La Chiesa cattolica è abituata agli attacchi contro il suo insegnamento. La storia delle eresie nel corso dei secoli rivela gli sforzi incessanti di coloro che cercano di sostituire la dottrina cattolica con vari errori. A ciò che la Chiesa si è abituata solo recentemente è che questi attacchi provengano da alcuni dei suoi stessi pastori, specialmente dalle costanti dichiarazioni emanate dall’ufficio del Sinodo dei Vescovi.
L’ultima imposizione del Sinodo è il recente pieno sostegno allo stile di vita omosessuale contenuto nel Rapporto Finale del Gruppo di Studio Numero 9, intitolato “Criteri teologici e metodologie sinodali per il discernimento condiviso di questioni dottrinali, pastorali ed etiche emergenti”.
Questo rapporto tenta di screditare l’insegnamento cattolico sull’immoralità intrinseca degli atti omosessuali —e sul carattere disordinato dell’inclinazione omosessuale— qualificandolo come espressione di un “paradigma” obsoleto che non può più essere considerato valido per comunicare la volontà di Dio al suo popolo.
Il dizionario Merriam-Webster definisce “paradigma” come “un quadro filosofico e teorico di una scuola o disciplina scientifica all’interno del quale si formulano teorie, leggi e generalizzazioni, nonché gli esperimenti condotti per sostenerle”. Descrivere l’insegnamento cattolico utilizzando l’analogia di un quadro su cui si organizzano teorie ed esperimenti implica degradarlo dal regno della verità a quello di una semplice possibilità tra altre forme di presentare la rivelazione divina. Gesù Cristo disse: “Io sono la Via, la Verità e la Vita” (Jn 14,6). È quello un paradigma che ha bisogno di essere migliorato?
Il rapporto include due appendici in forma di interviste testimoniali. In esse appaiono due uomini cattolici —uno portoghese e l’altro statunitense— che si descrivono orgogliosamente come sposati con un altro uomo, nonostante la Chiesa cattolica insegni che tale cosa è impossibile. Perché il Sinodo dei Vescovi pubblicherebbe interviste con uomini che respingono l’insegnamento cattolico sulla natura del matrimonio, ispirato dallo Spirito Santo, come parte del suo tentativo di discernere l’azione dello Spirito Santo nella Chiesa di oggi?
Il Rapporto Numero 9 ci dà la risposta: il Sinodo considera il cosiddetto “matrimonio omosessuale” come una questione aperta:
Infine, ascoltando la Parola di Dio vissuta nella Chiesa, è necessario affrontare con parresia la questione attualmente ricorrente di se si possa parlare di “matrimonio” in relazione a persone con attrazione verso lo stesso sesso, equiparando la loro relazione all’unione coniugale eterosessuale senza riconoscere le differenze. Tra queste differenze vi è, principalmente, l’evidente impossibilità della procreazione per se legata alla differenza sessuale, rispetto alla quale le tecniche di riproduzione assistita pongono difficoltà aggiuntive.
Ancora peggio, il Rapporto Numero 9 considera l’intero insegnamento cattolico come suscettibile di cambiamento:
La missione della Chiesa non consiste nel proclamare astrattamente e applicare deduttivamente principi stabiliti in modo immutabile e rigido, ma nel favorire un incontro vivo con la persona del Signore risorto Gesù Cristo, coinvolgendosi con l’esperienza vissuta di fede del Popolo di Dio nella sua rilevanza personale e sociale, in relazione alle diverse situazioni di vita e ai molteplici contesti culturali. Solo la tensione feconda tra quanto stabilito nella dottrina della Chiesa e la sua pratica pastorale e le pratiche di vita in cui si verifica quanto stabilito, nell’esercizio della vita personale e comunitaria alla luce del Vangelo, esprime il dinamismo generativo della Tradizione: di fronte alla tentazione della sterile e regressiva ossificazione di principi e affermazioni, di norme e regole, indipendentemente dall’esperienza di individui e comunità.
Potrebbe l’“esperienza vissuta di fede del Popolo di Dio” prevalere sulla dottrina della fede? Benvenuti nell’abbraccio ecclesiale della “modernità liquida”, dove il realismo metafisico è abbandonato e la dittatura del relativismo e del soggettivismo sottomette tutto a una ridefinizione costante.
Ciò che è in gioco, come si comprende chiaramente, è il superamento del modello teorico che deriva la prassi da una dottrina “prefabbricata”, “applicando” principi generali e astratti alle situazioni concrete e personali della vita. Il compito, quindi, consiste nel riscoprire una feconda circolarità tra teoria e prassi, tra pensiero ed esperienza, riconoscendo che la riflessione teologica stessa procede dalle esperienze di “bene” iscritte nel sensus fidei fidelium.
Il Sinodo si è convertito nell’agente ufficialmente sponsorizzato dalla Santa Sede per la distruzione della dottrina cattolica, presentata e disprezzata come un insieme di principi deduttivi formulati in modo immutabile e rigido: affermazioni sterili, regressive e ossificate; dottrine “prefabbricate” che sarebbero semplici astrazioni e teorie.
Invece, ci si dice che dobbiamo ascoltare le “situazioni concrete e personali di vita”, perché “la riflessione teologica stessa procede dalle esperienze di ‘bene’ iscritte nel sensus fidei fidelium”.
La testimonianza del cattolico omosessuale statunitense —Jason Steidl, autore di LGBTQ Catholic Ministry, Past and Present, la cui fotografia apparve in copertina del The New York Times accanto al suo “marito”, essendo benedetti dal padre James Martin, S.J., il giorno dopo la pubblicazione di Fiducia supplicans— offre un’idea chiara di verso dove pensa il Sinodo che debba dirigersi la riflessione teologica basata sull’esperienza personale:
La mia sessualità non è una perversione, un disordine o una croce; è un dono di Dio. Ho un matrimonio felice e sano e fiorisco come cattolico apertamente gay. Mi ci sono voluti anni di preghiera, terapia e comunità affermativa per arrivare qui, ma ringrazio Dio per la mia sessualità e per il mio stato di vita… Essere un cattolico LGBTQ non è facile e molti giorni soffro per il danno che la Chiesa ha causato. Ma ho anche speranza. Sono stato testimone di una conversione durante il pontificato del papa Francesco a livello locale e universale della Chiesa, e spero di aiutare a costruire il corpo di Cristo che rifletta il ministero di guarigione e inclusione di Gesù.
L’ufficio del Sinodo ha deciso di pubblicare l’affermazione di un attivista dello stile di vita omosessuale secondo la quale “conosco molti sacerdoti che sono stati attaccati per aver sostenuto persone LGBTQ… ricevono le frecce dell’odio dell’omofobia”. È questa affermazione un esempio del “senso della fede dei fedeli”? O una ripudiata della fede di Cristo a favore dell’immoralità?
Questa sovversione distruttiva sponsorizzata dal Vaticano deve finire ora. Le anime stanno essendo messe in pericolo dalle false insegnamenti scandalosi propagati dal Sinodo. Il papa Leone deve rafforzare i fratelli nella fede ponendo fine a questo velenoso tradimento della verità di Dio.