Leone XIV al Regina Caeli: «Il Signore non ci lascia soli nelle prove della vita: ci promette il Paraclito»

Leone XIV al Regina Caeli: «Il Signore non ci lascia soli nelle prove della vita: ci promette il Paraclito»

Nel suo primo Regina Caeli dalla finestra del Palazzo Apostolico Vaticano, il Papa Leone XIV ha centrato questa domenica la sua riflessione sull’amore di Dio come fondamento della vita cristiana e ha avvertito contro una visione legalistica della fede basata unicamente sul compimento dei comandamenti. Commentando il Vangelo dell’Ultima Cena, il Pontefice ha affermato che i cristiani non sono amati da Dio perché obbediscono, ma possono obbedire precisamente perché prima sono stati amati da Lui.

Leone XIV ha sottolineato inoltre che il vero amore cristiano non conosce condizioni né interessi e ha denunciato implicitamente le dinamiche di divisione e menzogna che contrappongono l’uomo a Dio e le persone tra loro. Dopo la preghiera mariana, il Papa ha espresso anche la sua preoccupazione per l’aumento della violenza nella regione africana del Sahel, specialmente in Ciad e Mali, e ha chiesto la fine di ogni forma di violenza.

Lasciamo le parole di Leone XIV dopo la recita del Regina Caeli:

Cari fratelli e sorelle, buona domenica!

Nel Vangelo di oggi, abbiamo ascoltato alcune parole che Gesù rivolge ai suoi discepoli durante l’Ultima Cena. Mentre trasforma il pane e il vino nel segno vivo del suo amore, Cristo dice: «se voi mi amate, osserverete i miei comandamenti» (Gv 14,15). Questa affermazione ci libera da un malinteso, cioè dall’idea che siamo amati se custodiamo i comandamenti: la nostra giustizia sarebbe allora una condizione per l’amore di Dio. Al contrario, l’amore di Dio è la condizione per la nostra giustizia. Custodiamo veramente i comandamenti, secondo la volontà di Dio, se riconosciamo il suo amore per noi, così come Cristo lo rivela al mondo. Le parole di Gesù sono dunque un invito alla relazione, non un ricatto né un mettere in dubbio.

Per questo il Signore ci ordina di amarci gli uni gli altri come Egli ci ha amati (cfr. Gv 13,34): è l’amore di Gesù che fa nascere l’amore in noi. Cristo stesso è il criterio, la regola dell’amore vero; colui che è fedele per sempre, puro e incondizionato. Colui che non conosce né il «ma» né il «forse», colui che si dona senza voler possedere, colui che dà la vita senza chiedere nulla in cambio. Poiché Dio ci ama per primo, anche noi possiamo amare; e quando amiamo veramente Dio, ci amiamo veramente gli uni gli altri. Avviene come con la vita: solo chi l’ha ricevuta può vivere, e così, solo chi è stato amato può amare. I comandamenti del Signore sono, quindi, una forma di vita che ci guarisce dagli amori falsi; sono uno stile spirituale, che è cammino verso la salvezza.

Proprio perché ci ama, il Signore non ci lascia soli nelle prove della vita: ci promette il Paraclito, cioè l’Avvocato difensore, lo «Spirito di verità» (Gv 14,17). È un dono che «il mondo non può ricevere» (ib.), mentre si ostina nel male che opprime il povero, esclude il debole e uccide l’innocente. Mentre, chi corrisponde all’amore che Gesù ha verso tutti, trova nello Spirito Santo un alleato che non viene mai meno: «Voi invece lo conoscete, —dice Gesù—, perché rimane con voi e sarà in voi» (ib.). Sempre e dovunque possiamo allora dare testimonianza di Dio, che è amore: questa parola non significa un’idea della mente umana, ma la realtà della vita divina, per la quale tutte le cose sono state create dal nulla e redente dalla morte.

Offrendoci l’amore vero ed eterno, Gesù condivide con noi la sua identità di Figlio amato: «io sono nel Padre mio e […] voi siete in me e io in voi» (v. 20). Questa comunione di vita così avvolgente smentisce l’accusatore, cioè l’avversario del Paraclito, lo spirito contrario al nostro difensore. Infatti, mentre lo Spirito Santo è forza di verità, questo accusatore è «padre della menzogna» (Gv 8,44), che vuole contrapporre l’uomo a Dio e gli uomini tra loro: proprio il contrario di ciò che fa Gesù, salvandoci dal male e unendoci come popolo di fratelli e sorelle nella Chiesa.

Cari amici, pieni di gratitudine per questo dono, affidiamoci all’intercessione della Vergine Maria, Madre dell’Amore Divino.

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