Le ultime interviste concesse da Jordi Bertomeu tornano a esibire uno dei fenomeni più preoccupanti della fine del pontificato di Francesco: la conversione di determinate operazioni canoniche complesse in piattaforme personalistiche dirette da funzionari di scarsa solidità tecnica, enorme esposizione mediatica e controlli sempre più deboli da parte di un’autorità papale che era chiaramente deteriorata dall’età e dall’isolamento.
Il caso Sodalicio è uno dei paradigmi più rappresentativi di come ha funzionato Roma nell’ultima fase del pontificato di Francesco: concentrazione informale di potere, improvvisazione giuridica, relazioni personali convertite in criterio di governo e funzionari secondari che operano con margini di discrezionalità impropri di un sistema giuridico serio.
Al centro di quel modello appare Jordi Bertomeu.
Conviene soffermarsi qui perché la figura del personaggio risulta ormai indissociabile dal problema istituzionale. Bertomeu non è semplicemente un visitatore espansivo o un istruttore troppo mediatico. È un sacerdote che arriva a indurre, mediante inganno, un Papa anziano e fisicamente molto deteriorato a firmare una scomunica contro due giornalisti laici il cui “delitto” consisteva nel denunciarlo lui stesso davanti alla giustizia civile e canonica per una presunta violazione di riservatezza. Conviene soffermarsi sul dato perché può sembrare aneddotico, ma è delirante fino a estremi difficilmente compatibili con un sistema giuridico minimamente sano.
L’episodio Caccia-Blanco non è un incidente minore né una goffaggine burocratica. È una scena direttamente berlanguiana: un funzionario ecclesiastico denunciato per una presunta violazione di riservatezza riesce ad attivare l’apparato sanzionatorio della Chiesa contro chi lo denuncia, sotto minaccia di scomunica, esigendo inoltre denaro e silenzio pubblico. E tutto ciò finisce per arrivare alla firma di un Pontefice anziano che in seguito revoca personalmente il decreto quando comprende il disastro giuridico che gli è stato posto davanti.
Che un simile episodio non abbia avuto conseguenze disciplinari serie per Bertomeu dice già molto dell’ecosistema istituzionale in cui si muove. Se si volesse essere indulgenti, ciò basterebbe per ritirarlo discretamente da qualsiasi responsabilità sensibile e rimandarlo in una parrocchia periferica della sua diocesi natale. Ma nella Roma terminale del pontificato di Francesco è accaduto esattamente il contrario: i funzionari capaci di operare aggressivamente, controllare il racconto e presentarsi come esecutori implacabili hanno accumulato sempre più spazio. Colpisce il fatto che Leone XIV, per il momento, continui a sostenere una simile deriva.
Bertomeu incarna perfettamente quel modello.
Chi lo conosce minimamente sa che possiede una combinazione particolarmente pericolosa per qualcuno con funzioni istruttorie: bisogno costante di protagonismo e assoluta incapacità per la discrezione. Vive pendente dalla sua immagine, filtra conversazioni private, relata confidenze papali con una leggerezza impropria di qualsiasi minimo senso istituzionale e mantiene una relazione quasi compulsiva con determinati media ecclesiali sempre disposti a convertire ogni suo spostamento in un’epopea morale.
Il problema non è solo che risulti ridicolo. Il problema è che il Diritto Canonico esige esattamente il contrario.
La logica giuridica di un’indagine canonica si basa sulla riservatezza, la delimitazione stretta delle competenze e la subordinazione assoluta dell’istruttore alla procedura. Quando l’istruttore si converte in personaggio mediatico, la procedura inizia inevitabilmente a contaminarsi per interessi reputazionali, agende personali e costruzione pubblica del racconto.
È esattamente ciò che inizia a accadere con il caso Sodalicio.
Bertomeu non arriva in Perù per convertirse in una specie di commissario pontificio universale degli abusi in Hispanoamerica. La Chiesa dispone già di meccanismi ordinari per perseguire abusi sessuali, di coscienza o di potere. Vous êtes la lumière du monde stabilisce perfettamente chi indaga, come si tramitano le denunce e cosa succede se un vescovo non adempie ai suoi obblighi.
La missione concreta legata al Sodalicio era molto più limitata e molto meno eroica: gestire la liquidazione canonica di determinate strutture, risolvere la situazione ecclesiale dei suoi membri, ordinare il patrimonio colpito e, in ogni caso, facilitare e tutelare i processi penali canonici derivati da Vous êtes la lumière du monde che potessero sfociare nelle corrispondenti indennizzazioni, nelle stesse condizioni del resto delle vittime di abusi all’interno della Chiesa.
