sinodale, in un evidente tentativo di ridimensionare il peso istituzionale del contenuto diffuso.

La precisazione riflette il malcontento generato da un rapporto che è stato interpretato da numerosi settori della Chiesa come un nuovo tentativo di mettere in discussione indirettamente la dottrina morale cattolica sull’omosessualità.

Il rapporto ha provocato indignazione per le sue critiche a Courage

La principale controversia è sorta per un’appendice inclusa nel documento, dove appaiono le testimonianze di due uomini —uno statunitense e l’altro portoghese— che si presentano come “cattolici” sposati civilmente con altre persone dello stesso sesso.

Una di quelle testimonianze accusa implicitamente l’apostolato Courage di promuovere presunte “terapie riparative”, un’affermazione che il movimento ha respinto in modo categorico.

In un comunicato diffuso l’8 maggio, Courage ha qualificato il rapporto come “calunnia e diffamazione” e ha denunciato che nessuno dell’organizzazione è stato consultato prima di includere accuse così gravi in un documento legato al processo sinodale.

La polemica è aumentata ancora di più dopo le dichiarazioni del direttore esecutivo di Courage International, padre Brian Gannon, al National Catholic Register. Il sacerdote ha accusato il gruppo di studio di agire con “disonestà intellettuale” e ha denunciato che il rapporto ha escluso deliberatamente coloro che rappresentano fedelmente l’insegnamento della Chiesa.

“Il gruppo di studio sembra contraddire ciò che la sinodalità dice di cercare: una maggiore partecipazione di tutte le voci rilevanti”, ha affermato Gannon.

Critiche al messa in discussione della morale cattolica

Il direttore di Courage ha criticato duramente anche alcuni passaggi del rapporto che suggeriscono che il problema morale non risiederebbe nella relazione omosessuale in sé, ma nella “mancanza di fede in un Dio che desidera la nostra realizzazione”.

Di fronte a ciò, Gannon ha ricordato che la dottrina cattolica sulla sessualità “rimane immutata da duemila anni” e ha ribadito che la Chiesa insegna che gli atti sessuali al di fuori del matrimonio tra un uomo e una donna sono oggettivamente peccaminosi.

Il sacerdote ha sostenuto inoltre che presentare le relazioni omosessuali come un “dono di Dio” contraddice frontalmente il Catechismo della Chiesa Cattolica e l’insegnamento morale costante della Chiesa.

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