Nuovi documenti giudiziari pubblicati negli Stati Uniti hanno portato alla luce dettagli delle gravi accuse economiche e personali che pesano sul vescovo caldeo Bawai Shaleta, ex responsabile dell’eparchia caldea di Santo Tomás Apóstol, con sede a El Cajón, in California, e giurisdizione su gran parte dell’ovest statunitense.
Secondo quanto riferisce The Pillar, un ordine di arresto parzialmente declassificato conferma che il prelato è accusato di riciclaggio di denaro e appropriazione indebita, a seguito di un’indagine che ha rilevato la scomparsa di centinaia di migliaia di dollari appartenenti a conti ecclesiastici. Il caso ha finito per provocare l’accettazione della sua rinuncia da parte del papa Leone XIV lo scorso 10 marzo, lo stesso giorno in cui ha lasciato l’incarico anche il patriarca caldeo, il cardinale Louis Raphael Sako.
Più di 427.000 dollari scomparsi
L’ordine giudiziario sostiene che i sospetti sono iniziati a dicembre del 2024, quando sono state rilevate “discrepanze” nei conti bancari dell’eparchia e della cattedrale caldea.
Gli investigatori affermano che sono scomparsi circa 427.345 dollari da un conto destinato ad aiutare persone bisognose in un periodo di otto mesi.
Secondo l’accusa, Shaleta avrebbe organizzato un sistema per cui determinati pagamenti di affitto di proprietà ecclesiastiche venivano effettuati direttamente in contanti al vescovo stesso. Successivamente, venivano emessi assegni da un conto benefico della diocesi per coprire il denaro mancante in altri conti parrocchiali.
La documentazione giudiziaria sostiene che il contante ricevuto “non è mai stato reinserito” nei conti corrispondenti.
Viaggi, denaro in contanti e mancanza di documentazione
L’indagine segnala anche che il vescovo avrebbe ricevuto denaro in contanti relativo a viaggi ecclesiastici, messe perpetue e altre spese legate ad attività parrocchiali.
Quando le autorità hanno richiesto spiegazioni su quei fondi, Shaleta non sarebbe stato in grado di fornire documentazione che giustificasse la destinazione del denaro. In seguito ha assicurato che parte di quelle somme sono state consegnate a persone bisognose in Iraq, sebbene senza presentare prove aggiuntive, secondo quanto riportato nella dichiarazione giurata incorporata nel caso.
Il vescovo è stato arrestato lo scorso 5 marzo all’aeroporto di San Diego mentre tentava di lasciare gli Stati Uniti portando con sé più di 9.000 dollari in contanti e con un volo prenotato verso l’Europa.
Accuse di condotta personale impropria
Oltre alle accuse finanziarie, The Pillar ricorda che l’indagine vaticana ha anche affrontato presunte condotte personali improprie da parte del prelato.
Tra queste, il mezzo statunitense menziona presunti viaggi frequenti in un bordello di Tijuana legato a reti di sfruttamento sessuale e l’esistenza di una stretta relazione con una donna con cui condivideva un conto bancario e accesso libero alle rispettive abitazioni.
Shaleta nega le accuse e assicura di essere vittima di una campagna contro di lui promossa da settori della comunità caldea scontenti del suo governo pastorale.
L’ombra sul cardinale Sako
Il caso ha provocato inoltre forti tensioni all’interno della Chiesa caldea. Secondo The Pillar, il cardinale Sako avrebbe tentato di promuovere a Roma il trasferimento di Shaleta a un incarico amministrativo a Baghdad anche dopo l’inizio dell’indagine.
Sebbene il patriarca abbia riconosciuto di aver sollevato quella possibilità davanti a responsabili vaticani, ha assicurato di averlo fatto prima di conoscere pienamente l’ampiezza del caso.
Tuttavia, diverse fonti citate da The Pillar sostengono che il Vaticano disponeva già di rapporti dettagliati sull’indagine prima di quelle gestioni.
L’accettazione simultanea delle dimissioni di Sako e Shaleta è stata interpretata da numerosi osservatori come un gesto di malcontento della Santa Sede per la gestione interna dello scandalo.
Potrebbe affrontare 15 anni di prigione
Shaleta si è dichiarato non colpevole dei 16 capi d’accusa di riciclaggio e appropriazione indebita presentati contro di lui.
Attualmente è in libertà sotto cauzione di 125.000 dollari e sottoposto a controllo GPS in attesa del processo.
Se alla fine fosse condannato, potrebbe affrontare una pena fino a 15 anni di prigione.