Il Capitolo Generale dell’Ordine Cartusiano si riunisce questo mese nella Grande Certosa, in Francia, per deliberare, tra gli altri affari, sull’approvazione di modifiche al Rito Cartusiano che successivamente saranno presentate al Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.
Secondo quanto è stato possibile apprendere attraverso il giovane liturgista britannico Calder Claydon —studente di Teologia presso la St. Mary’s University di Twickenham, prossimo a iniziare i suoi studi di specializzazione a Oxford su Liturgia e Culto—, le modifiche che saranno votate riguardano unicamente l’Ufficio Divino proprio dell’Ordine, e non il Missale Cartusiense, la cui ultima edizione è stata pubblicata nel 2021.
La notizia ha generato una certa inquietudine tra coloro che ricordano il noto aforisma applicato tradizionalmente all’Ordine Cartusiano —«Numquam reformata, quia numquam deformata» («Mai riformata, perché mai deformata»)— e temono che quel carattere inalterato possa ora essere influenzato. Tuttavia, Claydon considera che non ci siano motivi per una preoccupazione grave, e fornisce diversi dati per contestualizzare la questione.
Le modifiche previste
In base al dialogo intrattenuto da Claydon con il Priore di una delle certose europee, una delle ultime modifiche che saranno proposte a Roma consiste in un arricchimento dell’Ufficio di Pentecoste, che includerebbe «salmi speciali con le proprie antifone». Allo stesso modo, sono stati proposti piccoli cambiamenti nelle preghiere elaborate dopo il Concilio Vaticano II, con l’obiettivo di renderle «più fedeli alle fonti».
Il liturgista sottolinea che le modifiche che saranno votate sono nate dal seno stesso dell’Ordine Cartusiano, per cui è altamente improbabile che vengano elevate al Dicastero cambiamenti di carattere «subversivo» o «distruttivo» dell’Ufficio cartusiano.
Dialogo con il Dicastero e «romanizzazione»
Tuttavia, il dialogo con il Dicastero per il Culto Divino riguardo a questi libri liturgici è in corso da tempo. È probabile, avverte Claydon, che vengano introdotte inevitabilmente alcune «romanizzazioni» nella liturgia cartusiana, come già accaduto con il Messale.
Di fatto, certi cambiamenti nelle rubriche del Missale Cartusiense hanno già manifestato un desiderio di maggiore vicinanza alla liturgia romana, impiegando espressioni del tipo «essere nel seno del Rito Romano», formule che in precedenza non apparivano in modo così esplicito.
Si può sperare che le approvazioni da parte del Dicastero non si protraggano eccessivamente, dato che —a differenza di altre liturgie— quella cartusiana non ha subito cambiamenti sostanziali dopo la promulgazione del Novus Ordo Missae.
Preghiamo per i Padri Cartusiani in questi giorni in cui votano questioni di tanta importanza per la vita liturgica della loro venerabile Ordine.