Mons. Bux difende il recupero della «riforma della riforma» di Benedetto XVI di fronte alla crisi liturgica della Chiesa

Mons. Bux difende il recupero della «riforma della riforma» di Benedetto XVI di fronte alla crisi liturgica della Chiesa

Il teologo e liturgista italiano monsignor Nicola Bux, ex collaboratore di Joseph Ratzinger e consultore di vari dicasteri vaticani, ha difeso la necessità di recuperare la cosiddetta “riforma della riforma” promossa da Benedetto XVI e ha avvertito della profonda crisi liturgica e dottrinale che, a suo giudizio, attraversa la Chiesa dal periodo postconciliare.

In un’intervista concessa a AdVaticanum, Bux sostiene che i problemi attuali della Chiesa non si limitano a una discussione tra la Messa tradizionale e il rito riformato dopo il Concilio Vaticano II, ma riguardano la stessa comprensione della liturgia e del sacro.

“La crisi della liturgia e, quindi, della Chiesa, continua”, afferma.

Il sacerdote italiano considera che dopo la riforma liturgica successiva al Concilio si sia sviluppata una “ricerca patologica di novità” che ha finito per indebolire il senso del mistero all’interno della vita ecclesiale. Per questo, difende il recupero di elementi tradizionali come il silenzio liturgico, l’adorazione eucaristica, la comunione in ginocchio e la celebrazione orientata verso l’altare o la croce.

Speranza di fronte ai gesti di Leone XIV verso la Messa tradizionale

Bux interpreta inoltre come un segnale positivo le recenti parole e gesti di Leone XIV riguardo alla liturgia tradizionale, specialmente la lettera inviata ai vescovi francesi chiedendo soluzioni pastorali “generose” per le comunità legate alla Messa in rito antico.

A giudizio del teologo, il Papa sembra voler recuperare l’approccio promosso da Benedetto XVI in Summorum Pontificum.

“Ciò che le generazioni precedenti hanno considerato sacro rimane sacro e grande anche per noi”, ricorda citando Benedetto XVI.

L’ex consultore vaticano respinge inoltre l’idea che accettare il Concilio Vaticano II implichi assumere senza sfumature l’intera riforma liturgica successiva. Come spiega, persino Ratzinger riconosceva che determinate applicazioni concrete sviluppate dopo il Concilio potevano essere corrette o riviste.

Critiche alla Fraternità San Pio X e all’ecumenismo attuale

Interrogato sulla Fraternità Sacerdotale San Pio X, Bux riconosce che molti dei timori emersi dopo la crisi postconciliare erano comprensibili, sebbene consideri che il gruppo abbia finito per sviluppare una visione “museale” della Tradizione allontanandosi da Roma.

“Dove c’è Pietro, lì c’è la Chiesa”, sostiene.

Il liturgista italiano critica anche alcuni aspetti dell’ecumenismo contemporaneo, specialmente il messaggio inviato dal Papa a Sarah Mullally dopo la sua installazione come primazia anglicana di Canterbury.

Secondo quanto afferma, l’ordinazione delle donne è incompatibile con la dottrina cattolica e questo tipo di gesti genera sconcerto tra molti fedeli.

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Crisi di vocazioni e perdita del sacro

Infine, Bux attribuisce la crisi delle vocazioni sacerdotali in Occidente alla debolezza nella trasmissione della fede e alla crescente secolarizzazione della società.

Critica anche le cosiddette “unità pastorali”, promosse per riorganizzare le parrocchie di fronte alla scarsità di sacerdoti, e deplora la perdita progressiva di riferimenti tradizionali all’interno della vita liturgica e pastorale.

Per il sacerdote italiano, la vera rinnovazione della Chiesa potrà arrivare solo attraverso un recupero profondo del senso del sacro.

“La rinascita del sacro è la condizione per il rinnovamento della Chiesa”, conclude.

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