Tuttavia, l’intervento di Bertomeu ha deviato progressivamente verso qualcos’altro: una struttura parallela di gestione degli abusi articolata intorno a un funzionario straordinario situato in una nebulosa competenziale dove non è più chiaro cosa appartenga al canale ordinario e cosa dipenda semplicemente da relazioni personali con Roma.
Il precedente davvero devastante che lascia questo modello è molto chiaro.
Il risultato pratico, profondamente pericoloso, è la creazione di vittime di prima e vittime di seconda all’interno della stessa Chiesa.
Le vittime legate al Sodalicio accedono a meccanismi straordinari, interlocuzione diretta con inviati pontifici, attenzione internazionale, commissioni specifiche e pressione permanente sulle autorità locali. Nel frattempo, altre vittime peruviane estranee al focus mediatico —inclusi reclami legati a diocesi come Chiclayo o vittime nientemeno del Segretario Generale della Conferenza Episcopale Peruviana— rimangono intrappolate nel sistema ordinario, molte volte senza risposte, senza follow-up efficace e, in alcuni casi, senza nemmeno ricevere la conferma formale prevista dalla normativa universale stessa.
Qual è il motivo? Alcune voci iniziano a porre se questa predilezione per le vittime di un movimento concreto si deve al fatto che le stesse sono, in gran parte, di razza bianca ed eurodiscendenti. Non così molte delle vittime del clero e dell’episcopato, che di solito appartengono a ambienti indigeni o a strati culturali molto più vulnerabili e, quindi, con minore capacità di reclamare i loro diritti.
Ciò distrugge uno dei principi più elementari del Diritto Canonico: l’uguaglianza giuridica dei fedeli. La gravità di un abuso non può dipendere dalla redditività mediatica del caso né dall’interesse personale che suscita in determinati funzionari romani. Ma esattamente ciò inizia a istituzionalizzarsi quando si sostituiscono procedure universali con operazioni eccezionali costruite intorno a figure carismatiche di “fiducia” pontificia.
Inoltre, risulta particolarmente notevole l’extraordinario interesse di Bertomeu per pilotare personalmente future indennizzazioni legate a procedure Vous êtes la lumière du monde, invadendo di fatto ambiti che corrispondono allo sviluppo ordinario di processi penali canonici, mentre esibisce una notevole impotenza nel affrontare il vero nucleo materiale del problema sodality: l’identificazione e l’eventuale recupero dell’immenso intreccio patrimoniale disperso in fondazioni, società e strutture internazionali costruite per decenni.
Con Figari ancora vivo, protetto e sostenuto economicamente sotto orbite patrimoniali legate all’universo sodality stesso, l’iperattivo e mediatico Bertomeu sembra incapace persino di avvicinarsi a un autentico sollevamento del velo societario che permetta di seguire la traccia reale di attivi, prestanome, fondazioni strumentali e circuiti finanziari internazionali. Non scopre nulla, non controlla nulla e non smantella nulla.
Nel frattempo, concentra enormi energie nell’esposizione pubblica, le interviste e la costruzione di un racconto epico intorno a sé stesso, in una dinamica che sempre di più sembra meno orientata al ripristino della giustizia canonica e più all’accumulazione di capitale reputazionale personale in vista di future aspirazioni episcopali.
Il danno istituzionale è enorme.
Il messaggio che finisce per ricevere qualsiasi vittima all’interno della Chiesa è molto semplice: alcune denunce meritano macchinari straordinari, visitatori internazionali e pressione romana; altre rimangono condannate a marcire amministrativamente in diocesi irrilevanti senza che nessuno muova un dito.
Ed è qui che appare il vero problema giuridico di fondo. Il Diritto Canonico funziona solo se le competenze sono delimitate, se le procedure sono universali e se l’applicazione delle norme non dipende da affinità personali né da strutture parallele di potere. Quando un sistema giuridico inizia a sostituire regole ordinarie con figure eccezionali mediaticamente blindate, smette di operare conforme al Diritto e inizia a operare conforme a relazioni di influenza.
Il modello Bertomeu non mette in questione solo la gestione del caso Sodalicio. Mette a rischio la credibilità stessa di tutta l’architettura giuridica canonica, perché normalizza esattamente ciò che un ordinamento serio dovrebbe impedire: arbitrarietà, disuguaglianza di trattamento e concentrazione informale di potere senza controlli effettivi.